LA NOSTRA STORIA

LA NOSTRA STORIA

Storia vera di Elisa B., raccolta da Simona Maria Corvese

“In ogni giorno della nostra vita noi facciamo depositi nella banca della memoria dei nostri figli.”
Charles Swindoll

 

Ho sempre desiderato essere viva e presente il giorno in cui avrei consegnato a mia figlia un libro speciale che ho scritto per lei anno dopo anno, per raccontarle la nostra storia e lasciarle il ricordo di tutto ciò che abbiamo vissuto insieme.

Quel momento è giunto. Oggi Tiziana compie 18 anni e, tra i regali che ha ricevuto, c’è un libro avvolto in una carta rosa e impreziosito con un fiocco rosa e bianco.

Tiziana, nel salotto di casa, lo scarta e si sofferma a leggere il titolo: “La nostra storia”, dice assorta. Lo apre, sfoglia le prime pagine poi si illumina. “È la storia che hai scritto per me in questi anni, mamma!”, esclama con gioia, gettandomi le braccia al collo.

Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Ho realizzato un sogno oggi. Ho consegnato a mia figlia una parte importante della vita che abbiamo vissuto insieme a lei. Le ho passato il testimone, affidandole il compito di portare avanti una tradizione di famiglia: quella di raccogliere i ricordi familiari. Non è un vezzo. Questi ricordi le daranno un senso di appartenenza un domani. Saprà sempre che non è sola, che è stata amata intensamente dai suoi genitori e un giorno, quando sarà anche lei madre, trametterà lo stesso senso di appartenenza e amore ai suoi figli.

Con uno sguardo alla copertina del libro la mia mente vola indietro nel tempo, fino al giorno in cui ho iniziato a scrivere la nostra storia. Non era nelle mie intenzioni scrivere una noiosa biografia. Siamo persone comuni, che vivono una vita comune a quella di tante altre persone. Non lasceremo un’impronta sul terreno della grande storia e quando saremo morti verremo dimenticati. Tuttavia siamo riusciti nell’impresa di fare qualcosa di straordinario: amarci profondamente per tutta la vita, come coniugi e come genitori.

Inizialmente avevo pensato di scrivere una lettera all’anno a mia figlia, raccontandole le cose più importanti che avevamo vissuto quell’anno ma l’idea della lettera non mi convinceva del tutto. Alla fine decisi di scrivere un vero e proprio libro di racconti memoir e molto altro. Ogni capitolo avrebbe raccontato un anno. Il passo successivo fu quello di decidere cosa mettere esattamente in questo grande raccoglitore di ricordi, altrimenti il rischio sarebbe stato quello di trovarsi davanti a una pagina bianca e non sapere da che parte iniziare a raccontare la nostra vita insieme.

Ricordo che un giorno ero in negozio di quelli che vendono mille cose diverse: casalinghi, calzature, giocattoli, cartoleria. Stavo cercando una scatola dove mettere il regalo di compleanno per un’amica, quando mi venne l’idea: raccogliere in una scatola tutte le cose che volevo ricordare di quell’anno. La scatola la comprai per me e, da quel giorno, cominciai a raccogliervi fogli sui quali avevo scritto aneddoti che riguardavano la nostra famiglia: cose gioiose, divertenti ma anche tristi, che ci avevano dato preoccupazioni, argomenti importanti per noi. Poi pensai di aggiungere anche articoli di giornale che riportavano avvenimenti importanti accaduti quell’anno, ricordi di gite fatte insieme e fotografie. Insomma tutte quelle cose che, con il passare degli anni avremmo dimenticato. Con quel materiale, organizzato in modo chiaro, avrei dovuto semplicemente far scorrere ogni aneddoto, articolo, foto o biglietto di museo e cominciare a scrivere il capitolo di quell’anno. Per ultimo avrei aggiunto il titolo del capitolo che avrebbe dato un senso a quell’anno di vita. Ricordo che quando scrissi il capitolo dell’anno in cui nacque Tiziana, non ebbi alcuna incertezza sul titolo: “Gioia immensa”.

