L’IMPERATRICE DEI CARUGGI estratto

“Questa storia (e il brano che ti presento) è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, luoghi ed eventi realmente esistiti
è rielaborato dall’immaginazione. Gli altri nomi, personaggi, luoghi ed eventi sono prodotto della creatività dell’autrice e ogni rassomiglianza con eventi, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è puramente casuale”.

“Le cose non sono sempre come sembrano”.

Questa è la frase che descrive meglio l’estratto della mia storia, “L’imperatrice dei caruggi”, che voglio condividere con voi.

Simona

Nota: Palazzo Dorsi è un nome di finzione, che ha creato la mia immaginazione.

Genova, in un palazzo dei Rolli del centro storico, maggio 1842

La sera della festa a Palazzo Dorsi tutto il centro storico di Genova era illuminato a giorno. Si era nel pieno dei festeggiamenti per le nozze dell’erede al trono, Vittorio Emanuele con Maria Adelaide d’Asburgo – Lorena. I nobili facevano a gara a organizzare feste sontuose nei palazzi più belli della città. Anche i Padri Gesuiti ne avevano organizzata una e avevano invitato i nobili, i cui figli frequentavano il loro collegio.

Di fronte a un buffet di torte e pasticcini Florian conversava con Donna Teresa. “Così la vostra pupilla ci allieterà questa sera con il suo violino?” Afferrò uno dei confetti sparsi sulla tovaglia dai ricami preziosi e le sorrise rilassato.

Un cameriere porse a Donna Teresa un vassoio colmo di pasticcini e lei ne prese uno. “Sì, Elodie appartiene a una famiglia nobile ma decaduta, come la vostra, Florian. È cresciuta in orfanotrofio negli ultimi anni, fino alla maggiore età e ora è lei a occuparsi dei bambini”. Il suo sguardo vagava per la sala, senza mai fermarsi troppo a lungo su una persona o un oggetto.

Florian la guardò incredulo. Rimase qualche istante senza parole e per poco non ingoiò il confetto che stava masticando. Deglutì a fatica. “Una nobile in orfanotrofio? Come è potuto accadere?”

Donna Teresa era sempre educata nell’esprimersi ma anche molto lucida. Si sistemò il cameo appuntato al nastro di velluto nero che le cingeva il collo, soppesando le parole da usare. “Anche voi siete finito in mezzo a una strada, mio caro”. La sua franchezza espressa con garbo non era mai fuori luogo.

“Sì ma perché mio padre ha perso tutto con i suoi debiti di gioco d’azzardo”.

Florian era rimasto con il bicchiere di champagne che teneva in mano a mezz’aria. Non riusciva a immaginare come la famiglia di Elodie potesse essere caduta in disgrazia.

Intorno a loro anche gli altri invitati chiacchieravano e bevevano.

“Su di loro c’è un mistero, in realtà” Donna Teresa aprì il suo ventaglio di seta nera dipinta a mano, si fece un po’ d’aria poi riprese a parlare “Cinque anni fa sono stati accusati di voler attentare alla vita del Principe Ereditario e di essere anche in possesso di una lista di cospiratori”.

Una lieve brezza notturna soffiò attraverso le finestre aperte e portò dalle cucine del palazzo il profumo di dolci e torte appena sfornati.

“Ed era vero?”. Florian non si scompose di fronte a quella rivelazione. Lavorava nei servizi segreti da più di dieci anni e quegl’intrighi o misteri erano all’ordine del giorno.

“Fu sventato un attentato ai danni del Principe e i genitori di Elodie venero accusati di essere i mandanti ma non si trovarono mai le prove. Poco dopo vennero assassinati nella loro carrozza, di ritorno da un viaggio”. Donna Teresa aveva preso a smuovere l’aria con il ventaglio in modo frenetico e il suo tono di voce si era fatto concitato.

Florian la guardò dritto negli occhi. “Sono storie che ho già sentito tante volte. Spesso architettate ad arte”. Sentiva di doverle anche lui franchezza. Nel suo intimo desiderò rendersi utile con la sua esperienza investigativa per dare una svolta a quella situazione e rispondere alla tacita richiesta d’aiuto di Donna Teresa.

“Voi siete un uomo molto intelligente, Florian. La lista dei cospiratori di cui avrebbero dovuto essere in possesso i genitori di Elodie, non fu mai trovata”.

