UN PAPÁ IN PRESTITO

UN PAPÁ IN PRESTITO

Storia vera di Simona Maria Corvese

Sabato pomeriggio, attendendo il ritorno di mio marito da un impegno lavorativo, mia figlia e io non avevamo voglia di soccombere alla calura meneghina. Muovendoci sulle tracce di Leonardo, siamo andate al Museo della scienza e della Tecnica a vedere la mostra “Leonardo da Vinci Parade”.

Alla fine dell’affascinante percorso proposto, troviamo il nostro gioco preferito: un rompicapo!

Una sorta di doppio labirinto assemblato con tubi di ferro e un cerchio da far muovere lungo l’intricato percorso, senza che tocchi l’architettura in ferro.

Ci avviciniamo e osserviamo un distinto signore dall’aspetto slanciato, i bermuda blu, la polo bianca e i capelli chiari, impegnato nella sfida.

Mia figlia non resiste ad aspettare il suo turno e si lancia sul rompicapo, facendo tintinnare il suo cerchio praticamente ovunque.

“Senza toccare”, le dice il misterioso signore, sorridendole divertito.

Ha parlato in un italiano perfetto ma dal forte accento anglofono. Anche il suo aspetto suggerisce origini straniere. Inglese? Americano? Canadese?

L’accento che ho udito non mi permette di capirlo.

Fattostà che tra mia figlia e il turista scatta un’immediata complicità nel gioco. È sufficiente un sorriso d’intesa e subito danno inizio a una divertentissima sfida a due, rispettando le regole del gioco.

Volto loro le spalle per qualche secondo e vedo una signora bionda con un bambino, di poco più grande di mia figlia, seduti a una panca appoggiata al muro del corridoio. Stanno guardando un video in inglese, proiettato sul muro di fronte, che narra la vita di Leonardo da Vinci. La signora e io ci sorridiamo e, di lì a poco, scopro che sono il resto della famiglia di turisti.

In pochi minuti Livia comincia a tempestare di domande il gentile papà.

Per qualche istante temo che lui non la capisca, tanto parla veloce per la curiosità. E invece no. Lui continua a sorriderle con aria divertita e le risponde a tono ma in inglese. Dà enfasi alle parole che lei può capire, usando un linguaggio semplice.

“Great, Livia!… Very good, Livia!… The winner is: Livia!”.

Alla fine mia figlia pronuncia la fatidica osservazione: “Tu sai parlare in italiano ma non sembri italiano”

Faccio per intervenire, per frenare la curiosità di mia figlia e la spontaneità, tipica dei bambini della sua età, 9 anni. Più che altro tempo che il turista non gradisca tutta quella spontaneità a ruota libera… e sono anche stupita perché mia figlia è timida e non concede facilmente la sua fiducia agli adulti.

Non faccio in tempo a inserirmi nella conversazione, per mediare, perché lui le sorride e le dice: “Hai ragione, Livia, sono inglese e adoro l’Italia!”.

“Sai che sono contenta?”, gli risponde lei dall’altra parte del rompicapo in ferro. “Oggi ho giocato con un papà in prestito e questa sera lo racconto subito al mio papà”.

Ci siamo salutati, ringraziando il gentile papà e dando alla famiglia di turisti indicazioni sull’altra mostra su Leonardo da Vinci, quella in Piazza della Scala, che non hanno ancora visto.

Livia ha raccontato a Richard, questo è il suo nome, che anche lì (nell’altra mostra) ha giocato ma con il computer e con il suo papà.

Così un caldissimo sabato pomeriggio di giugno si è trasformato in un’occasione per approfondire la conoscenza del genio di Leonardo da Vinci, per divertirsi e anche per conversare in inglese!

“Un papà in prestito”, copyright © 2019 Simona Maria Corvese.

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