LA MUSICA È UN PONTE CON IL CIELO ANCHE IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO.

LA MUSICA È UN PONTE CON IL CIELO ANCHE IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO.

Concludo con oggi il mese di letture dedicate alla Shoah, parola ebraica che significa “distruzione” e che tutti conosciamo.

Il brano che propongo oggi tratta una pagina della storia meno conosciuta: lo sterminio del popolo Rom nei campi di concentramento, durante la seconda guerra mondiale.

Buona lettura, se volete.

Simona

Auschwitz-Birkenau, Zigeunerlager, settore BIIe – tarda primavera del 1944.

“Auschwitz, il campo di sterminio ideale, secondo il capo delle SS heinrich Himmler. Ideale perché posto in luogo isolato, ma ottimamente servito dalla ferrovia. Il sistema dei binari è formidabile. …

«Se invece di buttare energie, capitali e uomini nell’annientamento di ebrei e zingari, la perfetta organizzazione nazista producesse caramelle, sai dove si andrebbe a finire?»

«Caramelle, hai detto?»

«Sì, caramelle… Una produzione mondiale per far entrare denaro a fiumi nelle casse del Reich. Allora sai dove si andrebbe a finire?». …

Lo Zigeunerlager BIIe è immenso, affollatissimo. È il settore riservato agli zingari. Solo a loro. Ognuno con il suo bravo tatuaggio, una Z  e il suo numero. E sui quei quattro cenci un triangolo nero, lo stesso per zingari e criminali.

Perché sia stata ideata una zona solo per zingari, se lo sono domandati in tanti.

«Siete fortunati», dice una guardia, una di quelle con i cani «vi hanno lasciati tutti insieme, con le vostre famiglie, vi hanno lasciato addosso i vostri vestiti, potete confortarvi a vicenda, non siete stati separati come hanno fatto con gli ebrei… che cosa volete di più?».

Giusto. Che cosa vogliamo di più?

Finchè si è vivi la speranza non muore e la sera si siedono tutti in cerchio, come se fossero ancora intorno ai fuochi, e cantano, suonano, parlano e ridono. …

Hanno ancora le loro chitarre e le fisarmoniche, sono ancora vivi, non è questo che conta? Essere vivi e insieme? E poter riversare nella musica il dolore e la speranza?

Gli ebrei del settore vicino ascoltano quei canti e quella musica, che tante notti prosegue fino all’alba. E se la musica è un ponte con il cielo, come dice una vecchia canzone zingara, i prigionieri ebrei non si capacitano come qualcuno lì possa cantare. Non sanno che con la musica ci si può anche staccare da terra… e migrare verso l’alto? Chi l’ha detto che l’unica strada per andarsene di lì sia quel camino?

… il dottor Mengele … sceglie tra i nostri figli quelli che tra non molto si sentiranno urlare. Lui lavora là in fondo, in quello che chiamano laboratorio.

«Menghele è venuto a prendere anche i miei due gemelli. Ero contenta che li portasse dove sta lui, in quella casa, perché dicevano che lì i bambini mangiano di più. Poi me li ha restituiti. Li aveva cuciti insieme per la schiena. Cuciti insieme, capisci? … Le piaghe erano infette. Urlavano. Quando sono morti sono stata contenta». …”

Tratto da “La compagnia del vento, di Vanna de Angelis, edizioni PIEMME Voci.

  •  
    229
    Shares
  • 229
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento da Facebook

Leave A Response

* Denotes Required Field