LA MIA PARTE DI CIELO

LA MIA PARTE DI CIELO

“Vuoi vedermi come una persona sleale?

… non volevo la tua pietà. Volevo che tu mi accettassi per quello che sono”.

Kevin è un militare di lungo corso e un provetto pilota di elicotteri. Proprio quello che sto cercando per l’elisoccorso. In più ha un modo di guardarmi che sembra voglia leggermi nell’animo. Sono attratta da lui e capisco di essere corrisposta ma ho paura di essere ancora delusa.

“La mia parte di cielo”, pubblicato sul numero 26 – 28 giugno 2022 della rivista Confidenze di Stile Italia Edizioni.

LA MIA PARTE DI CIELO

Storia vera di Claudia T., raccolta da Simona Maria Corvese

Sabato pomeriggio mio figlio Marco e io andiamo a casa di un’anziana signora, nostra nuova vicina di casa. Quella dolce signora d’altri tempi è entrata subito in sintonia con Marco, conquistando la sua simpatia e anche la mia.

Abitiamo in un quartiere residenziale di Boston, in una di quelle case a schiera con i mattoncini rossi e le finestre a riquadri. Tess ci accoglie con affabilità e, mentre sorseggiamo il tè, lo sguardo di Marco cade sulla bellissima apple pie. “Lo sai che mio nonno è bravissimo a cucinare l’apple pie?”, le confida. “Sono emigrata qui dall’Italia, qualche anno fa, appena sposata, per stare vicino a mio padre vedovo. Qui lui ha una fiorente scuola di cucina”, le spiego. “Io però non ho il suo talento e ho seguito altre aspirazioni. È stato mio marito a farlo poi, un giorno, il suo animo irrequieto lo ha portato a  inseguire nuovi sogni a Londra, abbandonando la famiglia”. Tess mi guarda dispiaciuta.

Scopriamo così che Tess ha avuto due pasticcerie artigianali a Boston “Le ho cedute quando sono andata in pensione. Mio figlio non ha passione per questo lavoro. Kevin è un pilota giramondo”, mi rivela con disapprovazione. “Oh, io lavoro in un’azienda che fornisce piloti ed elicotteristi. Sto cercando un elicotterista per un ospedale del quale abbiamo in gestione il servizio di elisoccorso. È difficile trovare qualcuno esperto e tutti i nostri piloti sono già impegnati”, le confido. “Mio figlio ha vasta esperienza nell’aviazione militare e civile. Più tardi dovrebbe arrivare. Glielo presento, così può parlargli”, mi dice, rendendomi felice. Quando il pomeriggio volge al termine, infatti lui arriva. È altissimo, con due spalle larghe e punta subito lo sguardo su sua madre, che è intenta a giocare con Marco e il peluche che ha portato.

“È bello vedere che preferisci parlare con un orsacchiotto, invece che con me”, l’accusa con un tono di voce ironico ma anche severo.

Il suo sguardo risentito mi sorprende e non presto più attenzione al suo aspetto. Tess ignora l’accusa del figlio e ci presenta. “Claudia sta cercando un elicotterista esperto”, gli dice. “Mi fermerò un po’ a Boston”, mi confida lui. Io mi sento di troppo in quella tensione madre-figlio. Do il mio biglietto da visita a Kevin, “Mi faccia avere il suo c.v., se è interessato a un colloquio. Ora scusate ma si è fatto tardi”,  dico turbata dallo sguardo di Kevin, nel quale riluce una meravigliosa inquietudine. C’è qualcosa in quei lineamenti austeri e decisi e in quegli incredibili occhi grigio chiaro che mi agita: una sorprendente forza che arde sotto la superficie.  Aiuto Marco a prendere il peluche, poi ringrazio Tess per la sua gentilezza, avviandomi all’uscita. Lui mi anticipa fin davanti alla porta, studiandomi a lungo, con la testa inclinata da un lato, poi si tira indietro e me la apre per lasciarci uscire. Appena fuori dalla casa, emetto un sospiro di sollievo, sentendomi spossata per tutta quella tensione. Nessun uomo mi ha mai guardata così, come se volesse conoscere a fondo ogni sfumatura del mio animo.

