VERSO L’ALBA – Prequel di “Dipingimi una Stella”

VERSO L’ALBA – Prequel di “Dipingimi una Stella”

Prequel inedito di “Dipingimi una stella” (in uscita lunedì 10 agosto)

Una stanza buia al Planetario, un cielo proiettato sulla cupola e uno sguardo capace di cambiare ogni cosa. Un piccolo tuffo nel passato per scoprire come tutto è iniziato tra Daniel ed Isabella…

Un’emozionante storia d’amore e di scienza — un piccolo assaggio di Science romance prima dell’uscita del racconto completo.

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Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi sono frutto dell’immaginazione dell’autrice o usati in modo fittizio. Qualsiasi analogia o riferimento a fatti, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è puramente casuale.

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Stati Uniti – Planetario locale di una cittadina di provincia dello Stato di New York… 7 anni prima.

La mia voce è un mormorio, con lo stesso rispetto che ho in un luogo sacro. «Osservate bene lo schermo. Cosa vedete?»

La sala circolare del Planetario si rischiara man mano che la luce del sole si alza sullo skyline della città.

In piedi davanti alla consolle ho fatto scendere il proiettore e avviato una sequenza di fotogrammi che non hanno mai visto prima. Da una parte dello schermo le stelle nel cielo notturno. Dall’altra i grafici e le equazioni che spiegano i movimenti dei corpi celesti.

Un mormorio generale si leva tra gli studenti. «Uau… Incredibile… Meraviglioso…»

Un ragazzo sbadiglia… Ma Isabella Reyes, la mia studentessa più brillante, è lì sulla sedia girevole, con un taccuino da disegno posato sulle gambe, la bocca aperta e lo sguardo fisso sullo schermo.

«Le stelle e la luna che vanno a dormire? La città che si sveglia? Un amore impossibile tra sole e luna, che non s’incontreranno mai?»

I ragazzi ridono.

«È la storia dell’universo… Una danza di luce e oscurità che si ripete dagli albori della vita. E… ?»

Uno studente alza la mano. «La rotazione terrestre? Il tempo che scorre via?» Si schiarisce la gola. «Ehm… L’inquinamento luminoso che avanza?»

Tossicchia e si guarda intorno, in cerca di aiuto da parte dei compagni. Ma nessuno fiata e hanno tutti lo sguardo rivolto altrove. Chi si guarda le scarpe, chi la volta del Planetario, chi il proiettore Zeiss al centro della sala… Pur di non incrociare il mio sguardo.

Mi scappa un sorriso. Mi diverto un mondo a metterli in difficoltà, a volte. «Un’osservazione corretta, signor Henderson. È quello che accade… Ma osservi bene le due metà dello schermo»

Afferro il puntatore laser e dirigo il fascio di luce verso la linea che divide in due il video. «Faccia finta che la metà a sinistra sia un quadro. Ho dipinto le stelle in cielo.» Faccio scorrere la luce dall’alto al basso, alla velocità di un bradipo. «A destra invece ho catalogato i colori di ogni singola pennellata. Che cosa ho scoperto?»

Il ragazzo scuote la testa e non parla.

Io abbasso il braccio e poso il puntatore sul piano della consolle.

Niente, nessuno fiata. Pretendo troppo da loro.

«Il lato sinistro è immediato, non ha bisogno di parole o numeri che lo spieghino.» La voce di Isabella è un sussurro. «Potrei perdermi tra quelle stelle che palpitano e brillano in cielo.»

Alzo lo sguardo di scatto, verso di lei ma i suoi occhi non si staccano dal fotogramma grezzo della volta celeste.

La guardo e i battiti del cuore mi accelerano, nella speranza di sentirle pronunciare parole che rendano giustizia a tutto il lavoro che sta dietro quei grafici e alle mie equazioni. «E il lato destro?»

Isabella aggrotta la fronte e picchietta la punta della matita sul suo blocco pieno di schizzi e appunti scritti. «È come aver vivisezionato una farfalla. Sai tutto di lei… ma ti manca…» Mi guarda dritta negli occhi e non completa la frase.

Sostengo il suo sguardo e le do tutta la mia attenzione. «Che cosa le manca, Isabella?»

Lei si guarda intorno e incontra lo sguardo di alcuni studenti, che ridacchiano. Le guance le avvampano. «La sua vitalità. Il mistero incomprensibile della vita.»

Lancio un’occhiataccia al gruppetto di sfacciati. «Ssh… Silenzio, non c’è nulla da ridere. La signorina Reyes ha fatto una riflessione interessante.»

Quelli sgranano gli occhi e ammutoliscono all’istante.

Mi rivolto verso Isabella e le tendo la mano. «Continui pure a spiegarsi.» E le abbozzo un sorriso per incoraggiarla.

Lei deglutisce e fa un profondo respiro. «Ecco… i suoi dati spiegano qualcosa di quello che accade in quei fotogrammi, Dottor Thorne. Ma non me  lo fanno percepire.»