Florian rise di gusto “Ovvio, avrebbe potuto provare che facevano parte dei cospiratori… ma anche il contrario!”. La sua voce era diventata ironica.

“Questo mistero rimarrà per sempre irrisolto e i cari di Elodie si sono portati la verità nella tomba”. Con lentezza Donna Tresa si voltò di lato. Il suo  sguardo era perso verso la sala: erano entrati  dei camerieri con altri vassoi di dolci e avevano attirato le esclamazioni degli invitati. Li appoggiarono con garbo su una lunga tavolata, la cui tovaglia era cosparsa di briciole, poi si allontanarono con discrezione.

Donna Teresa tornò a dare attenzione a Florian, rivolgendogli un sorriso nervoso. Chiuse il ventaglio e lo strinse forte tra le mani “… ma non ho mai creduto, neppure per un attimo, che fossero dei cospiratori. Li conoscevo bene. Erano persone integerrime, con valori alti, fiere della grandezza di Genova ma fedeli alla corona”.

“Peccato che il disonore  caduto su di loro abbia colpito anche la ragazza. Possibile che nessun nobile sia stato disposto a prenderla con sé? A quindici anni aveva ormai ricevuto l’educazione che si da a una nobildonna”.

Le candele accese sui candelabri scintillavano e diffondevano luce in tutto il locale. “Donna Teresa, le spiace se ci allontaniamo da qui? Queste luci emanano molto calore” e la invitò con un gesto della mano ad allontanarsi dalla loro posizione.

“Certamente”

Si avvicinarono alla finestra aperta che dava sul giardino tra i tetti dei due edifici del palazzo e presero una boccata d’aria fresca notturna.

“Furono confiscati tutti i beni della sua famiglia. Elodie non ha più nulla e nessun nobile vuole maritare una ragazza senza dote e macchiata dal disonore della famiglia”.

Donna Teresa lesse negli occhi di Florian la domanda che stava per farle e lo precedette. “Le ho proposto di venire ad abitare da me a Palazzo Spinoli ma è orgogliosa e non vede di buon occhio mio figlio. Ormai guarda con diffidenza tutti i nobili”. Scosse la testa, frustrata e interruppe per qualche istante il contatto visivo con Florian.

“Comprensibile: in ognuno di loro vedrà i possibili cospiratori della lista scomparsa. Come fidarsi?”. Florian condivise con Donna Teresa un sorriso giocoso.

L’anziana signora notò che stava ridendo solamente con gli occhi. Una caratteristica che aveva anche suo marito, scomparso da poco più di un anno.

“L’unico aiuto che accetta da me sono gli ingaggi che le procuro per esibirsi con il suo violino nelle case dei nobili. Le donazioni che riceve con i suoi concerti sono una buona fonte di sostentamento per l’orfanotrofio. Elodie è una virtuosa, sa? A dieci anni, per un intero anno è stata allieva di Paganini. È stato lui a far sbocciare il suo talento”.

“Non avrebbe potuto ricevere un’educazione musicale migliore” Florian rimase a bocca aperta per quella rivelazione “L’ascolterò con molto piacere allora quando suonerà questa sera”. Nella sua voce c’era stata incredulità però. Solamente dopo averla sentita suonare avrebbe capito se era veramente così brava come si diceva.

Proprio in quel momento venne annunciata Elodie e Florian si voltò in direzione del palco che era stato allestito all’altro capo del salone delle feste, dall’alto soffitto affrescato. Sul fondale del palco era stata allestita anche una scenografia con una scena bucolica.

Donna Teresa gli si avvicinò, bisbigliando nel brusio generale della sala, prima che calasse il silenzio. “Vorrei presentargliela a fine concerto. Voi due avete molto in comune: due famiglie decadute, la tenacia e l’orgoglio”.

Florian, che si era sporto verso di lei per ascoltarla senza esprimere giudizi,  le sorrise con gli occhi che ridevano. A ogni festa le nobildonne con figlie in età da marito gli presentavano le loro ragazze e figliocce. Donna Teresa lo aveva comunque incuriosito con quella storia e ormai desiderava anche lui conoscere Elodie. “Grazie, molto volentieri, Donna Teresa”.

