IL SOLE A MEZZANOTTE
Dopo anni che ci conosciamo, tra me e Fabio in Norvegia è nata un’attrazione profonda. Lui però in amore non s’impegna, tiene di più alle sue avventure in giro per il mondo. Mentre io la vita la ho già messa a rischio in altro modo. Potrà mai funzionare tra noi?
Storia vera di Elodie R., raccolta da Simona Maria Corvese
La storia originale è stata pubblicata sul n.31 – 1 agosto 2023 della rivista Confidenze di Stile Italia edizioni.
Questa è una versione ampliata, sempre del 2023 e immersiva della storia.
Con un sorriso che gli arriva fino agli occhi, Fabio distende il braccio sul bancone del bar della nave. «Sei il fiore più bello di tutta la compagnia. Dove sei stata negli ultimi anni?» Si volta verso gli amici e li zittisce con un’occhiata che li fulmina.
Faccio scivolare la mia mano nella sua ma le sue dita si chiudono attorno alle mie e non le lasciano andare.
La sua pelle è ruvida contro il mio palmo. La sua stretta è calda e forte.
Un rossore mi s’insinua sulle guance e sfilo via la mano, interrompendo il contatto. Cosa faccio adesso?
Cora mi appoggia una mano sulla spalla, decisa. «Non dargli retta, Elodie!»
«Ehm… io…»
Ma Andrea fa un’entrata a gamba tesa e si ferma tra me e Fabio. «Buona sera a tutti!».
Fabio si alza e gli mette un braccio sulla spalla. «Come va?»
«Benone, grazie. Ma cosa ci fai tu qui? Ti credevo in giro per il mondo con le tue imprese folli.» e si volta verso tutta la compagnia di noi ex compagni del Liceo. «Avete visto il suo ultimo video, ragazzi?»
Tutti ridono e io sono l’unica rimasta a bocca aperta. «No, cosa ha fatto?» i miei occhi sono due palline da ping pong, che rimbalzano da Fabio ad Andrea.
Andrea ridacchia sotto i baffi. «Si è buttato col paracadute dal massiccio del Kjerag, Elodie: adesso fa anche BASE jumping!»
Mi punto i pugni ai fianchi. «E ti stupisci? A dodici anni saltava dal tetto della sua villetta, attaccato alla carrucola dell’impresa di ristrutturazioni!»
Tutta la compagnia prorompe in una fragorosa risata.
«Bella risposta, Elodie.» Il sorriso incerto di Fabio cresce man mano che la sorpresa per la mia risposta si fa strada in lui e ora ride con gli occhi. «Mi devo dare un pizzicotto!» e scuote la testa posandosi una mano sulla guancia. «Tu qui per la tua prima reunion con noi compagni del Liceo, sul postale Hurtigruten: faremo il viaggio di mare più bello del mondo…» e si ferma a guardarmi con un’espressione dolcissima negli occhi, che gli brillano. «Come stai?»
Sorrido con una risatina ironica. «Ora meglio. Grazie per tutte le foto e i video che mi hai mandato dai tuoi viaggi in questi anni.» Se sapesse tutto quello che ho passato. Ma non qui, non ora. «Sei stato la mia finestra sul mondo, il mio contatto con la vita.»
Annuisce. «Peccato esserci persi di vista. Ehi, però adesso sei qui!»
Mi stringo nelle spalle. «Cose che accadono.»
***
Seduta agli sgabelli di legno addossati a un poggiapiedi d’ottone su un alto bancone del bar, Cora e io sorseggiamo un aperitivo, in attesa di andare al ristorante. «Non innamorarti di lui. È affascinante ma non si ferma mai a lungo in un posto. E probabilmente non lo farà mai.»
«È il primo uomo a essere abbastanza interessato da voler trascorrere del tempo con me.» I tavoli sono affollati da avventori che parlano e ridono con gli amici, altri turisti si urtano a vicenda nel via vai di clienti. «Mi ha invitato a mangiare a uno dei ristoranti della nave, quindi credo sia un appuntamento.» Di fianco a me un uomo racconta la storia della sua vita al barista.
Lui si sottrae alla narrazione. «Cosa volete, ragazze?» Ha le maniche arrotolate e un inebriante fragranza di un mix di frutti proviene dai drink che sta mettendo a punto.
Non so come ci riesca: parla, ascolta e prepara dei cocktail che sono un’esplosione di profumi e colori.