Quella sera, guardando la posta elettronica, noto che Kevin mi ha già mandato il suo c.v.. Lo esamino e ammetto che è notevole. Gli fisso un appuntamento per la settimana successiva.

Quella mattina raggiungo Kevin alla pista d’atterraggio per l’elicottero, vicino all’ hangar.

Nei suoi occhi non c’è più risentimento ma un sorriso aperto e disinvolto. Mi studia con sottigliezza e un’espressione stranamente carezzevole, che mi fa arrossire. Il nostro intenso contatto visivo dura qualche istante di troppo e tutti e due ammutoliamo, armeggiando poi goffamente con le parole.

Invito Kevin a seguirmi nel mio ufficio per il colloquio. “È una giornata talmente bella, parliamo qui all’aperto”, mi spiazza lui, rifiutando. “Se sta cercando esperienza e professionalità, avrà modo di constatarle durante il periodo di prova. Un colloquio lascia il tempo che trova”.

“Kevin, stia tranquillo”, lo rassicuro “Non giudico nessuno. Mai”.

Lui, ancora diffidente, mi sorride come se riuscisse a leggere i miei pensieri ed emozioni. Io mi sento legata al suo sguardo da una sorprendente attrazione ma anche indifesa di fronte all’intensa passionalità, tenuta a bada con sicurezza, che vi leggo.

Questo aspetto di originalità di Kevin aumenta i miei dubbi. «Che cosa farebbe se un superiore gl’impartisse un ordine che a lui non va a genio?», mi domando. Sorrido ma con fermezza lo invito a seguirmi. Lui non accenna a cambiare idea, lasciandomi senza alternative. Non posso obbligarlo così lo congedo e gli auguro buona giornata. Mentre mi allontano percepisco il suo sguardo alle spalle ma non torno sui miei passi. Lo faccio a malincuore perché non abbiamo altre persone con l’esperienza impressionante di Kevin. In questo momento è l’unico a poter assumere un incarico di simile responsabilità.

“Aspetti”, mi dice raggiungendomi “Va bene. Mi intervisti pure”. Io sorrido, contenta, per la fiducia che mi ha accordato.

Kevin é un ex militare di lungo corso con missioni anche all’estero. A un certo punto ha lasciato l’aviazione militare per dedicarsi alla carriera civile con una serie infinita di lavori di breve durata. Ho verificato le referenze che mi ha portato e tutti sono entusiasti del suo operato. È una persona capace ma… “Perché così tanti lavori di breve durata?” gli chiedo. Lui mi risponde con sincerità “In questa fase della mia vita riesco meglio nei lavori brevi”. Gli propongo così un contratto di tre mesi, durante il quale lo osserverò attentamente per avere conferme. Se riuscirà a fugare i miei dubbi, allora penseremo a una collaborazione di lungo termine. Kevin è visibilmente  soddisfatto del compromesso.

Qualche sabato dopo, Marco e io siamo ancora ospiti di nonna Tess e c’è anche Kevin. Seduti sulle poltroncine in giardino, osserviamo Marco e Tess che giocano con l’aquilone. “Sono tornato a Boston dopo la morte di mio padre, un anno fa, per aiutarla a superarne la perdita”, mi confida Kevin. “Tu non sai quanto mi faccia piacere vederla che fa giocare tuo figlio. È tornata la luce nei suoi occhi”. “Il lutto è un periodo lungo”, gli rispondo. “Ci vuole pazienza, poi la vita riprende il suo corso”.

“No, Claudia”, mi dice lui posando la sua mano sulla mia. È stato un gesto spontaneo, per avere tutta la mia attenzione ma mi ha fatto sentire le farfalle nello stomaco e desiderare di cancellare ogni distanza tra noi.

“Tu non vivi qui con lei. Mi porta rancore e mi parla a stento. Devo incessantemente spingerla ad agire perché è apatica su tutto. Non voleva fare più niente”. Lo osservo e la preoccupazione nei suoi occhi mi smuove qualcosa dentro. La vulnerabilità che Kevin mostra mi fa provare qualcosa per lui.

