IL CAPITANO E IO – CONFIDENZE

Il Capitano e Io: Una Storia Vera di Riscatto, Cucina e Amore tra le Onde dell’Elba

Un’intensa storia vera di rinascita personale, passione gastronomica e sentimenti inaspettati nell’incantevole cornice dell’Arcipelago Toscano. Clelia, una talentuosa chef segnata da un fallimento professionale e dalla paura di mettersi nuovamente in gioco, lavora come semplice cameriera per nascondersi dai fantasmi del passato. La sua vita cambia quando l’incontro fortuito con Giacomo, affascinante e autorevole capitano di un imponente yacht a vela, le offre un’inaspettata occasione di riscatto professionale.

Sullo sfondo delle acque cristalline dell’Isola d’Elba, tra IL fascino di Portoferraio, cene a base di sapori toscani tradizionali e concerti di musica classica sotto le stelle alla Villa dei Mulini, Clelia intraprende un viaggio non solo geografico, ma soprattutto interiore. Tra imprevisti in cucina, confessioni a cuore aperto e il timore di abbandonarsi a un nuovo amore, la protagonista dovrà superare le proprie insicurezze per ritrovare la fiducia nelle sue capacità e la forza di aprirsi ai sentimenti.

Un racconto che celebra il coraggio di superare i propri errori, l’importanza della resilienza e la magia degli incontri capaci di cambiare il destino.

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IL CAPITANO E IO

Storia vera di Clelia D., raccolta da Simona Maria Corvese

Pubblicata sul n.35 – 27 agosto 2024 della rivista Confidenze

Guido, in piedi dietro il ricevitore di cassa, mi guarda e  scuote la testa. «Non so cosa ci fai in questo ristorantino a fare la cameriera, con il talento che hai in cucina.»

Ridacchio ma non rispondo. Mi allontano e vado al bancone vicino all’entrata. Lì manovro la macchina per il caffè e ne preparo uno anche per me.  Tra il mormorio e le esclamazioni di apprezzamento dei clienti, risuona alle mie spalle il campanello della porta d’ingresso, che si apre. Mi volto con la tazzina del mio caffè in mano e dall’altra parte del bancone mi si avvicina un uomo in jeans e polo azzurra chiara.

Si ferma accanto all’acquario con le aragoste e si guarda intorno. Si sfila lo zaino che ha su una spalla, estrae un paio di occhiali dalla sottile montatura di corno, li inforca e incrocia il mio sguardo.

Bevo un sorso di caffè  e punto il dito verso un tavolo libero in mezzo alla sala. «Si accomodi pure lì.»

Lui mi rivolge un sorriso affabile. «Oh no, mi scusi, vorrei parlare con Guido, il proprietario. Dove posso trovarlo?»

«È in cucina, glielo chiamo… lei è un critico gastronomico?»

Il suo sorriso si allarga, fino ad arrivargli agli occhi. «Sono il capitano del grande yacht a vela giù al porto. Il nostro cuoco si è infortunato e devo sostituirlo con un bravo chef che ci segua per tutta la crociera tra le isole dell’arcipelago toscano.»

Mi s’illumina lo sguardo. «Allora Guido è la persona giusta. È stato il mio insegnante alla scuola alberghiera molti anni fa e ancora oggi un mentore.»

Gli porgo la mano. «Molto lieta, sono Clelia… benvenuto.»

Lui me la stringe con una presa sicura, lancia un’occhiata fulminea al muro dietro il bancone e torna a studiarmi. «Molto lieto, Giacomo. Sei stata chef su quello yacht fantastico nella foto? Lo conosco.»

Guardo la foto che mi ha indicato, dove sono ritratta con la divisa di brigata e mi stringo nelle spalle, evasiva. «È stato tempo fa. Vado a chiamarti Guido.»

Mi volto e, con i battiti del cuore accelerati, mi affretto ad andarmene per evitare altre domande.

 

Alzo un sopracciglio. «Come sarebbe a dire? Dovrei andarci io a lavorare sullo yacht?»