«Io un analcolico, per fav..» Ma un cameriere si avvicina al bancone, tra Cora e me, tutto trafelato, col fiatone. Strappa un foglietto dal suo blocchetto e glielo consegna. «L’ordine del tavolo 5»
Il barman non mi ha sentito e il suo sguardo è catapultato sulla lista delle bibite da preparare, così mi volto verso Cora. «Fabio è il primo uomo per il quale provo veramente attrazione ed è per questo che ho accettato l’invito.»
Lei annuisce. «Va bene ma promettimi di non buttarti a capofitto in una storia se non sei sicura di volerlo.»
***
Al ristorante non dico a Fabio del secondo tumore: dire a un amico che hai avuto il cancro per la seconda volta non è proprio un argomento da primo appuntamento. «E tua mamma cosa dice che sei sempre in giro?»
Mi abbozza un sorriso. «Non è mia mamma.»
Sgrano gli occhi. «Ma come? Al Liceo la chiamavi così.»
«I miei genitori hanno divorziato che avevo 8 anni. Mia madre non ha chiesto l’affidamento di me e i miei fratelli.»
Lo guardo ma Fabio sfugge il mio sguardo.
«Si è risposata e ha avuto un’altra famiglia.» Si appoggia alla sedia e aggancia un braccio al suo schienale. Il suo tono di voce è caldo e premuroso.
Comprendo il suo dispiacere e vorrei aiutarlo ma non so cosa dire o fare. «Forse quel cambiamento ti ha portato qualcosa di meglio.»
Lui annuisce «La mia matrigna è stata un’ottima madre per me e i miei fratelli.» e ora i suoi occhi scuri sono concentrati su di me. «Sa che viaggio per avventura ma che la maggior parte del mio lavoro la faccio in remoto. Ho comprato una palestra a casa, in società con un amico e collaboro con i miei fratelli alla gestione dell’azienda familiare.»
Alzo un sopracciglio. «Avventura?»
Lui mi fa un sorriso che gli va da un orecchio all’altro, con uno sguardo che gli si illumina all’istante.
«Sì! Cose ad alto rischio, roba da farti schizzare il cuore in gola: BASE jumping, alpinismo in solitaria senza corde, immersioni in gabbia con gli squali… L’anno scorso facevo kiting alle isole Lofoten, con un vento artico del diavolo e il mare a dieci gradi. Insomma, tutte cose che mi danno un brivido.»
Sono tutte cose estreme, pericolose, che non ho mai neppure sognato di tentare.
Mi viene da sorridere: negli ultimi anni lottare con le unghie e con i denti per sopravvivere alle mie malattie è stato l’unico brivido che ho provato. E non l’avevo nemmeno scelto.
«Oh, a me piace leggere, cucinare e navigare su internet: tutorial ma anche viaggiare guardando video.»
«Anch’io leggo molto: sai, passo molto tempo su treni e aerei. Ehi, ti va di salire sul ponte a vedere il sole?»
Andiamo a sederci sulle sedie a sdraio e ci avvolgiamo nelle calde coperte di lana messe a disposizione dei passeggeri. Ci sono molte altre persone: chi dorme, chi legge, chi conversa ma siamo tutti lì per vedere il sole di mezzanotte.
Alzo una mano per filtrare la luce diretta e continuare a osservare la bellezza del cielo dorato. Sporadiche nuvole illuminate dal basso riprendono i colori del cielo. L’acqua dell’oceano blu cobalto fa da contrasto alle tonalità del sole che si affievolisce dal giallo brillante a un oro più profondo, fino quasi a toccare l’orizzonte. Le onde lambiscono lo scafo della nave e l’odore della salsedine è talmente forte che mi bruciano le narici.
Chiudo gli occhi per assorbire i raggi del sole di mezzanotte e mi dispiace che la serata volga già al termine. Gli lancio un’occhiata: è seduto accanto a me, a occhi chiusi, sulla sua sdraio completamente reclinata e ha le braccia incrociate dietro la testa. È un giramondo, forse è meglio così.
Sarà solo una cosa passeggera con Fabio? È attratto da me e io non mi sono mai infatuata così di un uomo, prima ma se lui non rimarrà con noi a lungo, questa cotta non è una buona cosa per me.
Le parole di Cora al bar mi riecheggiano in testa. Dovrei prendere a cuore il suo consiglio. Oppure voglio lasciarmi coinvolgere da quest’uomo che tra qualche settimana non rivedrò più?
