LA VILLA SUL LAGO – Confidenze

LA VILLA SUL LAGO

Storia vera di Leonardo D., raccolta da Simona Maria Corvese

Pubblicata sul n.36 – 2 settembre 2025 della rivista Confidenze

***

Scendo dal taxi e pago l’autista, che va ad aprire il bagagliaio e a prendere la mia valigia. Alzo lo sguardo verso la villa dei genitori di Sofia che si affaccia sul lago di Como. Nubi scure, cariche di pioggia annunciano un temporale e i pochi raggi di sole che si fanno varco, creano un gioco di luci fioche e ombre sulla superficie dell’acqua. La prospettiva di questo ramo del lago che dirige a sud, con le coste montuose e strette, golfi e seni,  con questi colori, potrebbe essere un fiordo norvegese.

Sofia, che mi aspettava davanti al portone d’ingresso, mi si avvicina.

Mi volto verso di lei. «Sofia ma tu non mi hai descritto quanto era bello questo angolo del lago.»

Lei mi sorride. «Benvenuto, nel nostro ritiro estivo. Sono contenta che tu sia riuscito ad arrivare prima che si scateni il temporale. Vieni, entriamo.»

Ci abbracciamo e io le sorrido. Con un dito mi aggiusto gli occhiali sul naso, mi guardo intorno, verso i giardini e respiro a pieni polmoni. «Senti che bell’aria fresca… A Milano stamattina c’era un caldo soffocante.»

Lei annuisce. «Quest’anno abbiamo preso in affitto questa villa con i miei genitori e alcuni loro amici… Ah, dimenticavo… Ti ricordi di Sara e Matteo?»

Sgrano gli occhi. «I nostri compagni del Liceo?»

Lei annuisce. «Si sono appena sposati. Hanno preso una delle suite, come base per la loro luna di miele ma sono sempre in giro per visitare le località più belle del lago.»

Mi passo una mano tra i capelli e ridacchio. «Non ci posso credere… Si detestavano a scuola.»

Sofia si stringe nelle spalle. «L’amore è imprevedibile» Torna a guardarmi e il suo sorriso le arriva fino agli occhi.

Io contraccambio, con un abbozzo di sorriso.

Si fa seria. «E la tua libreria?»

Sorrido. «Chiusi per la pausa estiva!»

Con un’accoglienza così, mi sa che questa vacanza sarà molto rigenerante.

 

***

I genitori di Sofia portano le loro valigie in soggiorno. Io aiuto lei a portare i trolley dei bambini.

Sua madre si porta le mani ai fianchi e passa in rassegna i bagagli con gli occhi. «L’aria di mare farà bene ai bambini» Alza lo sguardo verso la figlia. «E tu tiri un po’ il respiro per dieci giorni.»

Sofia fa un sorriso forzato. «I miei bambini lasceranno subito un vuoto nella villa. Mi mancheranno, anche se un po’ di tranquillità mi farà bene.»

Sua madre l’abbraccia. «Non ti preoccupare, ti chiameremo tutti i giorni.» La sua voce si fa un sussurro. «Tesoro, ricordati che l’amore è un rischio che vale la pena di affrontare. Può far male ma chiudersi e rifiutarlo fa ancora più male.»

***

Sofia raccoglie una macchinina dal pavimento e l’appoggia su un tavolino in terrazza. «Non ti aspettavi che i miei figli fossero… due uragani in miniatura, vero?»

Seduto su una poltroncina, ammiro il panorama e il giardino della villa.

Le libellule sfiorano la superficie dell’acqua della fontana, il cui gocciolio si fa sempre più insistente nella quiete che ci circonda. Il sole cala dietro le cime delle montagne che cadono a picco sul lago e tinge le nuvole di rosa confetto.   Sorrido.  «Adoro i tuoi bambini, Sofia.»

Lei alza la mano e filtra tra le dita la luce del cielo al crepuscolo e gli ultimi raggi di sole.

Delle barche veleggiano avanti e indietro nelle acque profonde. Le anatre brucano l’erba lungo il pendio della riva e si lisciano le piume lucide delle ali eleganti, all’ultimo sole.