Guido, con una mano appoggiata al bancone, abbassa fulmineo lo sguardo e si guarda i piedi. Sospira e torna a guardarmi. «La nostra cucina familiare piace e quest’estate avremo tanti turisti. Questa è la tua occasione per riscattarti, Clelia.»

Raggelo e arretro di un passo. «Sa del mio passato?»

Guido si sporge verso di me con un luccichio negli occhi. «Se vorrai glielo dirai tu. Io gli ho lasciato la mia referenza perché ti conosco bene.»

Incrocio le braccia. «Così inizio con il piede sbagliato: nascondo un segreto.»

Guido si stacca dal bancone e punta i pugni sui fianchi. «Devi reagire.»

Scuoto la testa. «È proprio questo il punto: è stata colpa mia. Quando glielo dirò, perderò la sua stima.»

Guido sbuffa. «Prima però avrà avuto modo di vedere quanto vali ai fornelli e come persona. Ha bisogno di una brava chef, Clelia.»

Alzo un sopracciglio e non ho altre parole per ribattere. Ho l’occasione di riscattarmi e affrontare le mie paure. Cosa faccio?

Se non accetto non mi riguadagnerò il rispetto come professionista e neppure la fiducia in me stessa e nelle mie capacità.

Annuisco. «Hai ragione: non posso continuare a nascondermi qui. Accetto.»

 

Apro la porta del forno e con il guantone sulla mano estraggo una teglia.

Alzo lo sguardo verso Giacomo e il sorriso che mi rivolge mi scalda il cuore. «Tu ci vizi. Anche il pane fresco sfornato sul posto! Se hai finito qui, vorrei presentarti il mio equipaggio sul ponte.»

Lo seguo su per le scale e ci andiamo a sedere insieme ai marinai in polo bianca e  bermuda beije sul lucido teak del ponte. Lui osserva molto in silenzio e parla poco. La sua voce calda e il suo tono pacato e sicuro trasmettono autorevolezza. Loro gli fanno rapporto con rispetto spontaneo e non lo interrompono mai.

Giacomo, seduto su una “Savonarola” pieghevole, con un braccio agganciato allo schienale, fa un respiro profondo e soddisfatto. «Adesso i vostri punti di forza e le debolezze della giornata.»

La brezza mi sferza i capelli e la schiuma delle dolci onde che s’infrangono contro lo scafo sprigiona un odore di salsedine.

Lo ascoltiamo tutti con grande interesse ma il marinaio alla mia destra mi da una leggera gomitata e mi mormora qualcosa. «Prego?»

I gabbiani in prossimità del molo garriscono e volano sopra di noi.

«Ho detto che è il miglior capitano con cui ho collaborato fino a ora.»

Mi piace lo stile di leadership di Giacomo: vuole la partecipazione attiva di tutto l’equipaggio e ottiene il meglio che ognuno riesce a dare.

Ogni tanto si sofferma a studiarmi per qualche secondo: non sfugge nulla ai suoi occhi.

Io sono l’ultima arrivata, comprendo che voglia farsi un’idea di me  ma alla responsabilità che mi sono presa si aggiunge la pressione dell’essere sotto la lente d’ingrandimento.

Le prime, buone impressioni che si danno sono importanti ma non servono a nulla se si nascondono segreti.

Mi rigiro l’orologio che ho al polso ed emetto una serie di brevi respiri per mantenere il controllo.

 

Le case di Portoferraio e le imbarcazioni attraccate alla Darsena Medicea si riflettono sullo specchio d’acqua. Non c’è vento e ondate di calore si sollevano dal cemento del molo, dove gli ultimi diportisti in costume da bagno riportano le barche. Una grossa gomena lega il nostro yacht a una bitta.

Le rifiniture cromate di bordo scintillano all’ultimo sole e io, dalla mia sedia sdraio sul ponte, socchiudo gli occhi e lascio filtrare i raggi tra le mie ciglia.  Gli alberi nudi si protendono verso il cielo e le corde sono ben legate alle pulegge. Mi lascio cullare dallo scafo che urta piano contro i piloni.