Più tardi, mentre prendiamo la merenda, Mark si rovescia addosso un muffin al cioccolato. Il dolcetto gli è sfuggito di mano ed è caduto sui suoi pantaloni, insieme alle gocce di cioccolato. Gli vengono le lacrime agli occhi per il disastro che ha combinato ma, prima che io possa dire qualcosa per calmarlo, interviene Kevin. Gli racconta dei pasticci che combinava lui alla stessa età, quando voleva aiutare nonna Tess a preparare i dolci e lo fa ridere a crepapelle. Ancora una volta la sensibilità di Kevin mi stupisce insieme alla fiducia che è riuscito a ottenere da mio figlio.

Qualche giorno dopo Kevin, alla fine dell’orario di lavoro, mi propone di fare una passeggiata al Public Garden.  Il venerdì va mio padre a prendere Marco a scuola. Kevin estrae dalla tasca del suo giubbotto la macchinina che mio figlio gli ha regalato “Hai un bambino in gamba”, mi dice. Io gli racconto quello che Marco ha dovuto affrontare prima che si capissero le cause dell’asma. “Ci sono voluti anni per capire a cosa era allergico e io mi sono sentita sola ad affrontare quella situazione. Il mio ex marito è uno spirito libero ed è stato lui a lasciarmi, per inseguire le sue ambizioni lontano da qui”, gli confido. “Ha promesso a Mark che ci sarà per la sua festa di compleanno ma non ci conto. Altre volte ha fatto promesse che non ha mantenuto e la distanza non aiuta”.

Kevin scuote la testa. “Quando mio padre è morto lavoravo per un amico in montagna. Consegnavo rifornimenti nei luoghi più remoti”. “Mi dispiace”, gli dico, pensando che Kevin avesse tagliato i rapporti con i genitori.

“No, ti sbagli: è il contrario. In montagna ho imparato che non importa quanto le persone si allontanino: se vuoi trovi allo stesso un modo per rimanere in contatto con loro”.

Il tatto con cui mi ha risposto mi ha toccato il cuore. “È stata mia madre a non rivelarmi la gravità della malattia di mio padre. Diceva che ero troppo preso dal mio lavoro per pensare a loro. Così non ho fatto in tempo a tornare a casa prima che morisse”. In quel momento capisco perché i rapporti tra Kevin e sua madre sono così tesi.

Camminando, Kevin mi porta ai margini della laguna. Ci fermiamo e osserviamo la superficie calma del laghetto.  Lui è però altrove con il pensiero. “Va tutto bene?”, gli chiedo e lui annuisce: “Mio padre e mia madre venivano spesso qui”, mi risponde. Ecco perché ci teneva così tanto a portarmi  lì.

Provo attrazione per lui e capisco di essere corrisposta ma ho paura. In lui rivedo lo stesso spirito libero e la stessa inquietudine del mio ex marito. Quando Marco e io avevamo bisogno lui non c’era.

Ora ho paura di legarmi a un uomo cui anche mio figlio di soli 6 anni si è affezionato: temo che un giorno possa andarsene come ha fatto mio marito e questo m’impedisce di essere felice.

Il clima è mite quella sera e, sulla via del ritorno,  Kevin si toglie il giubbotto. Con la coda dell’occhio noto che qualcosa è caduto a terra. È il suo portafoglio. Nel chinarmi per raccoglierlo, noto che sono uscite delle foto. Sono tutte della stessa donna e mi sento raggelare il sangue.

Kevin ha una moglie e non mi ha detto nulla. Non so cosa fare, sono scossa e voglio andarmene. Non faccio in tempo perché lui mi ferma. “Che cosa è successo, Claudia?”. “Che cosa? Questo!”, gli dico porgendogli il portafoglio e le foto. “Qualunque cosa tu pensi, stai fraintendendo”, sospira esterrefatto, guardando le foto. “Non voglio essere un’amante, Kevin!”, ribatto decisa.  “Vuoi vedermi come una persona sleale?”, mi risponde deluso e se ne va. Io faccio altrettanto, contemporaneamente.