Mi faccio serio e annuisco. Isabella ha espresso benissimo il suo dubbio. «È proprio così: un paradosso. Rimaniamo a bocca aperta di fronte alle stelle splendenti e questo mette in moto la nostra curiosità.» Intanto il sole all’orizzonte dello skyline sulla cupola del Planetario è sorto ed è tornata la luce in sala. Premo un tasto e spengo la consolle. «Studiamo l’universo ma così lo riduciamo a delle leggi, a delle equazioni. Barattiamo la poesia di qualcosa di immenso con delle prove scientifiche.»

Le sorrido ed emetto un profondo respiro, soddisfatto. Isabella è riuscita a comprendere il senso delle immagini, dei grafici e dei calcoli che ho proiettato sul doppio schermo.

Un uomo del personale di sala apre le pesanti tende di velluto e i ragazzi si alzano dalle loro sedie. C’è chi si precipita all’uscita, chi si attarda a chiacchierare, chi sventola la mano per richiamare l’attenzione di qualche amico. Passa un gruppetto di ragazzi e il campo visivo tra Isabella e me si  libera. Lei si mette sulle spalle il parka con il cappuccio e i nostri sguardi si incrociano, avvinti in un istante saturo di elettricità.

Una vocina mi dice che oggi ho parlato con la donna della mia vita.

Questo è assurdo, perché anche ieri sera, parlando con la mia nuova vicina di casa sul pianerottolo, ho avuto la stessa sensazione.  A 27 anni ci sta… Eppure non riesco a distogliere lo sguardo. E anche lei.

Tre ragazze le si avvicinano. Una le mette un braccio al collo, inclina la testa verso di lei e bisbiglia qualcosa. Le altre due si dispongono a capannello ad ascoltare. Lanciano un’occhiata fulminea verso di me, tornano a guardare Isabella e ridacchiano. Lei nega con la testa, seria. S’incamminano lungo il corridoio principale, avanzano un passo alla volta, in coda ad altre persone  e mi lanciano occhiate di sottecchi.

Per uscire devono passare accanto alla consolle. Io abbasso lo sguardo e armeggio con il mazzo di chiavi che ho appoggiato sul ripiano.

Faccio il distratto ma sento i loro commenti.

Una di loro dà una gomitata a Isabella. «È il ricercatore più brillante, giovane e carino della facoltà… e hai fatto colpo su di lui» le bisbiglia.

Lei scuote la testa. «Non dire stupidaggini.»

E un’altra, maliziosa, non lascia cadere la palla. «Oh, sì invece… E anche lui ha fatto colpo su di te.»

Isabella sbuffa, si stacca dal gruppo e mi si avvicina, decisa. Appoggia una mano sui pannelli di legno che ricoprono la consolle e cerca i miei occhi, con sincera curiosità. «E allora cosa bisogna fare? Stupirsi? Capire con le leggi dell’astrofisica?»

Le sue amiche escono nell’atrio, per non fermare la coda di persone che fluisce e io mi giro verso di lei. Ho gli occhi stanchi dopo due lezioni consecutive ma le sue domande hanno riacceso la luce nel mio animo e le sorrido. «Sono queste le domande che assillano scienziati, artisti e filosofi.» Mi stringo nelle spalle. «Mi dispiace, nessuno può risponderti.»

I suoi occhi s’incupiscono, delusi.

Sospiro. «Penso che una cosa non possa esistere senza l’altra. Dobbiamo trovare un punto di equilibrio, Isabella.» Mi piego con il busto verso di lei. «La scienza deve fare luce sul mistero dell’universo… E non può far svanire la meraviglia, perché anche dai calcoli più complessi nascono nuove domande.»

Lei annuisce, pensierosa.

Io alzo il mento, con sfida e la guardo dritta negli occhi. «Forse è proprio tra conoscenza e mistero che troveremo qualcosa di significativo.»

Un commesso mi appoggia la mano sul braccio. «Dottor Thorne, faccio entrare l’ultimo gruppo di studenti?»

Mi volto verso di lui e annuisco, mio malgrado. Sospiro di nuovo, l’alchimia di questo momento si è ormai dissolta e torno alla realtà.

Isabella si sistema la borsa a tracolla. «Sono venuta qui convinta che le equazioni fossero qualcosa di freddo. Ora torno a casa e le vedo come codici che svelano segreti. Grazie Dottor Thorne.» E mi stringe la mano.

«Daniel può bastare, altrimenti mi fai sentire vecchio.» E le strizzo l’occhio.

Lei apre il suo taccuino da disegno, stacca un foglio colorato a matita e me lo consegna. «Tieni, è per te.»

Lo prendo e lo guardo. Ci sono tante stelle scintillanti in un cielo vorticoso e impressionista, che mi ipnotizza lo sguardo tanto è bello. Sotto  le spirali di colori spunta un’equazione incompleta. «È il dipinto più ipnotico che io abbia mai visto, Isabella. Grazie…» Alzo lo sguardo ma lei non c’è più e sento già la sua mancanza.

Le lezioni in Università sono finite… la rivedrò ancora a qualche conferenza estiva qui al Planetario?

FINE

«Verso l’alba» – Prequel di «Dipingimi una stella», copyright © 2025 Simona Maria Corvese

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, l’adattamento, la diffusione o la memorizzazione digitale di questo testo sono severamente vietate con qualsiasi mezzo senza la preventiva autorizzazione scritta dell’autrice.

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