RAPSODIA DI NATALE – racconto natalizio illustrato (estratto)

RAPSODIA DI NATALE

di Simona Maria Corvese

Questo racconto, adatto a un pubblico adulto, è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone, realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.

RAPSODIA DI NATALE – sinossi

Karen, una direttrice d’orchestra, ora direttore artistico di una prestigiosa scuola di musica a New York, deve organizzare il concerto di beneficenza di Natale. Il ricavato verrà devoluto a un istituto per ciechi della città. Tutti si chiedono perché una donna che ha diretto orchestre sinfoniche prestigiose ora lavori con ragazzi inesperti che aspirano a diventare musicisti professionisti. Karen ha avuto un’esperienza dolorosa in passato e ora lavorare con i ragazzi è per lei una necessità e un modo per fare ammenda agli errori commessi.

La parte solista verrà suonata al pianoforte da Alexandra, la sua allieva più brillante. Karen vorrebbe coinvolgere a suonare nel concerto anche il padre della ragazza, Henry, un pianista virtuoso che grazie al suo talento eccezionale tiene concerti in tutto il globo. C’è un problema però: Alexandra e Henry non si parlano da un anno. Da quando è venuta a mancare Isabel, la moglie, lui sembra essersi disinteressato della figlia. Avendo a cuore la ragazza ma anche il suo talento, Karen convoca Henry a scuola per un colloquio.

A una cena di Natale presso l’istituto dei ciechi, il cui direttore  è James, il fratello di Henry, Karen si trova in difficoltà: la serata è completamente al buio e Karen ha perso l’orientamento. Verrà in suo aiuto un uomo dai modi gentili. Karen ne rimane ammaliata ma rimarranno un affascinante mistero l’uno per l’altra perché non hanno avuto il tempo di presentarsi.

Henry e James sono entrambi attratti da Karen che, suo malgrado, si troverà coinvolta in un triangolo amoroso.  I due fratelli entrano in conflitto ma Karen prenderà una decisione, seguendo il suo cuore.

A causa di una tempesta di neve a New York, Karen rimarrà bloccata a casa di Henry e Alexandra per un week end: sarà l’occasione per aiutarli a ricostruire il loro rapporto affettivo e a darsi una seconda possibilità come padre e figlia. Complice la tempesta di neve, complici i preparativi natalizi per addobbare la casa, i segreti del passato di Henry e di quello di Karen verranno a galla, avvicinandoli.

C’è anche un problema che preoccupa Henry e che può influire sul suo futuro ma, non avendolo confidato ancora a nessuno, si porta questo peso da mesi. Karen sarà la prima a conoscere la preoccupazione di Henry.

Karen e Henry riusciranno a perdonarsi gli errori commessi in passato e a scrivere un nuovo capitolo della loro vita, questa volta con un lieto fine?… ma, per quanto riguarda Karen, un lieto fine con chi? Con James o con Henry?

 

New York, un mese a Natale.

Karen era piena di energie quella mattina dall’aria pungente di una giornata di fine novembre. Ogni tanto qualche passante che camminava di fretta lungo il marciapiede la urtava ma a lei non importava nulla. Non era mai stata così felice da quando aveva iniziato a organizzare il concerto di Natale nella sua scuola.