Qualche giorno dopo la madre di Kevin mi viene a trovare.  “Kevin era un bravissimo pilota militare prima di diventare un elicotterista civile. Tre anni fa sua moglie ha avuto un infarto”, mi rivela. “É stato Kevin a trovarla quando è tornato a casa dopo il lavoro. Ha provato a salvarla, invano. Per molto tempo non si è ripreso poi ha deciso di diventare elicotterista di pronto soccorso, immergendosi nel lavoro”.

“Io non potevo immaginare”, dico dispiaciuta mentre prendiamo un caffè in soggiorno.

“Quando è morto anche suo padre, ha scelto per un po’ solamente lavori di breve durata, per starmi vicino in quella fase delicata”, mi spiega “Kevin  non ha più voluto sentir parlare di relazioni sentimentali, fino a quando ti ha conosciuto a casa mia quel sabato pomeriggio. Qualcosa in te lo ha scosso. Scusami, ma ho creduto giusto che tu sapessi la verità. Ora devo tornare a casa. In bocca al lupo”.

Vado da Kevin, all’hangar, per chiedergli scusa. Lui rimane sorpreso nel vedermi.

“Tua madre mi ha raccontato di tua moglie”, gli dico dopo un istante di esitazione.

Kevin è turbato ma non vuole darlo a vedere.

“Perdonami, mi sono sbagliata sul tuo conto”. “Non fartene una preoccupazione”, ribatte lui secco e se ne va deciso.

“Non andare, per favore. Dimmi qualcosa”, lo esorto per trattenerlo.

“Non ti ho detto niente di lei perché non volevo la tua pietà. Volevo che tu mi accettassi per quello che sono. Non un povero  vedovo. Sai, non voglio attirare l’attenzione di una donna con la compassione” e mi volta le spalle.

“Non lo penserei mai, Kevin. Tu non mi hai detto niente di te e, quando ho visto quelle foto, ho creduto che mi avessi nascosto qualcosa”, rispondo. “Claudia, sono stanco di doverti dimostrare che sono una persona affidabile. Tu hai cercato un motivo per fuggire da una nostra possibile relazione perché hai paura di amare”, mi ribatte lui spazientito. “Non ho paura!”, rispondo ma Kevin ha ragione. “Non ha più importanza, Claudia. Non ci saremmo mai incontrati se tu non fossi stata a casa di mia madre quel sabato pomeriggio e non avessi cercato un elicotterista. È meglio se  continuiamo ognuno per la sua strada”, e fa per andare. Lo fermo posandogli delicatamente la mano sul braccio, piangendo in silenzio. Nel suo sguardo c’è un ripensamento. “Non avrei dovuto comportarmi così. Ho cercato di nascondere il mio passato per non soffrire più, peggiorando le cose”. “Ora so perché lo hai fatto”, gli sussurro dolcemente. Lui si volta verso di me, abbracciandomi.

Qualche giorno dopo, alla festa di compleanno di mio figlio, a sorpresa arriva anche Andrew, il mio ex marito. Ha mantenuto la sua promessa con Marco. Noto che Kevin vede Andrew e me parlare con una certa intesa e intuisco che sta fraintendendo. Non ci sarà mai più un riavvicinamento tra noi due. Leggo la delusione sul volto di Kevin: prima di notare Andrew mi si stava avvicinando, forse per parlarmi. Vedo che torna sui suoi passi e se ne va. Il sentimento che si è sviluppato tra Kevin e me è rimasto inespresso troppo a lungo. È giunto il momento di esprimerlo.

“Tra me e il mio ex marito non c’è nessuna intenzione di rimetterci insieme”, gli dico dopo averlo raggiunto appena fuori la porta di casa. Avendo compreso come stanno le cose, si apre e mi dichiara i suoi sentimenti. “Non avrei mai immaginato che mia madre mi avrebbe fatto incontrare la mia parte di cielo: te.  Abbiamo perso troppo tempo. Dobbiamo recuperare!”. Sorrido sollevata ma non riesco a dire altro perché Kevin si china verso di me e un bacio appassionato suggella l’inizio della nostra storia d’amore.

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