***
«Fabio ha sentito l’attrazione tanto quanto te, Elodie.» Cora mi passa il vassoietto con le brioches. «Ha parlato con Andrea.»
Annuisco e ne afferro una. «Non so quando dirglielo. Non so neppure se sia giusto chiedergli di accettare che un giorno io possa avere di nuovo a che fare con il cancro.» Scrollo le spalle «Ma sì, tanto finirà in niente.» Ma il mio cuore si ribella all’idea e fa uno sfarfallio. «Come potremmo costruire qualsiasi tipo di relazione se lui non c’è?.»
Lei mette la tazzina per il cappuccino sotto la macchinetta. «Fabio ha detto che è abituato a seguire i suoi istinti e che ha voglia di conoscerti meglio.» schiaccia il tasto per la doppia schiuma. «Andrea gli ha chiesto perché vuole iniziare qualcosa con te se tanto ha intenzione di ripartire: non è giusto per te.» e afferra la bustina di zucchero di canna dalla cesta accanto alla macchinetta. «Gli ha detto che non dovrebbe frequentarti solo per divertirsi. Cappuccino anche tu?»
«Sì, sì, grazie… ma cosa ha risposto?” e, sulle spine, le passo la mia tazza. «’Come fai a conoscere una persona se non la frequenti?’ E su questo ha ragione.»
Una cameriera porta un vassoio di dolci appena sfornati e lo appoggia sul ripiano. Ho gli occhi catapultati sulle girelle alla cannella e alla malora la linea! Me ne prendo una. «Tutto qui?»
Il timer della macchinetta suona, Cora toglie la mia e la sua tazzina e le appoggia sui piattini. «Certo che no! Andrea gli ha raccomandato che, se per lui portarti fuori è soprattutto un divertimento, che si assicuri che tu lo sappia. Capito, Elodie?» Annuisco, demoralizzata, con le spalle che mi afflosciano.
***
I ramponi mordono il crostone di ghiaccio con un crac secco che mi vibra fin dentro le caviglie. L’aria fredda sopra la Marmolada stride nei polmoni, e punge le narici con un profumo di neve e terra viva. Cose che non si possono respirare in una stanza d’ospedale.
Attorno a noi la roccia taglia il cielo in lame rosa e arancio. Il sole affonda dietro i picchi, incendiando la pancia delle nuvole basse, eppure sulla pelle ho ancora il calore di Fabio che, poche ore fa, mi guidava le mani sulla parete di roccia per principianti e m’insegnava dove cercare l’appiglio sicuro.
Mi fermo, con il fiato che sale in nuvolette dense. Chiudo gli occhi. Lascio che l’ultimo raggio mi scaldi le palpebre, assorbendo ogni singolo istante di questo crepuscolo come se dovessi farne scorta per i prossimi dieci anni.
«I miei genitori sono stati protettivi con me.» La voce mi esce sottile, inghiottita dal silenzio alternato agli scricchiolii del ghiacciaio.
Non risponde subito, ma i suoi passi scricchiolano sulla neve fino a fermarsi a un millimetro da me. Il ricordo di quello che gli ho sputato fuori poco fa — quel peso di essere sopravvissuta al cancro per la seconda volta dopo il liceo, di essere rimasta chiusa in una bolla fuori dal mondo che continuava a correre — è ancora lì, sospeso nel gelo tra noi.
«Solo di recente ho spiegato le ali.» e riapro gli occhi per guardarlo dritto in viso. «Con un lavoro. Con il viaggio di mare. Con queste montagne. Con te.»
Fabio fa un passo avanti. Le sue mani, calde attraverso i guanti da trekking, mi cercano il collo, poi le guance. Si piega su di me.
Il suo bacio parte piano. Le sue labbra indugiano sulle mie, morbide, poi la pressione aumenta e un’ondata improvvisa di calore mi parte dal ventre e si irradia fino alle punte delle dita. Il cuore mi battere forte nel petto, le tempie mi pulsano a un ritmo feroce, vivo. D’istinto mi aggrappo alle sue spalle. Paura e desiderio si confondono in un unico nodo alla gola.
Ma le sue mani scivolano via. Fabio si stacca di colpo e fa un passo indietro sul ghiaccio. Il suo petto si alza: ha il fiato corto, gli occhi spalancati e scuri, fissi nei miei.