Il silenzio calò nel salone delle feste e Florian scorse Elodie, in lontananza. Troppo per distinguere i tratti del suo volto. La vide raccogliere la concentrazione per qualche secondo: emanava carisma anche senza suonare. Cominciò a suonare e Florian chiuse gli occhi per concentrarsi il più possibile sulla musica: riconobbe immediatamente la sua bravura. “Donna Teresa non ha esagerato nel definirla una virtuosa. Il talento c’è davvero e anche la Divina Provvidenza esiste” pensò “ ha potuto studiare sotto la guida di un grande maestro quando i suoi genitori erano ancora in grado di sostenerla negli studi”. Rabbrividì “Cielo, se lo scandalo avesse colpito la sua famiglia solo qualche anno prima, questa ragazza non avrebbe potuto studiare e far crescere il suo genio musicale”.

L’ esibizione culminò con una sorprendente interpretazione del Capriccio n.24 di Paganini. Elodie aveva suonato splendidamente un programma difficilissimo che solamente un virtuoso era in grado di eseguire. Gli applausi che ricevette dopo ogni brano furono tutti fragorosi. “Un successo più che meritato, Donna Teresa”. Florian si chinò verso la nobildonna per farsi sentire “Non credevo che la vostra pupilla avesse un talento così maturo.  Merita di esibirsi nei migliori salotti della nobiltà e anche di essere sostenuta da mecenati. Conosco dei nobili a Vienna che sarebbero felici di invitarla”.

Donna Teresa sorrise, con gli occhi che le brillavano “Ero certa che vi avrebbe colpito. Elodie è apprezzata come violinista virtuosa nei salotti genovesi ma  può ambire a far conoscere il suo talento nei migliori salotti d’Oltralpe”.

Elodie non fece in tempo a scendere dal palco, che persone entusiaste l’avvicinarono. I tacchi delle nobildonne, che indossavano i loro abiti più belli e collane di pietre preziose, risuonavano sul  pavimento in marmo.

“Complimenti, cara, lei suona come un angelo!”.

Elodie sorrideva loro “Il capriccio n.24, come tutti i capricci di Paganini non è proprio angelico. Se le suonassi altri capricci mi crederebbe un angelo caduto!”.

Alle sue impertinenti affermazioni le dame che la circondavano reagivano con imbarazzo e silenzio. I nobiluomini invece ridevano. Gli occhi di  Elodie erano illuminati da un bagliore interiore e da un luccichio di malizia.   Si divertiva a scandalizzare le signore, a indossare pubblicamente una maschera da ribelle, che in realtà non le apparteneva. Era solamente una ragazza spaventata dalla condizione precaria in cui viveva e dal futuro di solitudine, dal quale al momento non intravedeva possibilità di riscatto.

“Quando verrà a cena a casa nostra? Le presento mio figlio: vorrei che gli desse lezioni private di violino. La invitiamo a tenere un concerto nel nostro palazzo: le presenteremo anche altri nobili della nostra cerchia”. Tutti la tiravano per le maniche per ottenere la sua attenzione e lei, ormai abituata a quelle reazioni dopo i concerti, ascoltava tutti con pazienza.

“Le presenteremo altri nobili della nostra cerchia…” Elodie non poté fare a meno di notare quell’affermazione “… già, io per voi non sono più una nobile…”

Florian, dall’altro capo della sala, fece per avvicinarsi a lei insieme a Donna Teresa ma fu intercettato da un capannello di nobili, che lo fermò.

“Conte Berger, da quanto tempo mancava da Genova. Che cosa la ha portata qui oltre ai festeggiamenti per le nozze dei reali?”. Florian riconobbe la voce del  conte Spinoli, un uomo di grande cultura e dotato di un’intelligenza finissima. “Permettetemi di presentarvi un mio caro amico” si voltò verso un nobile alla sua destra e introdusse Florian. “Il conte Florian Berger è un investigatore molto abile. I suoi servigi non sono richiesti solamente dai Savoia e dagli Asburgo ma anche dai nobili per missioni private. Affidarsi a lui è garanzia di successo, qualunque cosa si voglia ottenere: informazioni, ritrovamenti di persone scomparse o di refurtive rubate”.

L’amico sgranò gli occhi, impressionato. Il conte Spinoli sogghignò “Nessuno è però a conoscenza della sua doppia identità di agente segreto, al servizio dell’intelligence delle due monarchie. Nessuno tranne me e pochi altri collaboratori dell’intelligence internazionale”.

“Sono qui per affari, conte Spinoli”. Florian gli rivolse un sorriso di cortesia e abbassò deliberatamente la testa verso il conte, per studiarlo ma con il corpo prese le distanze da lui.

