LA MUSICA DEL CUORE

LA MUSICA DEL CUORE

“Imparare a suonare la chitarra faceva bene a Matteo, il mio bambino affetto da autismo. E c’era una simpatia reciproca tra lui e Stefano, l’insegnante.
Vederli insieme mi dava un grande conforto, non solo come madre”

“Amare è come suonare uno strumento musicale. Prima devi imparare le regole per suonarlo poi le devi dimenticare e suonarlo con il cuore”.

Anonimo

Storia vera di Viola F., raccolta da Simona Maria Corvese

“Lascia stare quelli con cui hai la sensazione che non potrebbe funzionare. Non perderci tempo”, fu il consiglio di mio padre. Sedeva in poltrona, nel salotto di casa sua, con le gambe incrociate e un quotidiano in mano. Mia madre era morta da un anno ma lui non si era perso d’animo. Si era dedicato a me e mio figlio, senza mai dare a vedere quanto gli mancasse la donna che era stata compagna della sua vita per quasi cinquant’anni. La sua presenza era stata un grandissimo aiuto, soprattutto quando lavoravo. Abitavamo nello stesso condominio ma in piani diversi ed era lui che si occupava di mio figlio, andando a prenderlo a scuola e aiutandolo nello studio.

Dopo la fine del mio breve matrimonio e quella di una lunga relazione, mio padre, per il mio compleanno, aveva deciso di regalarmi l’iscrizione a una delle agenzie matrimoniali più serie di Milano, nella speranza che io potessi incontrare l’anima gemella. Anima gemella. Un’espressione importante, soprattutto per persone ottimiste. Ottimismo che non avevo dopo due fallimenti affettivi che pesavano sulla mia vita.

La verità era che avevo 38 anni e un bambino di 7 anni, speciale. Come madre di un bambino autistico, prossima ai quarant’anni, ero convinta di non avere molte possibilità di successo per rifarmi una vita sentimentale. Non ero in cerca di un maschio con cui vivere alla giornata: la sola idea di sedermi al tavolo di un ristorante e dirsi “Che lavoro fai nella vita? Ti piace?… Molto interessante, raccontami…”, solamente per conoscere gente nuova a caccia di donne sole, mi dava la nausea. Mi interessava conoscere un uomo con cui condividere un progetto di vita concreto ma, obiettivamente, con la mia situazione familiare, non avevo molte chances.

Un’agenzia per cuori solitari forse mi avrebbe risparmiato incontri deludenti. Perché non tentare?

Mi venne proposta una rosa di persone con caratteristiche che avrebbero potuto avvicinarsi alle mie aspettative. Iniziai così una breve corrispondenza con queste persone. Era bello alla sera connettermi al computer e parlare con potenziali anime gemelle che vivevano un po’ in tutta la Lombardia. Mi trovai però a fronteggiare un imprevisto. Avevo sempre pensato che quando avrei parlato di mio figlio, li avrei visti prendere la fuga e invece accadde il contrario. Gli uomini che avevo incontrato di persona erano stati tutti gentili. Ma quando avevo fatto conoscere loro mio figlio, era stato lui a opporre resistenza. Non ce n’era uno che gli andasse bene. Era scontroso con tutti ed arrivava persino a cacciarli via.

Matteo vedeva come il fumo negli occhi questa idea dell’agenzia matrimoniale. Era gelosissimo di ogni uomo che avrebbe potuto portargli via la sua mamma.

Un po’ me l’ero aspettata questa situazione. Altre mie amiche o colleghe divorziate si erano trovate nella situazione di accettare appuntamenti con uomini che sarebbero poi diventati i loro nuovi partner. Avendo fronteggiato queste problematiche prima di me, mi avevano preparata. Ero pronta ad affrontare questa reazione e a lavorarci su parecchio ma Matteo sembrava irremovibile dalle sue convinzioni.

Stavo per abbandonare l’idea di fare nuove conoscenze quando un pomeriggio, andando a prendere mio figlio alla lezione di chitarra alla scuola civica di musica, conobbi Stefano, il suo nuovo insegnante. Non era lo stesso che aveva avuto l’anno precedente ed era anche un’insegnante di musica in una scuola media di una cittadina della provincia milanese.

Scambiammo qualche parola e gli parlai della lieve forma di autismo di Matteo. In piedi, sulla porta dell’aula, Stefano mi rasserenò subito: “la musica, soprattutto l’improvvisazione, aiuta i bambini affetti da questo disturbo a esprimersi e a comunicare con gli altri. Aspetta un attimo, per favore”. Si allontanò e tornò alla cattedra, dove estrasse dal suo zaino un bigliettino da visita. Tornò da me e me lo consegnò. “Qui c’è l’indirizzo del mio corso di musica terapia che tengo gratuitamente presso un centro specializzato. Trovi anche la mia email. Prova a vedere sul sito quello che facciamo e se senti il bisogno di farmi domande, puoi scrivermi”, mi disse con un sorriso che avrebbe messo a proprio agio chiunque.

Lo ringraziai e, tornando a casa, parlai di lui a Matteo. Gli dissi che mi era parso una persona simpatica e capii che mio figlio lo adorava.

Nei giorni seguenti, dopo aver visto sul sito che mi era stato indicato quali benefici la musica potesse dare ai bambini autistici, decisi di scrivere a Stefano per porgli qualche domanda.

Lui fu gentilissimo e mi rispose subito, indicandomi altri indirizzi dove avrei potuto raccogliere altre informazioni. Con grande spontaneità continuammo a scriverci, alla sera. Lui mi parlò delle sue esperienze con bambini speciali come Matteo e io delle mie esperienze con persone più mature che, grazie alla scrittura, avevano trovato un modo di raccontare la loro vita e farne dono ai familiari . Spiegai a Stefano che lavoravo in una casa editrice e anche in un’università della terza età, dove insegnavo scrittura creativa e anche l’arte di scrivere racconti memory. I libri erano la mia vita.