Il freddo della cima mi ripiomba addosso in un istante. «Qualcosa non va?» La voce mi trema, ancora ubriaca di quel calore.
«No…» Fabio passa una mano sulla fronte, scuotendo la testa. «È solo che… Dio, non ricordavo più cosa si provasse. Questo calore, te… fare l’amore con gli occhi.» Fa un altro respiro spezzato, lo sguardo che vaga tra me e l’orizzonte insanguinato. «Elodie, ho dovuto fermarmi. Sta diventando troppo forte. Ti desidero da impazzire, ma non voglio che sia solo un momento. Non così, non per sbaglio. Voglio che sia vero.»
Mi irrigidisco. I ramponi piantati nel ghiaccio sono l’unica cosa che mi tiene ancorata a terra.
«Non sei un momento che passa, Elodie. Tu ti stai prendendo tutto.»
Per la prima volta da quando lo conosco la sua voce perde quella sicurezza sfacciata da esploratore. «Stare lontano da te, una volta partito, lascerà un vuoto. Dobbiamo parlare quando tornerò.»
Lo guardo. C’è una crepa nel suo tono, la stessa spaccatura che vedo nei crepacci attorno a noi: è piantato su quel ghiacciaio, ma con la testa è già oltre l’oceano. Combattuto tra l’istinto di fuggire verso la prossima avventura e la paura di lasciarsi qualcosa di vero alle spalle.
«Il mio tentativo di rimanere solo un amico è fallito.» China il capo, con i capelli scompigliati dal vento e si avvicina al mio orecchio. «Non ho mai sentito un’attrazione così forte per qualcuno, Elodie. Questo… questo potrebbe essere l’anno del mio cambiamento.»
Un brivido mi percorre la schiena, e stavolta il gelo delle Dolomiti non c’entra niente. Il sole scivola dietro i picchi e lascia spazio all’azzurro scuro della notte, ma dentro di me l’aria continua a bruciare.

***
La porta della stanza al ranch si chiude con un clic metallico che rimbomba nel vuoto. Fabio è partito all’alba.
Sul comodino in pino grezzo, accanto alle mie boccette di medicine, c’è un piccolo vaso di terracotta. Un’esplosione di petali arancioni e viola che sprigiona un profumo di terra bagnata. Sotto la base del vaso è incastrato un cartoncino rigido. La grafia è veloce, spigolosa:
«Ora sei parte del mio mondo e questi fiori sono il mio modo per dirti come sono le mie giornate da quando ci sei tu: luminose, allegre, bellissime. Continua a goderti la vacanza. A presto. Baci, Fabio.»
I primi fiori che un uomo mi regala, a parte papà quando uscivo dall’ospedale. Faccio scivolare i polpastrelli sui petali freschi; il ricordo dei tubicini dell’infusione è lontano anni luce, ma il fantasma di quella fragilità è ancora qui, a fare da contrappeso a questo pezzo di carta.
Apro la finestra. Dalla stalla grande sale il calpestìo sordo degli zoccoli sul fango e il nitrito acuto dei cavalli che rientrano dai pascoli. Sulla tastiera del telefono digito tre parole: «Grazie. Fai attenzione.» Premo invio. La spunta di lettura resta grigia. Chissà in quale aeroporto è adesso, chissà verso quale parete rocciosa vola.
Mi appoggio al davanzale. Il petto mi si stringe in un nodo che mi soffoca. Quanto ci si mette ad abituarsi ai saluti? Come si fa a costruire qualcosa se l’unica certezza è un’ombra che scompare all’orizzonte? La mia pelle porta le cicatrici di chi la vita ha dovuto difenderla a denti stretti; lui, la sua, la mette su un piatto d’argento ogni volta che decide di buttarsi da una cima.
***
Il display del telefono illumina il buio della camera. Le notti silenziose al ranch sono interrotte solo dal frusciare del vento tra i pini.
Faccio scorrere la pagina social di Fabio. Un’immagine si carica sullo schermo: una ragazza dai capelli corti gli stringe le spalle da dietro e ride a gola spiegata sotto un cielo plumbeo e freddo. I loro volti sono appiccicati. Sbianco e perdo un battito.
In alto compare una notifica di messaggio privato. Nome utente: la stessa ragazza della foto.
«Non puoi chiedergli di abbandonare il suo stile di vita. Non essere egoista.»