“Bene allora dovrete curare anche gli affari di casa vostra e proteggerla dai ladri”. Evitava di guardarlo dritto negli occhi e ostentava una forzata nonchalance per evitare di essere notato.

Nell’aria arrivava a ondate il profumo dei fiori freschi che erano stati messi in vasi preziosi per abbellire l’ambiente.

Florian gli lanciò un’occhiata che esprimeva aperta diffidenza. Il suo sguardo diceva «cosa volete da me?» ma non furono le parole che uscirono dalla sua bocca. “Cosa volete dire?”.

“Non sapete nulla dell’Imperatrice dei caruggi, vero?”

Alcuni ospiti si erano riuniti agli alti tavoli vicino a loro per assaggiare qualcosa e sorseggiare champagne, tra risate e chiacchiere.

Florian scosse la testa. Finse di non saperne nulla ma ripercorse con la memoria tutto ciò che sapeva sulla situazione.

“Dall’ultima volta che siete stato a Genova, i nobili della città ricevono la visita dell’Imperatrice dei caruggi e della sua banda di ladri”.

“E chi sarebbe? Possibile che non siate ancora riusciti a prendere una ladruncola?”. Interrogare e provocare il conte Spinoli era un modo efficace per raccogliere informazioni.

“No, mio caro, è un’abilissima ladra. Entra a colpo sicuro nelle nostre case e ruba oggetti preziosi ma non così preziosi da non poter essere riciclati al mercato nero sotterraneo della criminalità genovese. È una spina nel fianco. Il popolo l’adora, la vede come una paladina che toglie ai ricchi per dare ai poveri. Dobbiamo prenderla a ogni costo e darle una lezione esemplare davanti a tutti. Abbiamo bisogno del suo aiuto per catturarla: possiamo contare su di lei?”.

“Che coincidenza che mi abbiate intercettato proprio questa sera per parlarmene, conte Spinola!” Florian di fronte a quella richiesta riservò sarcasmo al conte e incrociò le braccia al petto. “Non ho l’abitudine di accettare un incarico senza prima aver preso informazioni private. Datemi il tempo di raccogliere qualche informazione tramite i miei canali e poi vi farò sapere”. Salutò con cordialità il conte Spinoli, poi si fece largo tra la folla per raggiungere Donna Teresa. La intravide vicino a Elodie.

 

“Voglio vederti felice, Elodie. Ricordi cosa ti diceva tua madre? L’amore ti viene a cercare quando meno te lo aspetti”.

“Um… ho smesso di credere a queste cose da molto tempo!” Elodie si avvicinò a una tavola imbandita e alzò un sopracciglio.

L’anziana signora insistette per presentarle Florian. “Sono certa che voi due stareste bene insieme”.

Elodie faceva fatica a destreggiarsi  tra bicchieri e piattini mentre mangiava stuzzichini. Emise un profondo sospiro.

“Donna Teresa io non ho la fiducia nel futuro che avete voi. È impossibile che qualcuno sia disposto a sposarmi, con il disonore che è caduto sulla mia famiglia. Vorrei trovare qualcuno che mi ami veramente ma con questa situazione…”. La seta dell’abito da sera le scivolava sulla pelle ma il pizzo le procurava prurito. Inoltre il vestito che indossava era stato allacciato troppo stretto e le faceva mancare il respiro.  Infastidita dal calore emanato dalle candele nelle vicinanze, fece per allontanarsi da lì ma Donna Teresa la fermò.

“Accetta il mio aiuto, Elodie. Non essere così orgogliosa e scettica. Il giovane che voglio presentarti ha vissuto la tua stessa situazione”.

Elodie rivolse all’anziana nobildonna uno sguardo che chiedeva rassicurazioni.

“Buona sera, posso fare i complimenti a questa magnifica virtuosa del violino?”. Florian si era avvicinato alle spalle di Elodie ma non aveva sentito nulla della conversazione tra lei e l’anziana signora.

Elodie si voltò di scatto verso Florian e quando lo riconobbe, impallidì. Le labbra le tremavano, non sapeva cosa fare e non riusciva a parlare.

“… ma voi siete la ragazza del caruggio!”. Florian sgranò gli occhi e riconobbe subito in Elodie la ragazza che lo aveva derubato.