Un odore di fritto la investì da un fast food nelle vicinanze mentre il suono dei clacson, proveniente dal viale intasato dal traffico, infastidiva le sue orecchie. Continuò a camminare estraniandosi da tutto ciò che la circondava: il rumore dei coperchi di bidoni della spazzatura ammaccati e  sbattuti malamente, l’odore di tabacco dei mozziconi  di sigaretta che si accumulavano in strada, lo stridere dei freni dei veicoli, sirene. Si attardò solamente un istante, attratta dalla musica che dei buskers stavano suonando, intrattenendo i passanti. “Étude Opera 25 n.1- arpa eolica –  di Chopin”, realizzò tra sé e sé “ed è suonata incredibilmente bene”. Si fece largo tra la folla raccoltasi attorno ai buskers per vedere chi fosse il o la  musicista che riusciva a fare simili miracoli con una tastiera elettronica. In quell’istante la musica finì e, dopo qualche secondo di incredulo silenzio al cospetto di così tanta bellezza, vi fu uno scroscio di applausi. Il cappello messo a terra davanti allo strumento, si riempì immediatamente di monete. Karen si trovò di fronte una graziosissima brunetta sui sedici anni. Aveva lineamenti ispanici ma non del tutto, esattamente come lei  e la conosceva molto bene: era la sua studentessa più brillante, alla quale aveva assegnato una parte solista nel concerto. Suo padre era un pianista virtuoso di origini irlandesi, la madre, di origini latinoamericane, era stata una virtuosa violinista. Il talento musicale era scritto nei geni di quella ragazza. “Alexandra O’Brien, cosa ci fai qui?”, le chiese a bruciapelo. La ragazza trasalì quando la riconobbe. “Professoressa Alvarez, che sorpresa!”, ebbe la faccia tosta di risponderle con un’esplosione di gioia, dissimulando l’imbarazzo. Le spiegò che stava aiutando un amico busker che suonava in quel punto della strada, nelle vicinanze della scuola. “Va bene, però non fare tardi alle lezioni.”, le rispose con tono fermo ma non autoritario “Ti aspetto alle esercitazioni orchestrali”. Fece per salutarla e andarsene ma si fermò “A proposito, O’Brien, ottima esecuzione!”. Le strizzò l’occhio e riprese il suo tragitto, facendo in tempo a vedere con la coda dell’occhio il sorriso emozionato della ragazza per il complimento che aveva appena ricevuto.

Mancava un mese a Natale e Karen era ormai nel pieno dei preparativi per il concerto di beneficenza della scuola in cui lavorava. Da ormai tre anni era il direttore artistico di una delle più prestigiose scuole di arti dello spettacolo della metropoli. Karen era stata una stimata direttrice d’orchestra ma si era ritirata dalle scene dopo aver perso una causa colossale contro il padre naturale del figlio di sua sorella. L’uomo l’aveva accusata di essere una donna distratta nei confronti del nipote che aveva in affido, assente e indifferente nei suoi confronti. Era riuscito a vincere la causa e le aveva portato via il ragazzo, di cui non si era mai interessato prima, l’unico parente che rimaneva a Karen dopo la morte della sorella, gravemente malata di cuore. Non essendo mai stata sposata ed essendo una persona molto discreta, voci malevole avevano insinuato che Karen fosse una persona che teneva gli altri a distanza. Le cose non erano così. Nessuno si spiegava perché avesse voluto rinunciare al grande circuito della musica classica per dedicarsi all’insegnamento, ripiegando su orchestre giovanili di livello modesto rispetto alle grandi orchestre che aveva diretto. Solamente lei sapeva che la sua non era stata una scelta di ripiego: stare vicino ai ragazzi era un modo per fare ammenda al senso di colpa  che la divorava dopo la perdita del nipote. Perché provasse un simile senso di colpa era un segreto che custodiva nel suo cuore.

Ogni anno era lei a preparare e dirigere l’orchestra sinfonica giovanile della scuola per il concerto di Natale. Quell’anno il ricavato sarebbe stato devoluto a un istituto per ciechi della città.