Rileggo le parole tre volte. La luce bianca dello schermo mi brucia gli occhi. La presa sul telefono diventa così forte che le nocche mi sbiancano. Non è la gelosia a segarmi il fiato, è la consapevolezza ruvida che nel mondo di Fabio io sono solo una comparsa spaventata.
***
Il rumore del traffico della città torna a riempirmi le orecchie e spazza via il ricordo delle Dolomiti. Camminiamo lungo il viale alberato del parco, la ghiaia sotto le suole fa un rumore secco e ritmico. Fabio mi cammina accanto, le mani piantate nelle tasche dei jeans, lo sguardo fisso sui propri piedi.
«Fabio, per me la vita è un dono. Un dono vero, rischioso, per il quale ho sputato sangue per due volte.» La mia voce non trema, ma è rigida come un tondino di ferro. «Non posso stare con qualcuno che la disprezza. Tu non la vivi al massimo, Fabio. Tu rincorri la morte per sentire un brivido.»
Si ferma di colpo. Il volto gli si contrae in una smorfia che non gli ho mai visto. «Non c’è nessun’altra ragazza, Elodie!» scatta, piantandosi davanti a me. «E io non rincorro niente! Io la guardo in faccia la morte, la sfido! Avevo già deciso di smetterla con i lanci estremi prima ancora di salire sul ghiacciaio con te. Per favore… dammi una possibilità.»
Ci fermiamo a pochi passi dalla riva dello stagno. L’acqua è torbida, verde, e un gruppo di anatre strappa con foga ciuffi d’erba bagnata.
«Non ti chiederò mai di cambiare per me.» mormoro, con lo sguardo fisso sulle bolle d’aria sulla superficie dell’acqua. «Perché un giorno finiresti per odiarmi.»
«Tu significhi molto di più di quelle avventure per me.» la sua voce scende di un’ottava, incrinata, irriconoscibile. Le sue mani cercano le mie, ma io faccio un passo indietro e chiudo le braccia al petto.
«Per favore, Elodie…»
Scuoto la testa. Le lacrime mi salgono agli occhi e la vista si annebbia. Ruoto sui tacchi e me ne vado a passi rapidi. Supero panchine, passeggini, bambini che strillano rincorrendo un pallone e cinguettii tra i rami alti. Le lacrime mi bagnano le guance, fredde contro l’aria del pomeriggio.
***
«Sei scappata, Elodie.»
Cora accavalla le gambe sul divano di casa sua e mi porge un bicchiere di tisana alla verbena, con due cubetti di ghiaccio. «L’amore richiede sacrifici, ma se non sei disposta a rischiare neanche un millimetro, è meglio che fai questo passo indietro.»
«Non ho nemmeno provato a cercare un punto d’incontro.» fisso le mie dita intrecciate attorno al bicchiere e la condensa intorno. «Ho alzato un muro per non farmi male.»
«Se prova quello che provi tu, c’è ancora margine.» Cora si sporge verso di me, la voce ferma. «Parlagli.»
«E cosa gli dico?»
«La verità. Che averlo per poco tempo è mille volte meglio che non averlo affatto. Ti stai nascondendo per la paura di un suo rifiuto, Elodie. E ti stai perdendo tutto.»
Apro la bocca per rispondere, ma il telefono sul tavolino di vetro comincia a vibrare con un ronzio metallico che ci fa sussultare entrambe. Il nome di Andrea lampeggia sullo schermo.
Rispondo e metto in vivavoce. «Andrea?»
«Elodie…» la sua voce arriva spezzata, disturbata da un sottofondo di sirene e passi svelti. «Fabio è in ospedale. Un’auto l’ha travolto nel parcheggio del supermercato.»
***
L’odore di disinfettante e candeggina mi spara dritto alla bocca dello stomaco e mi risveglia ricordi che speravo di aver sepolto per sempre. Il medico si toglie la mascherina, la pelle della fronte è segnata dagli elastici. «La frattura alla gamba era complessa, l’intervento è durato tre ore. Abbiamo inserito delle placche e delle viti in titanio per ricomporre l’osso. È andato tutto bene, ma la riabilitazione sarà lunga. Potrete vederlo domattina.»
Il giorno dopo, la porta della stanza 204 scorre con un cigolio impercettibile.
Fabio è lì. Lo schienale del letto è alzato. Ha la pelle del viso pallida, grigiastra e una gamba ingessata e sospesa con un sistema di tiranti. Una molletta di plastica rossa gli fascia la punta dell’indice e scandisce ogni suo battito con un bip verde e pigro sul monitor accanto al letto.