Elodie si sentì instabile sui tacchi alti; i muscoli delle sue gambe si erano irrigiditi e il corpo si preparava a correre per scappare. Fece un rapido cenno con il capo ai ragazzi più grandi dell’orfanotrofio che quella sera prestavano servizio come camerieri. Con un gesto fulmineo questi spensero le luci di alcuni candelabri appesi al muro e fecero calare nel buio un’ampia zona del salone. “Scappa, Elodie!”.

La ragazza sentì Florian afferrarla per un braccio, per bloccarla ma gli diede subito una gomitata nello stomaco e si liberò dalla presa. Si toccò la gola: sentiva pulsare le vene sotto la pelle ma non c’era tempo per calmarsi o spiegarsi. Scappò.

Le nobildonne, nel trambusto generale che si creò, gridarono agitate e si udì anche distinto un “La mia collana di smeraldi! Me la hanno rubata”.

Elodie prese per mano i bambini più piccoli dell’orfanotrofio e si precipitò fuori. Il cuore le batteva talmente forte da provare dolore al petto. I ragazzi più grandi la seguirono a ruota. Per rendere più difficile ai loro inseguitori prenderli, si divisero sui due rami semi circolari delle scale che portavano al cortile d’entrata e scesero in fila i gradini, a rotta di collo.

Florian, insieme al conte Spinoli e a un manipolo di altri nobili, si lanciarono al loro inseguimento. Quei ragazzi erano agili come furetti. “Accidenti come sono veloci! Così non li prenderemo mai”. Senza rendersene conto Florian aveva alzato il tono della voce.

“Venga con me, conte Berger. C’è un altro modo per prenderli” Il conte Spinoli fece cenno a Florian di seguirlo. Imboccarono una porta nascosta nelle vicinanze, dalla quale si accedeva a una scala a chiocciola che portava al pian terreno. Uscirono di lì appena in tempo per  tagliare la strada e fermare la folle corsa di Elodie e i suoi ragazzi.

Florian era passato davanti a tutti mentre scendeva dalla scala e ora aveva il vantaggio di qualche metro rispetto a loro. Aveva la bocca asciutta e la sensazione di avere la gola chiusa ma, nonostante il fastidio, ne approfittò per riflettere sulla cosa migliore da fare per proteggere Elodie. Si parò di fronte a lei e trovò appena in tempo il fiato per mormorarle qualcosa che le avrebbe salvato la vita.  “Datemi subito la collana che avete nascosto in tasca!”.

Le guance di Elodie s’infuocarono “Come avete fatto a vedermi?”.

“Non mettetevi a discutere ora”.

Elodie sfilò la collana di smeraldi dalla tasca e la consegnò a Florian che, fulmineo, la infilò nella tasca interna del suo panciotto sotto giacca. “Lasciate fare a me ora”.

Con il cuore in gola, Elodie constatò che lo sguardo del giovane uomo era incoraggiante e non ostile, come si era aspettata. Le aveva parlato anche in modo diretto e senza esitazioni. “sembra persino a suo agio in questa situazione ma è impossibile: tutti e due rischiamo… Si è messo la collana di smeraldi in tasca e ora è mio complice”.

Una vampata di adrenalina le percorreva tutto il corpo ma doveva prendere una decisione “Non ho alcun motivo per farlo eppure sento di potermi fidare di lui”.

“Eccoli! Venite”

Florian sentì la voce del conte Spinoli e lo scalpiccio del manipolo di nobili alle sue spalle. Si voltò verso di loro. “Tranquilli, è tutto a posto. La contessa Elodie e i suoi ragazzi stanno bene. Si è presa un grande spavento quando si è fatto buio nella sala e ha cercato di mettere in salvo se stessa e i ragazzi che sono sotto la sua responsabilità”.

Elodie rimase sbalordita di fronte alla prontezza di spirito di Florian. Per non farsi notare distolse lo sguardo verso la luna piena e le stelle che incrostavano il cielo. L’orologio della torre del palazzo suonò dodici rintocchi e mezzo: era notte fonda e i bambini più piccoli erano molto stanchi. Un brivido d’adrenalina le percorse di nuovo la schiena. “Devo trovare il modo di andarmene via di qui il prima possibile”.  

“Un’azione coraggiosa che vi fa onore, contessa. La maggior parte delle dame è ancora di sopra ad aspettare qualcuno che le soccorra”.

Elodie fece cenno di sì a Florian, ammutolita. Qualunque altra parola sarebbe stata fuori luogo in quel momento e la sua vita dipendeva dalla bontà di quel giovane uomo che le stava di fronte in quel momento.