Anno dopo anno, con irriducibile entusiasmo, scrissi il mio scrigno d’amore per mia figlia, con la ferma intenzione di consegnarglielo quando avrebbe compiuto 18 anni. Era una cronaca in presa diretta della sua vita ma anche della nostra come genitori, scritta nel momento in cui la stavamo vivendo. Era un dono d’amore ma anche un passaggio di testimone dalla nostra generazione di genitori alla sua di figlia.

Ogni anno, il giorno del suo compleanno, le mostravo il libro ma senza farle leggere il contenuto. Il titolo non lo avevo ancora scritto, lo avrei fatto solo alla fine per lasciarle la sorpresa. Tiziana poteva solo leggere il titolo del capitolo di quell’anno. Talvolta capitava che Tiziana, dopo aver letto il tiolo, mi chiedesse qualcosa sul capitolo ma il nostro patto era che il contenuto sarebbe rimasto una sorpresa e non venni mai meno all’impegno preso. Volevo anche che Tiziana sapesse dove conservavamo il nostro libro. Avevo affittato una cassetta in un ufficio postale della nostra città e ogni anno, dopo aver scritto il mio capitolo, tornavo alla posta per riporre il libro. Tiziana veniva con me e sapeva dove avrebbe potuto trovarlo, se mi fosse capitato qualcosa prima che lei compisse 18 anni.

Quando fu un po’ più grande si appassionò particolarmente a questo progetto familiare e capitò che a volte fosse proprio lei a consegnarmi dei piccoli oggetti o foto scattate da lei, affinché li inserissi nel capitolo annuale come ricordi. C’è una foto, in particolare, che mi ha commosso. Eravamo andati tutti e tre al parco un sabato d’autunno. Siamo sempre stati appassionati del foliage autunnale. È uno spettacolo della natura di grande bellezza che invita alla contemplazione e dona un senso di dolce attesa. La voglia di calore, di prendersi cura l’uno dell’altra, di confortarsi con l’affetto è particolarmente forte in quel momento dell’anno. Quel giorno mio marito e io avevamo una foglia a 5 punte, caduta ai piedi di un albero. Discutevamo sul nome dell’albero e non eravamo d’accordo su quale albero fosse. Tiziana, senza che noi ce ne accorgessimo, ci scattò una foto, uno di fronte all’altra e io con la foglia in mano. Tutt’intorno un tappeto di foglie cadute dalle infinite sfumature e una leggera nebbiolina che cominciava a calare con il crepuscolo sulla campagna lombarda. C’era qualcosa nell’espressione che Tiziana era riuscita a catturare che coglieva tutto il senso del nostro discorso e anche la magia di quel momento dell’anno. Sembrava che fosse riuscita a fotografare anche il silenzio del parco. Ne rimasi toccata perché avevo dimenticato quel momento.

Man mano che gli anni trascorrevano la responsabilità di scrivere il capitolo annuale della nostra storia fu sempre più sentita non solo da me ma anche da mia figlia, che continuò a dare il suo contributo.

Un giorno d’estate eravamo sedute all’ombra di un pino in montagna. Avevamo fatto un picnic e, dopo mangiato, ci eravamo messi a leggere ciascuno la sua lettura preferita. Alzai lo sguardo e osservai con tenerezza mia figlia. Era cresciuta ma i suoi tratti erano quelli di quando era piccola.

“Cosa c’è, mamma?”, mi chiese, sentendosi osservata.

Le spiegai che la stavo osservando e pensando a cosa avrebbe fatto di lì a qualche anno.

“Dunque… quando avrai la mia età potresti essere mamma anche tu”, dissi, continuando incoraggiata dalla sua curiosità “quando avrai 24 anni dovresti essere laureata e quando avrai 18 anni sarai concentratissima nei tuoi studi per prepararti al futuro”.

“Non solo, mamma!”, esclamò pronta lei “Avrò anche iniziato a leggere il libro della nostra famiglia!”, mi ricordò.

In quel momento desiderai con tutta me stessa di esserci quel giorno per consegnarle i nostri ricordi e godere delle emozioni che avrei provato in quel momento.

Eccomi qui ora. Ho realizzato un sogno, aprendo lo scrigno d’amore della nostra storia e lasciando fluire tra le sue mani tutto il nostro affetto di genitori, per sempre.

“La nostra storia”, copyright © 2019 Simona Maria Corvese.

 

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