Avanzo piano e mi siedo sulla sedia di plastica consumata accanto al letto. Gli prendo la mano: è fredda, ma i polpastrelli sono gli stessi che mi guidavano sulla roccia.
Lui muove la testa verso di me, gli occhi scuri infossati nelle occhiaie. «Nel momento in cui la lamiera mi ha colpito… ho capito cosa significa guardare davvero la morte in faccia.» La sua voce è un soffio rauco che graffia l’aria. «Tutte quelle volte che ci ho scherzato… non contano nulla. Avevi ragione tu, Elodie.»
«Ho pensato che lasciandoti subito avrei sofferto meno.» gli accarezzo il dorso della mano con il pollice e il suo battito viene a galla sotto la pelle. «Ma sono bastate poche settimane per capire quanto vali per me. Avevo il terrore di perderti in uno dei tuoi lanci col paracadute… e ho rischiato di perderti qui, dietro un supermercato.»
Lui abbassa lo sguardo sulla sua gamba immobilizzata. «Zoppicherò per mesi. E con l’arrampicata ho chiuso.»
«Puoi sempre scendere dalle rapide in kayak.» e gli strappo un sorriso sottile che gli distende i lineamenti stanchi.
«Questo incidente mi ha cambiato, Elodie…»
«Ha cambiato la tua struttura ossea, non la tua gioia di vivere.» lo interrompo senza staccare i miei occhi dai suoi. «Ti amo, Fabio. E pochi giorni con te sono meglio di una vita intera senza di te.»
Fabio fa un respiro profondo, estende il braccio sano e mi tira verso di sé. Il suo petto si solleva sotto il camice dell’ospedale. Le sue labbra cercano le mie, l’odore di anestetico e disinfettante si dissolvono e lasciano il posto al calore della sua pelle.
Si avvicina alla mia guancia. «Non ti ho mai colpevolizzata. Al tuo posto avrei avuto lo stesso terrore.»
***
I granelli di sabbia bianca e fredda della spiaggia di Uttakleiv, alle Isole Lofoten s’infilano tra le trame delle mie calze termiche. Sediamo uno accanto all’altra sul bagnasciuga. Di fronte a noi l’Oceano Atlantico è una distesa di specchi dorati. Il sole sfiora la linea dell’orizzonte e incendia le nubi di venature d’ametista ma non scende. Resta lì, sospeso nel cielo di mezzanotte.
Fabio mi stringe un braccio attorno alle spalle. Non zoppica più, ma il suo passo si è fatto calmo, piantato a terra.
«Non me n’ero mai reso conto.» e guarda l’acqua che luccica. «L’adrenalina… i salti… era solo il tentativo sconsiderato di riempire il vuoto che mia madre mi ha lasciato dentro. Non volevo sentire il silenzio.» Il suo sguardo corre all’orizzonte, prima di voltarsi verso di me. «Tu mi hai dato più di qualsiasi parete rocciosa, Elodie. Il mio cuore ha smesso di correre a vuoto.»
Fruga nella tasca della giacca a vento e ne estrae un piccolo cofanetto scuro. Lo apre con un gesto lento. Un anello di platino brilla sotto la luce eterna del sole artico.
«Voglio vivere ogni singolo giorno con te. Vuoi sposarmi?»
I polmoni mi si riempiono dell’aria frizzante e salmastra del nord. «Non so quanti giorni mi siano rimasti su questa terra.» la voce mi si rompe, ma le lacrime che mi salgono agli occhi stavolta sono calde. «Ma voglio spenderli tutti con te. Come tua moglie.»
Ci alziamo sui piedi, io affondo nella sabbia e gli avvolgo le braccia intorno al collo. Il bacio che ci scambiamo è intenso come il primo bacio. L’avventura più eccitante sarà vivere la nostra vita insieme.
«Il sole a mezzanotte», copyright © 2023 Simona Maria Corvese.
FINE
P.S.: perché i violini nella rosa dei venti sulla mappa qui sotto? Perché c’è un’altra storia ambientata a Reine, nell’arcipelago delle Isole Lofoten, in Norvegia… e i protagonisti andranno anche loro sulla spiaggia di Uttakleiv. Ma è un’altra storia… e ve ne parlerò un’altra volta.








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