Sofia fa un profondo sospiro e si siede accanto a me. «Anche tu cercavi una vacanza tranquilla. Se quando tornano disturbano troppo la calma che desideravi, sentiti libero di fare quello che vuoi. Capirò.»

I nostri corpi non si toccano ma io stendo il braccio e poso una mano sul dorso della sua. «Sofia, sono venuto qui perché volevo stare un po’ con te.

Lea mi ha lasciato due anni fa ed è stato un periodo duro … Ma qui è tutto perfetto così.»

Sofia osserva il mio volto e nei suoi occhi si accende una luce di speranza. «Sicuro?»

Le accarezzo la mano e annuisco. «Nessun ripensamento. Si è risvegliato in me qualcosa che credevo ormai sopito. Lo senti anche tu questo legame emotivo?»

Lei annuisce. «Ho dimenticato quando è stata l’ultima volta che mi sono sentita così bene.»

***

Cammino avanti e indietro tra l’armadio e la pediera del letto. Il  parquet scricchiola sotto i miei piedi e l’abat jour accesa sul comodino diffonde caldi bagliori in tutta la stanza. Mi premo il telefonino all’orecchio. «Sì, mamma Rossi. Ho capito.»

«Non avrei dovuto dirtelo ma sei stato così insistente… Il passato va lasciato dov’è.»

Mi passo una mano tra i capelli. «Ma loro erano la mia famiglia.»

Mamma Rossi alza la voce e io scosto il telefono dall’orecchio. «Siamo noi la tua famiglia, Leonardo. Ti abbiamo cresciuto noi e ti abbiamo dato la serenità. Non andare a caccia delle ombre del passato.»

Mi fermo di scatto di fronte alla porta finestra con i vetri a riquadri. «Ma chi era mio padre?»

La voce di mamma Rossi si abbassa fino a un sussurro. «Era un uomo violento. Senti, Leonardo, tu sei un intellettuale. Pensa ai tuoi libri e a trovare una brava persona. Rimani dove sei e lascia andare il passato.»

Abbasso la voce. «Sì… hai ragione. Grazie per le informazioni. Buona notte.» E chiudo la chiamata.

La superficie del lago, increspata da piccole onde, luccica sotto i raggi argentei della luna.

Con la mano libera mi massaggio una tempia e scuoto la testa. C’è qualcosa di più sul conto di mio padre… Mamma Rossi non vuole dirmelo.Sofia mi fa battere forte il cuore ma ho bisogno di sapere qualcosa di più su mio padre prima di impegnarmi con lei. Potrei aver ereditato qualcosa di lui, che non vorrei essere.

***

Sofia mi porge una ciotolina con il gelato. «Una delle prossime sere facciamo una cena in giardino al lume delle lanterne. Lo chef mi ha proposto un menù che fa venire l’acquolina in bocca.»

Annuisco, ipnotizzato. «Anche il gelato di mezzanotte è una coccola irresistibile.» Seduto al tavolino in terrazza, affondo il cucchiaino nella pallina di sorbetto all’arancia. Lo porto alla bocca e la sua consistenza cremosa mi si scioglie sulla lingua. «Non mi hai mai raccontato come è andata con tuo marito.»

L’aria si è levata di nuovo e ci solletica le narici con i profumi degli agrumi estivi.La brezza che aveva increspato le acque del lago è caduta e le ha ridotte a uno specchio, nel quale si riflette la luna, ora  d’argento.

Sofia alza lo sguardo e, attraverso gl’intricati rami degli alberi che ondeggiano al sussurro del vento, guarda la luna alta in un frammento di cielo, spruzzato da miriadi di stelle scintillanti. «Non saprei da dove cominciare… Eravamo giovani, con tanti sogni… Abbiamo costruito la nostra famiglia… E pensavamo di vivere per sempre felici e contenti…» Sorride.

«E?»