A parte questo, non sapevo nulla della sua vita. Non era solo una persona molto gentile, era anche un bell’uomo. Era alto, moro, con due occhi castano scurissimi e un sorriso gentile. Non doveva avere più di 45 anni ed era anche possibile che fosse sposato.

Nei giorni seguenti, quando andai a prendere Matteo, sentii un capannello di mamme che stavano parlando di Stefano. A quanto pareva il suo aspetto affascinante e la sua gentilezza avevano fatto breccia in molti cuori femminili. Fu così che scoprii che Stefano era divorziato e non aveva figli. Quel pomeriggio fu lui a fermarmi perché voleva parlarmi di alcune cose che aveva osservato di Matteo. Purtroppo il bambino era molto irrequieto quel giorno e non potei trattenermi.

“Se non sono indiscreto, potrei avere il tuo numero di cellulare? Ti vorrei telefonare più tardi per parlartene.”, mi disse, uscendo con noi dalla scuola.

Fu una bella sensazione camminare con Stefano accanto a noi. Mi sentivo protetta, in pace con me stessa e fiduciosa nel futuro. Per un istante ebbi un’immagine di noi tre insieme, come se fossimo una famiglia. Non era un sogno a occhi aperti, bensì un desiderio.

Mi chiamò, come promesso e mi disse che aveva notato una notevole apertura di Matteo negli ultimi tempi. La musica non lo avrebbe mai guarito ma stava producendo effetti positivi su di lui. Mi sentii rasserenata dalle parole di Stefano ed ebbi la sensazione che l’interesse che stava mostrando per mio figlio fosse sincero. Mi sorprese anche scoprire che parlare con lui era facile. La nostra conversazione spaziò su molti altri argomenti quella sera e quella telefonata fu la prima di una lunga serie. Io non avevo mai amato parlare al telefono, neppure quando ero ragazza ma, quando Stefano mi chiese il permesso di chiamarmi ancora, provai tantissima gioia. Avevo così sperato che me lo chiedesse quella sera ed era successo veramente. Ci sentimmo con regolarità per alcuni mesi, parlando di tantissime cose. Ogni volta stavamo al telefono o in collegamento Skype almeno un’ora. Una cosa strabiliante, che non avevo mai fatto neppure quando ero adolescente.

Prima di Natale decidemmo di comune accordo di incontrarci una sera per il nostro primo appuntamento. Mio padre si offrì di tenermi Matteo, che non oppose nessuna resistenza alla mia uscita. La sua simpatia per l’uomo che gli insegnava a suonare la chitarra era sconfinata.

 

Quella sera andammo a cenare in un ristorante che conosceva Stefano poi ci attardammo in un bookstore in centro a Milano. Prendemmo un caffè lì e, essendo nel mio regno, quello dei libri, Stefano mi chiese consigli quando ci fermammo di fronte alla sezione della letteratura classica. Scoprii che Stefano, come me, amava Dickens. Che dire? Era perfetto! Nessuno di noi due aveva voglia di far finire quella bella serata così, usciti dal bookstore, andammo in un piano bar. Luci soffuse, atmosfera accogliente e le note avvolgenti di un piano, che ci diedero la possibilità di parlare anche di musica: un altro interesse che avevamo in comune. Alla fine della serata avevamo ancora voglia di rivederci presto. Mi sentivo molto attratta da Stefano e dal suo sguardo gentile che sembrava ricambiare l’interesse. Inoltre, grazie alla nostra corrispondenza e alle nostre lunghe telefonate, mi sembrava di conoscerlo già un po’, come se ci fossimo frequentati da ben più di una sera.

Decisi così di incontrare Stefano la domenica successiva nella chiesa dove suonava con un ensemble di chitarre di suoi ex studenti. Finita la Messa saremmo andati in un locale nelle vicinanze per un brunch domenicale. Con l’occasione avrei portato con me anche Matteo, per vedere come avrebbe reagito il bambino al fatto che Stefano e io avevamo cominciato a frequentarci. Con l’occasione avrei studiato anche le reazioni di Stefano. Non volevo affezionarmi a un uomo che non accettasse mio figlio o che non volesse essere mio compagno anche nelle numerose sfide che mio figlio e io avremmo dovuto affrontare nella vita.

Quella domenica, durante tutta la messa Matteo osservò con uno sguardo pieno di orgoglio il suo maestro di musica che suonava. Alla fine, quando ci avvicinammo a lui, Stefano salutò Matteo con un sorriso che mi scaldò il cuore e una voce gentile.

Rimasi in ansia temendo che Matteo potesse avere uno dei suoi attacchi di gelosia. Stefano era sì il suo maestro preferito ma era anche l’uomo che aveva iniziato a frequentare sua madre.

Ogni mia preoccupazione si dissolse quando il bambino lo salutò con la stessa simpatia con la quale parlava di lui a casa. Passammo tutta la giornata insieme e Matteo non manifestò mai segni d’insofferenza nei confronti di Stefano. Stefano, dal canto suo, sembrava capire alla perfezione Matteo e sapere come comunicare con lui. Capii che Stefano non sarebbe stato una persona di passaggio come quelle che avevo incontrato tramite l’agenzia per cuori solitari. Matteo lo aveva accettato ed era lui la persona giusta per noi.

Stefano, grazie alla sua gentilezza, aveva conquistato il mio cuore e, in cuor mio, sentivo di aver fatto la scelta giusta.

“La musica del cuore”, copyright © 2019 Simona Maria Corvese

 

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