«Complimenti per il pranzo di stasera.» Giacomo aggira la mia sdraio e si siede su quella accanto. «Dopo quattro giorni a circumnavigare l’Elba e la tua impeccabile cucina toscana, non potrei essere più soddisfatto. Ti confesso però che non ho mai gustato prima i pici al sugo bianco di pesce.»

Volto la testa verso di lui e gli sorrido. «La ricetta proviene da un vecchio libro di bordo del senese: per questo non è molto conosciuta.»

Lui guarda la rada, silenzioso ma torna subito a lanciarmi una rapida occhiata. «Ti voglio su questo yacht come personale fisso. D’estate è noleggiato per crociere in tutto il mediterraneo ma il resto dell’anno abbiamo altre destinazioni.»

Rido. «Non lavoro più sugli yacht di lusso. Questa è un’eccezione per fare un favore a Guido.»

«Non capisco… sei un’ottima chef: puoi cucinare quello che vuoi, ovunque. Perché hai smesso di lavorare sugli yacht a vela?»

Stringo il bracciolo della sdraio. Sono pronta ad ammettere il mio errore ma temo che sia troppo tardi per farlo. «C’è qualcosa che non sai. So che dopo non mi stimerai più ma ti devo la mia sincerità, Giacomo.»

Lui sgrana gli occhi, meravigliato e si stacca dallo schienale per sporgersi verso di me.

Deglutisco a fatica. «Ho sovrastimato le mie capacità e mi sono impegnata in un lavoro che non sono stata capace di portare a termine.» Ho un nodo in gola.   «Ho commesso l’errore di non verificare a sufficienza la reputazione di un fornitore per una crociera, prima d’ingaggiarlo per conto dei proprietari dello yacht.»

Lui alza un sopracciglio e l’espressione del suo viso si fa tesa. «Cosa è accaduto?»

«La fornitura non è mai arrivata. Ho perso il lavoro e la mia reputazione è rimasta distrutta.»

Abbassa lo sguardo a guardarsi le mani ed emette un profondo respiro. «Mi dispiace, davvero.»

Rimango a bocca aperta e lo guardo, incredula. «Non mi aspettavo la tua comprensione.»

La sua voce si fa più calda. «Non devi permettere che un errore governi il resto della tua esistenza. E quello che fai ora, qui su questo Yacht, è un ottimo lavoro.»

Allento la presa sul bracciolo e, travolta dal sollievo,  una sensazione di calore si diffonde nel mio petto.   Condivido con lui un intenso contatto visivo. «Grazie. Credevo che avrei perso anche questo lavoro, dopo averti confessato il mio errore.»

Mi sorride e il suo tono diventa premuroso.  «Senti, ho notato che in cucina ascolti spesso musica classica. Domani sera c’è un concerto per archi e pianoforte, nel giardino della Villa dei Mulini. Ci andiamo?»

Le ultime note del Trio per violino, violoncello e pianoforte n. 1 op. 63 di Schumann risuonano nell’aria umida della notte. Qualche istante di silenzio attonito e poi l’applauso fragoroso del pubblico.

Giacomo e io ci alziamo dalle nostre sedie nelle prime file e ci facciamo largo tra la folla vociante che commenta il concerto.

Lui cammina accanto a me. «Bel concerto. Vai spesso anche tu ad ascoltarli?»

Al primo piano della villa un’imposta verde malchiusa cigola al soffio della brezza e lascia intravedere la luce di un lampadario.

Alzo lo sguardo al cielo, incrostato da miriadi di stelle scintillanti e pondero la risposta. La luna fa capolino attraverso i rami dell’antico leccio. «Ci andavo con il mio ragazzo. Abbiamo avuto una relazione a distanza ma lui si è innamorato di una ragazza della sua città e abbiamo rotto. Non è stato un periodo facile quello che ne è seguito.»

La brezza marina smuove le foglie della palma in un dolce fruscio che accarezza anche le mie braccia nude e porta fino a noi il delicato profumo dei fiori della Carissa, candidi e stellati. Tra i suoi cespugli si intravedono alcuni frutti fucsia, grandi come prugne.