Lei sospira. «Lui aveva tutte le attenzioni per la madre. Lei pretendeva sempre di più da lui, che non ha mai messo un limite a questa situazione, fuori dai limiti dell’accettabile.» Afferra la sua coppetta di sorbetto. «Sminuiva il mio lavoro e  qualunque cosa io facessi… Mai un complimento… E rincasava sempre più tardi, a notte inoltrata. A volte neanche quello.» E la riappoggia sul tavolino. «Aveva organizzato tutta la sua vita in funzione di loro due… E noi tre ne stavamo ai margini.»

La guardo, con la mia in mano. «Mi dispiace che sia andata così, Sofia.»

Lei si stringe nelle spalle. «La cosa più difficile è stata spiegarlo ai bambini.» Scuote la testa. «Ho avuto tanti dubbi. Non mi ero impegnata abbastanza per tenere insieme la nostra famiglia? Lo avevo deluso?»

Rimango a bocca aperta. «Eh no, Sofia. È stato lui che si è allontanato e ti ha deluso. Non ha dimostrato di tenerci molto a voi.»

I suoi occhi sono velati di lacrime. «Ci vuole tempo per lasciare andare il passato.»

Abbasso lo sguardo sulle palline profumate di limone e arancia. «Ti auguro di ritrovare la felicità e forse le difficoltà che hai attraversato ti hanno reso più forte di quello che pensi.»

Lei mi fa un piccolo sorriso, che le arriva fino agli occhi. Distende il braccio e posa la sua mano sul mio braccio.

***

Prendo Sofia per mano. «Aspetta, cosa c’è scritto su quel cartello?» Ci fermiamo lungo il sentiero principale del giardino e lei si avvicina a leggere. «La Valle delle Felci.»

Guardo il sentierino alla mia sinistra, che si addentra in un bosco foltissimo di felci. «Mi avevano parlato dei giardini di Villa Carlotta ma non credevo… Sono di una bellezza che ti toglie il fiato.»

Lei fa un respiro profondo. «Una giornata perfetta, Leo. Non immagini quanto ne avevo bisogno.» Si libera la mano, apre la mappa che ci hanno dato all’entrata e la scruta. «Vieni, andiamo a cercare il bosco di bambù.»

Mi curvo verso di lei e do un’occhiata alla mappa. Il frinire dei grilli riempie l’aria e una brezza calda increspa la superficie del lago in lontananza. Respiro anch’io a pieni polmoni. «Essere qui con te mi riaccende una scintilla di speranza: posso essere ancora felice… Dopo…»

Lei alza lo sguardo e il sorriso le si smorza sulle labbra. Mi scruta e i suoi occhi si fanno grandi. «Dopo la rottura con la tua fidanzata?»

Annuisco e c’incamminiamo. Lei mi prende la mano. «So cosa provi, Leo. Per tutti sono una ex moglie, una figlia e la madre dei miei bambini… ma la mia femminilità è invisibile.» Scuote la testa e il suo respiro si fa più corto sotto la calura estiva. «Tu sei l’unico che mi guarda come un uomo guarda una donna.»

Con il pollice le massaggio il dorso della mano. «Come si fa a non vederti, Sofia? Sei raggiante e sempre attenta agli altri.»

Davanti a noi si apre un’unione armonica tra il gorgoglio di ruscelli, cascatelle e lo scricchiolio dei bambù al vento, in continua mutazione.

L’aria è densa di parole non dette e di vegetazione in crescita o in decomposizione. A ondate arrivavano profumi floreali dal sottobosco.

Mi chino verso Sofia e lei non si tira indietro. Appoggio le mie labbra esitanti sulle sue in un bacio che diventa più avvinto a lei.

La sua voce è un sussurro. «Leonardo…».

Mi stacco da lei, e la mia voce è roca. «Perdonami, non dovevo farlo.»

Lei spalanca gli occhi. «Pentito? Io no… di che cosa?»

Le sorrido. «No, neanch’io.»

Un filo di brezza muove le fronde delle canne di bambù e regala istanti di frescura all’afa soffocante di questa giornata. Giochi di luci cangianti, creati dai giunchi, fanno filtrare lampi di sole e di cielo. Il lento oscillare delle canne propaga un suono mistico.

Tra noi però cala il silenzio. E adesso?

