LE QUERCE GEMELLE – 7a puntata

Simona Maria Corvese

LE QUERCE GEMELLE

 

Un misterioso messaggio custodito nell’incavo di una quercia, il racket della malavita e un enigma da risolvere, che solo lo sguardo innocente di un bambino in affido ai servizi sociali potrà contribuire a risolvere. Queste sono le cose che legano indissolubilmente il destino dei due protagonisti.

“Le querce gemelle” è la storia di Rebecca, una studentessa universitaria prossima alla laurea, cui la vita ha riservato un brutto colpo e di Mattia, un giovane uditore giudiziario dal passato difficile.

Le querce gemelle sono loro perché in comune hanno una forza quieta che li aiuta ad affrontare le difficoltà che la vita presenterà loro, senza mai gettare la spugna. Il loro è un amore immediatamente riconosciuto ma a lungo trattenuto, soprattutto dalle direzioni molto differenti che prendono le loro vite. Non sempre però le scelte giuste in un determinato momento della vita si rivelano tali nel lungo termine. Non sempre strade che portano in direzioni diametralmente opposte sono destinate a non incontrarsi.

 

Rebecca e Mattia hanno la forza tranquilla delle querce e l’entusiasmo della gioventù ma riusciranno a superare le difficili prove che riserverà loro la vita?

Questo racconto, adatto a un pubblico adulto e young adult, è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone, realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.

 

Foto di Simona Maria Corvese, le querce gemelle dei giardini della Villa Reale di Monza. Copyright © 2017-2018 Simona Maria Corvese.

“Le querce gemelle”, Copyright ©2017-2018 Simona Maria Corvese.

 

LE QUERCE GEMELLE – 7a puntata

“Oh… ma non è solo un giardino… è anche un orto!”, esclamò esterrefatta Rebecca.

Mattia le sorrise divertito: “Non ti aspettavi un giardino così, vero?”.

Rebecca annuì, guardandosi intorno incredula “… ci sono anche i girasoli, la lattuga e i pomodori… è surreale…”, poi proruppe in una risata argentina che contagiò anche Mattia. “Non ho mai visto nulla di simile in piena città”, esclamò Rebecca, osservando le case della vecchia Milano, con le loro imposte in legno scuro, che si affacciavano su quell’incredibile giardino-orto in terrazza.

Mattia annuì e le spiegò che era una passione della mamma di Arianna, appassionata di giardinaggio.

“Dov’è la nostra postazione di studio?”, chiese Becky.

“Oh, sì, tranquilla… non ti faccio studiare sotto il sole tutta la mattina! Vieni con me.”, le rispose lui, facendole cenno di seguirlo.

Oltre un’alta siepe di bosso era stato aperto un ampio ombrellone che gettava una lunga ombra sul tavolino in legno e sulle sedie. Tutte intorno alla zona di studio correvano piante di pomodori e aiuole d’insalata. Poco più in là tre comignoli spuntavano tra le assi di legno.

Rebecca notò che Mattia aveva già appoggiato sul tavolino un codice di procedura penale e alcuni fogli con schemi a mappe del processo per direttissima. Una borsa 24 ore giaceva accanto a una delle due sedie.

Mattia le spostò una sedia e la fece accomodare. Sedettero tutti e due al tavolino. Rebecca, mentre apriva lo zainetto che si era tolta dalle spalle, indugiò qualche istante a osservare il volto di Mattia.

“Hai l’aria di una che sta per dire qualcosa…”, osservò lui con gentilezza. Aveva notato lo sguardo della ragazza ma non aveva compreso perché lo stesse osservando così incuriosita.

Rebecca arrossì. “Oh, no… scusami. Non volevo essere indiscreta… solo che… non assomigli proprio a nessuno della famiglia di Arianna, tantomeno a lei…”.

Mattia sorrise e annuì. “Sono tutti rossi e bassini in famiglia loro, mentre io sono moro e alto, vero?”.

Rebecca annuì mentre appoggiava il suo codice di procedura penale esplicato sul tavolino.

“In effetti non siamo proprio parenti…”, continuò lui.

Rebecca era sempre più curiosa. Sapeva solo che la madre di Arianna era sorella del padre di Mattia.

… (continua)

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