Giacomo ridacchia. «Ti capisco. La mia ragazza invece aveva un amico d’infanzia. Mi assicurava che erano solo amici ma lungo la strada sono diventati qualcosa di più e ora sono sposati.»

Gli poso una mano sul braccio. «Grazie, mi sento meglio a sapere che qualcuno mi comprende. E come è nata la passione per il mare?.»

Un guizzo impertinente si accende nei suoi occhi. «Per opposizione! Mio padre e mio fratello sono piloti dell’aereonautica militare. Io sono la pecora nera della famiglia: li ho delusi ma il mio elemento è l’acqua» Si ferma accanto alla statua di Minerva e mi guarda dritto negli occhi. «Ho dimostrato loro di riuscire a realizzarmi nel lavoro che amo e, a distanza di anni,  le voci concitate dell’equipaggio che mette in moto lo yacht, il rumore dell’ancora che leviamo e quello delle vele issate che sventolano, mi fanno venire ancora un brivido lungo la schiena.»

Lo guardo con stima. «Ammiro la tua determinazione a realizzare il tuo sogno, contro il volere della tua famiglia.»

Continuiamo a camminare fino al parapetto del bastione che si affaccia sullo strapiombo e ci fermiamo di fronte al grande stemma con l’aquila imperiale. Piccole onde increspano la superficie del mare, illuminata dalla luce della luna, digradata dall’oro al bianco.

Lui mi sorprende con una carezza sulla guancia, che mi fa arrossire.

Provo qualcosa per Giacomo ma non voglio ferirlo, perché alla fine di questa breve crociera tornerò a lavorare al ristorante di Guido. Anche nei suoi occhi leggo coinvolgimento ma non voglio impegnarmi in una nuova relazione.

 

Giacomo si affaccia sorridente alla porta della cucina. «Clelia, mi daresti un bicchiere d’acqua?»

Io siedo nella zona pranzo, con i gomiti appoggiati al piano del tavolo e la testa tra le mani. Avverto la sua voce a scoppio ritardato e alzo lo sguardo verso di lui.

Giacomo perde il sorriso. «Cos’è successo?»

Mi alzo e incrocio le braccia. «Il fornitore di pesce si è tirato indietro. Ne devo trovare un altro per la cena di domani. Mi sembra di essere ripiombata nell’incubo di qualche anno fa.»

Lui mi si avvicina e mi mette una mano sulla spalla. «No, è un’altra situazione, Clelia: ti ha avvertito per tempo, non è sparito senza dire nulla. Stai tranquilla: sono certo che ce la farai a trovarne un altro.»

Si china verso di me e si avvicina alle mie labbra ma io gli poso lieve la mano sul petto e scuoto la testa. «Non posso entrare in una relazione romantica di lungo termine, Giacomo. Siamo onesti: quanto ci metteresti a stancarti di me? »

Lui si stacca, lento, da me e fa un passo indietro. «Questo contrattempo ti ha innervosita: ora non sei nello stato d’animo per parlare di queste cose. Mi dispiace però che pensi questo di me.» Si volta e se ne va, incapace guardarmi.

Mi accascio con la schiena alla panca, le spalle curve e la testa bassa. Non sono riuscita a essere all’altezza della situazione. Ho accettato questo lavoro per risolvere un problema a Giacomo ma mi sono fatta prendere dall’ansia di fronte a un imprevisto. Sono una chef professionista e sono capace di fronteggiare questo intoppo. Non mi capacito però di aver respinto Giacomo. Lui mi piace e ho avuto un assaggio di quello che è l’amore giusto per me: anche se ora so quanto sia dolce, lo devo sfuggire se voglio risparmiarmi un’altra delusione.

Prima di tutto la cena. Afferro il cellulare e compongo il numero. «Dario, un fornitore mi ha piantata in asso e devo cucinare una cena per domani sera. Riesci a procurarmi il pesce che mi serve per domani mattina?»

 

Giacomo mi si avvicina al buffet sul ponte. «Complimenti per la cena, Clelia. Ero certo che saresti riuscita a cucinare un altro menù dello stesso livello.»