***

Per sfuggire all’afa, percorriamo in silenzio i tunnel di agrumi, sotto il profumo intenso e aspro di limoni verdi e quello fresco delle arance estive.

Sofia ha abbassato le difese con me, libera di esprimere la sua sensualità. Mi ha aperto il cuore e voglio renderla felice, oltre il suo ruolo di madre.

***

La luce della luna filtra dalle persiane delle porte finestre che danno sul lago. Sofia è sdraiata sul letto accanto a me e le lenzuola sono aggrovigliate intorno alle nostre gambe.

 

Le accarezzo una guancia con la nocca dell’indice e lei sospira, con le labbra incurvate in un sorriso lieve e gli occhi chiusi. «Siamo amanti che s’incontrano al chiaro di luna per appuntamenti proibiti.»

Sospiro anch’io. «Sono settimane che me ne vado in punta dei piedi in piena notte. Ho paura che quello che è nato tra noi possa rovinarsi.»

Sofia alza la mano per accarezzarmi ma io gliela prendo e le bacio il palmo.

«Io sono un disastro, Leonardo. Conduco la vita di un giocoliere, in equilibrio tra genitori, lavoro e figli.» L’aria fresca notturna le scivola sulle braccia nude e la fa rabbrividire. Si tira su il lenzuolo, si copre e si fa seria. «E se ricado negli stessi errori che ho commesso nel matrimonio?»

Mi alzo sul gomito e mi passo una mano tra i capelli. «Cosa vuoi dire?»

Lei interrompe il contatto con i miei occhi e rivolge lo sguardo verso la superficie del lago, liscia come uno specchio e illuminata dai raggi di luna. «I miei genitori vorrebbero che io tornassi con mio marito. Che sacrificassi la mia felicità per inseguire un’ideale di famiglia… Come dovrebbe essere una famiglia.»

Le afferro il polso con una presa leggera. «E non sei d’accordo con loro?»

Lei torna a guardarmi. «Non voglio permettere più a nessuno di decidere chi io debba essere… E con te non voglio accontentarmi di istanti rubati.»

Le lascio la mano.  «Voglio vivere alla luce del sole i sentimenti che provo per te.»

Uno scintillio di speranza illumina i suoi occhi. «I bambini mi vedono sempre da sola» e subito svanisce dal suo sguardo. «Ma non voglio dare loro preoccupazioni. Li voglio vedere sereni.»

Mi avvicino al suo volto e abbasso la voce. «Elisa e Marco mi piacciono moltissimo. Il mio desiderio più grande è che siano felici. Senti, prendiamo un giorno alla volta… E vediamo come va questa estate.»

Lei annuisce e rimane in silenzio ma il suo sguardo è pieno di desiderio. Gli occhi non mentono.

Nella camera filtra la luce argentea della luna, che anticipa l’alba.

Mi chino a baciare Sofia e ci riabbracciamo.

***

Le sfide che ci attendono sono come una foresta fitta da esplorare.

Guardo Sofia che si è riassopita e non sa quello che è accaduto.

Queste settimane al lago mi hanno cambiato la vita. Ho ricevuto le notizie che cercavo sul mio padre biologico: era un uomo violento, con un passato di abusi.

Mi sono sempre chiesto perché mia madre mi abbia abbandonato e ora lo so: sono il risultato di un abuso.

Scosto una ciocca di capelli dagli occhi chiusi di Sofia e un’ondata di calore mi s’irradia in tutto il corpo. Mi sono pentito di non aver proceduto con maggior prudenza con lei ma non la ho lasciata. La amo.

Se la natura di mio padre è anche in me, allora non sono degno di essere amato e il nostro è un amore impossibile. Ma non è così.

Il mio passato non può determinare chi sono. Sono le mie scelte, le mie azioni che fanno prendere una direzione al mio futuro.

Voglio affrontare le mie paure, perché non mi è mai passato per la testa di torcere neppure un capello a nessuno. Voglio dimostrare a Sofia e a me stesso che il nostro è un amore per il quale vale la pena di lottare, perché i nostri sono sentimenti autentici.

«La villa sul lago», copyright © 2025 Simona Maria Corvese

 

 

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