L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI, di Jean Giono – 2a puntata.

L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI, di Jean Giono – 2a puntata.

Questo è un libro che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero leggere. Perché? Perché quello che ci comunica è un messaggio profondo: un inno alla vita, attraverso l’amore per la natura.

Il protagonista di questa storia è un uomo pacifico e, al tempo stesso, eccezionale per la generosità e l’altruismo con cui fece nascere una foresta di querce. Un uomo comune ma, proprio per questo, indimenticabile.

Buona lettura di questo racconto allegorico, per me indimenticabile, come il suo protagonista.

Simona

 

 

C’era difatti una fonte, ma secca. Le cinque o sei case senza tetto, corrose dal vento e dalla pioggia, e la piccola cappella col campanile crollato erano disposte come le case e le cappelle dei villaggi abitati, ma la vita era scomparsa. Era una bella giornata di giugno, molto assolata ma, su quelle terre senza riparo e alte nel cielo, il vento soffiava con brutalità insopportabile. I suoi ruggiti nelle carcasse delle case erano quelli d’una belva molestata durante il pasto. Dovetti riprendere la marcia. Cinque ore più tardi, non avevo ancora trovato acqua e nulla mi dava speranza di trovarne. Dappertutto la stessa aridità, le stesse erbacce legnose. Mi parve di scorgere in lontananza una piccola sagoma nera, in piedi. La presi per il tronco di un albero solitario. A ogni modo mi avvicinai. Era un pastore. Una trentina di pecore sdraiate sulla terra cocente si riposavano accanto a lui. Mi fece bere dalla sua borraccia e, poco più tardi, mi portò nel suo ovile, in una ondulazione del pianoro. Tirava su l’acqua, ottima, da un foro naturale molto profondo, al di sopra del quale aveva installato un rudimentale verricello. L’uomo parlava poco, com’è nella natura dei solitari, ma lo si sentiva sicuro di sé e confidente in quella sicurezza.

(continua)

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