Lo guardo dritto negli occhi e i battiti del cuore mi accelerano. «Scusami per quello che ti ho detto ma ho cominciato a provare qualcosa per te e avevo paura che tu ti saresti stancato di me.»

Lui mi sfiora il braccio e scuote la testa. «Anch’io ma non devi scusarti. Ho capito subito che eri la donna che ho atteso per tutta la vita.»

Si china verso di me ma sono io a colmare la distanza che ci separa per baciarci.

La tensione che ho alle spalle si scioglie e gli occhi mi si inumidiscono. «Tu sei riuscito a far breccia nella fortezza di solitudine in cui mi ero chiusa e ora guardo al mio futuro con ottimismo e fiducia.»

Ho messo da parte le aspettative non realistiche che avevo su me stessa e le ho sostituite con obiettivi raggiungibili: così ho riguadagnato la fiducia in me stessa. Ho accettato anche i miei sentimenti e desideri repressi e grazie a lui ho imparato a esprimerli. Ora sono in pace con il mondo e posso essere davvero felice con Giacomo.

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IL CAPITANO E IO – Q&A

Parte 1: Domande Generali sulla Storia

  • Qual è l’ambientazione principale della vicenda?

La storia si svolge prevalentemente a bordo di uno yacht a vela in navigazione attorno all’Isola d’Elba, con tappe significative nei luoghi storici di Portoferraio, tra cui la Darsena Medicea e la Villa dei Mulini.

  • Come si incontrano Clelia e Giacomo?

Si incontrano nel ristorante di Guido, dove Clelia lavora come cameriera. Giacomo vi entra in cerca di uno chef per sostituire il cuoco del suo yacht, rimasto infortunato prima della crociera.

  • Qual è l’imprevisto lavorativo che sblocca l’intreccio?

Durante la crociera, il fornitore di pesce si tira indietro all’ultimo momento per la cena del giorno successivo. Clelia affronta la situazione d’emergenza contattando un nuovo fornitore (Dario) e risolvendo il problema con successo.

  • Che ruolo gioca Guido nella vita di Clelia?

Guido è l’ex insegnante della scuola alberghiera e mentore di Clelia. Svolge un ruolo di catalizzatore: spinge la protagonista ad accettare l’incarico sullo yacht per farla uscire dal suo “nascondiglio” e farle riacquistare fiducia.

Parte 2: Approfondimento Psicologico dei Personaggi

Quale trauma condiziona le scelte e il comportamento di Clelia?

Clelia soffre del peso di un fallimento passato: in precedenza non aveva verificato la reputazione di un fornitore, causando la mancata consegna delle merci e la perdita del lavoro su uno yacht di lusso. Questo evento ha distrutto la sua autostima, portandola a sviluppare il timore del giudizio altrui e la tendenza a isolarsi.

  • Come si manifesta la leadership di Giacomo e che impatto ha sugli altri?

Giacomo adotta uno stile di leadership partecipativo, calmo ed empatico. Ascolta l’equipaggio, ne valorizza i punti di forza e ne analizza le debolezze senza giudicare. Questo approccio rassicurante permette a Clelia di sentirsi compresa e di smantellare gradualmente le sue difese.

  • Perché Clelia inizialmente respinge le attenzioni romantiche del Capitano?

Il rifiuto nasce dalla paura della vulnerabilità e dalla convinzione di non essere “all’altezza”. Clelia proietta la sua insicurezza professionale sul piano emotivo, temendo che Giacomo possa stancarsi di lei o che una nuova relazione possa portarle un’altra delusione amorosa (come quella vissuta con l’ex fidanzato).

  • In che modo la figura della “pecora nera” accomuna Giacomo e Clelia?

Sebbene provengano da percorsi differenti, entrambi hanno vissuto la sensazione di deludere le aspettative: Giacomo ha rifiutato la tradizione di famiglia nell’Aeronautica per seguire la passione del mare, mentre Clelia ha subito la caduta della propria reputazione. Questa condivisa esperienza di riscatto e determinazione crea una profonda sintonia valoriale tra i due.

 

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