Entrò a scuola e andò diretta all’auditorium del teatro, dove si svolgevano le esercitazioni orchestrali e dove l’attendevano i ragazzi. Entrando notò che un tecnico era pronto alla cabina di regia per il missaggio luci e audio. Anche i faretti erano stati sistemati e mettevano in risalto varie parti del palco dove erano sistemati gli studenti dell’orchestra. Karen voleva che i ragazzi si abituassero a vivere tutto quello che si prova quando un concerto va in scena. Per questo motivo ogni prova doveva essere il più simile possibile alla sera in cui avrebbero suonato: i tecnici, le luci come durante lo spettacolo e soprattutto, ogni volta, prove aperte al pubblico di studenti della scuola.   Mentre Karen percorreva un corridoio laterale in moquette che portava al palco, le luci erano già soffuse, a indicare che presto sarebbe iniziata la prova. Quando salì sul palco il brusio degli studenti seduti sui sedili in velluto imbottiti in platea cessò. Karen salutò i ragazzi, accolta a sua volta da un saluto caloroso, che lasciava trapelare quanto fosse da loro amata. “Siete pronti ragazzi?”, chiese trasmettendo loro tutta la sua contagiosa energia. La risposta entusiastica la rassicurò. Karen aveva molta esperienza nella direzione di orchestre sinfoniche ma anche ora, mentre la prova stava per iniziare, provò un brivido d’attesa.

“Molto bene, ragazzi”, disse alla fine della prova, poi si rivolse ai tamburi “Più decisi voi tamburi: il pubblico in sala deve sentirvi riverberare nel profondo dei loro petti!”. I ragazzi risero per l’espressione così appassionata di Karen, poi posarono a terra i loro strumenti. Era giunto il momento di far provare Alexandra, la solista. Karen l’ascoltò suonare l’Étude opera 10 n.9 in fa minore di Chopin sul pianoforte gran coda in dotazione alla scuola e la musica che la ragazza riuscì a rendere agli ascoltatori fu di una bellezza struggente. “Ha lo stesso talento del padre”, pensò Karen, chiedendosi perché l’uomo non s’interessasse agli studi della ragazza. Era un anno ormai che si limitava a pagare la retta senza fare neanche un colloquio per essere informato sui grandi progressi che Alexandra stava facendo. “Un simile dono musicale non può essere ignorato”, meditò scuotendo la testa.

Tutti gli anni al concerto di beneficenza di Natale la scuola invitava una star che si rendeva disponibile a fare da richiamo con il pubblico. Quell’anno Karen, in qualità anche di direttore artistico, aveva intenzione d’invitare proprio Henry O’Brien, il padre di Alexandra. Sapeva che riuscirci sarebbe stata un’impresa, dal momento che l’uomo aveva un’intensa carriera concertistica all’attivo. Sapeva anche che per tutto il periodo natalizio sarebbe stato a New York per una serie di concerti e questo giocava a suo favore. Lo aveva già contattato per fissargli un colloquio nel corso del quale gli avrebbe parlato degli studi della figlia e avrebbe provato a chiedergli di suonare qualcosa al loro concerto. “Vorrei vederli suonare insieme”, pensò, riferendosi ad Alexandra e Henry, con la certezza che la ragazza sarebbe stata all’altezza del talento del padre. “… e allora, forse, si accorgerebbe di quanto lei gli somigli”.