“È più prudente che voi non rientriate all’orfanotrofio questa notte. Da questo momento siete tutti sotto la mia protezione. Verrete da me a Palazzo Berger”. Il suo tono di voce non ebbe esitazioni e non ammetteva repliche.

Elodie gli rivolse uno sguardo incredulo. Non avrebbe mai pensato a una simile soluzione e non poteva opporsi a quella decisione.

Il conte Spinoli si avvicinò a Florian, gli rivolse un sorriso di approvazione e gli mise una mano sulla spalla “Conte Berger, permettetemi di darvi una delle mie carrozze. I ragazzi non possono stare tutti nella vostra”.

Mentre Florian lo ringraziava, Elodie, bianca come un cencio, si fece coraggio “Credo che il mio violino sia rimasto di sopra. Potrei riaverlo?”.

Il conte Spinoli la guardò con un modo di fare che voleva sembrare protettivo ma nei suoi occhi vi fu un guizzo d’intesa. “Certamente, contessa. Ve lo faccio subito portare”. A un cenno del capo dell’uomo, uno dei servi che avevano accompagnato il manipolo di nobili corse su per la scalinata principale.

Poco dopo i ragazzini di Elodie salirono sulla carrozza del conte Spinoli. Elodie e due bambini piccoli salirono invece insieme a Florian sulla carrozza che portava il simbolo dell’elegante blasone del suo casato.

Il conte Spinoli si avvicinò a un finestrino, dalla parte dove era seduta Elodie, per non farsi sentire da Florian  “Mi raccomando, contessa. Conto su di voi” poi parlò più ad alta voce, “Abbiate cura di voi e dei vostri bambini, contessa. Buon viaggio”.

Elodie si voltò verso Florian e lo guardò dritto negli occhi. Uno dei due bambini aveva sonno e le appoggiò la testa al braccio, al di sotto della spalla, chiudendo gli occhi.

“Siamo suoi ostaggi?”.

“Siete sotto la mia protezione e domani mattina vi farò riaccompagnare all’orfanotrofio”. Florian le sorrise affabile ma subito dopo si fece serio . “Permettetemi però una domanda, contessa. È  questo l’esempio che date ai vostri ragazzi? È questo che insegnate loro: a diventare dei ladri?”.

Le guance e il collo di Elodie arrossirono di nuovo. Distolse per un istante lo sguardo da quello di lui, poi tornò a sostenerlo “Perché state facendo questo per me? Perché volete aiutarmi?”.

“Perché Donna Teresa mi ha raccontato la vostra storia e noi due abbiamo un passato molto simile. Anch’io ho conosciuto la miseria più nera.  A causa dei debiti di mio padre sono finito in mezzo a una strada e lì ho trascorso la mia gioventù. Ve ne avevo accennato la sera che ci siamo incontrati in quel caruggio del centro storico. Ricordate?”.

“Sì”. Elodie emise un profondo respiro per tranquillizzarsi. Ora aveva la conferma che Florian voleva veramente aiutarla. I pensieri le correvano ancora veloci in testa e faceva fatica a ragionare . I battiti del suo cuore erano accelerati, non solo per il pericolo che aveva corso di essere smascherata ma anche per l’effetto che le faceva Florian. Nessun uomo le aveva fatto provare quelle emozioni fino alla sera che lo aveva incontrato nel caruggio e derubato. La carrozza cominciò ad avviarsi e lei guardò fuori dal finestrino il centro storico di Genova illuminato a giorno. Non lo aveva mai visto scintillare di così tanta bellezza e piano piano cominciò a calmarsi.

Lei e Florian rimasero in silenzio per tutto il resto del tragitto, fino a quando arrivarono a Palazzo Berger.

Arrivati a destinazione, pochi istanti prima che il valletto aprisse la porta della carrozza, Elodie si rivolse a Florian. “Le cose non sono sempre come sembrano ma vorrei ringraziarla comunque per non avermi denunciata”.

Florian le sorrise guardandola dritto negli occhi un po’ più a lungo del dovuto. “Oh, non ringraziatemi, mia cara. Voi siete un’abile ladra e conoscete i caruggi come le vostre tasche. Ho bisogno di voi per sventare una congiura ai danni della coppia reale di neo sposi. Se non mi aiuterete vi denuncerò e finirete in prigione”.

Elodie ammutolì.

“L’imperatrice dei caruggi”, copyright,©2023 Simona Maria Corvese

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