La sera successiva Karen era stata invitata dal direttore dell’istituto per ciechi a un pranzo di gala, nel corso del quale l’uomo avrebbe dato ufficialmente la notizia del concerto di beneficenza a loro favore. Sarebbe stato un pranzo particolare nel salone delle feste della scuola: tutto si sarebbe svolto completamente al buio e gli studenti della scuola avrebbero fatto da camerieri. Quando arrivò alla scuola, trovò ad attenderla nell’atrio dall’aspetto solenne James O’Brien, il direttore, che l’accolse calorosamente. “Grazie per essere qui e per tutto quello che stai facendo per noi, Karen”. Quando entrarono nel salone, la prese a braccetto per guidarla nel buio fino al suo tavolo, poi si allontanò, promettendole che sarebbe tornato presto a sedersi accanto a lei. James fece il discoro di benvenuto ai genitori dei ragazzi e, come promesso, diede la notizia del concerto natalizio di beneficenza a favore del loro istituto, ringraziando pubblicamente Karen, che quella sera li stava onorando della sua presenza. Ci fu un caldo applauso, poi gli ultimi arrivati andarono a prendere i loro posti, accompagnati dagli studenti. In quel momento Karen fu urtata da delle persone e perse gli occhiali. Aveva udito distintamente il loro tonfo a terra e il rumore metallico della montatura che strisciava poco lontano da lei. Si alzò di scatto e, nel buio pesto, seguì la direzione che aveva percepito. Si abbassò, fece qualche passo e, a tastoni, riuscì a recuperarli. Quando si alzò, provò una sensazione di panico: nel brusio generale delle persone che gremivano il salone, immerso completamente nel buio, aveva perso l’orientamento. Provò ad avanzare ancora di qualche passo, tastando i bordi dei tavoli ma incontrava solamente posti occupati. Non sapeva più in quale punto del salone era. A un certo punto andò a sbattere rovinosamente contro una persona più alta di lei. Un corpo forte e tonico. L’urto le fece perdere l’equilibrio. Barcollò, rischiando di cadere. Una mano cavalleresca la sostenne al gomito. Istintivamente, con la mano del braccio libero, Karen si appoggiò alla sua spalla, sentendo il tessuto liscio di un completo da uomo. “Mi scusi”, disse “non riesco a trovare più il mio posto”. Lo sentì sorridere. “Non si preoccupi, mi ci è voluto parecchio prima d’imparare a orientarmi al buio. Per un cieco è più facile rispetto a noi”, le disse con un timbro di voce profondo e virile che le fece provare un brivido di piacere. “C’è un proverbio africano che dice che è cieco chi guarda solamente con gli occhi”. Karen rimase un istante in silenzio, riflettendo su quelle parole “È vero”, rispose “anche se in questo momento non riesco a orientarmi”. Lo sentì ancora sorridere. “Venga, la riaccompagno al suo posto” e così dicendo, la prese disinvoltamente per mano, guidandola fino al suo tavolo. Il corridoio creato dai tavoli ormai affollati era diventato talmente stretto che non c’era altro modo di procedere se non in fila indiana, tenendosi per mano. “Non mi ero allontanata così tanto”, esclamò Karen sorpresa, una volta raggiunto il suo posto “… ma lei come ha fatto a trovarlo senza neanche chiedermi dov’ero seduta?”. “Ho sentito il suo profumo quando è arrivata ed è passata accanto al mio tavolo. L’ho riconosciuto quando lei è cozzata contro di me e ho tastato un posto libero ora, due tavoli dopo il mio”, le rispose con un tono pacato e divertito nella voce.

è proprio cieco chi guarda solamente con gli occhi”, rispose Karen “La ringrazio moltissimo per il suo aiuto”. “Di nulla”, rispose lui scostandole la sedia. Nel momento in cui l’aiutò a sedersi, sospingendo la sedia verso il tavolo, si avvicinò molto, chinandosi verso di lei. Karen sentì il profumo del suo dopobarba misto a quello della sua pelle, che le fecero accelerare i battiti del cuore. “Le auguro una buona serata, signora”, le disse e poi si allontanò.

Karen rimase affascinata da quel gentiluomo misterioso di cui non avrebbe mai conosciuto il nome, dal momento che non avevano avuto il tempo di presentarsi in quella particolare circostanza. Non si accorse che anche lui era rimasto affascinato da lei e, proprio per questo, nell’accostare la sua sedia al tavolo, le si era avvicinato un po’ più del dovuto, per respirare ancora per qualche istante il dolce profumo della sua pelle e udire la sua voce gentile e melodiosa.

Karen Alvarez (la protagonista femminile di “Rapsodia di Natale”)

Henry O’Brien (il protagonista maschile di “Rapsodia di Natale”)

RAPSODIA DI NATALE

(estratto)

“Rapsodia di Natale”, copyright © 2021, Simona Maria Corvese

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