LA FESTA: OPERAZIONE PROTEZIONE MINORE

Per un certo periodo della mia vita ho lavorato in un’agenzia investigativa. Una realtà che spaziava a tutto campo sulla materia delle investigazioni: indagini su infedeltà coniugali, protezione minori, reati dei colletti bianchi, vigilanza, prevenzione reati di criminalità organizzata (con un team specializzato in questo), bonifiche ambientali.

Il mio ruolo era quello di selezionatrice e quindi di selezionare personale adatto ad operare sul campo, coordinandomi con il titolare dell’agenzia. Ero molto giovane e naturalmente il personale che selezionavo aveva esperienze professionali che la mia giovane età ed esperienza lavorativa era in grado di comprendere.

Quella che ti racconto oggi è una storia flash investigativa. Non ti aspettare però una storia alla “Sherlock Holmes”. È una storia del quotidiano.

LA FESTA – operazione protezione minore

Era un lunedì mattina frenetico, tutti i consulenti erano alle loro scrivanie ma non vi sarebbero rimasti a lungo. Avevo organizzato i loro turni di lavoro alla perfezione e sarebbero stati impegnati tutta la settimana per gli audit in risk management presso le aziende clienti. Ci prendemmo un caffè insieme poi ci salutammo. Loro uscirono dall’ufficio per raggiungere le loro destinazioni in tutto il nord Italia. Io tornai alla scrivania per fare il punto della situazione. I turni del mese erano stati incastrati alla perfezione, ciò significava che, per un po’, non mi sarei dovuta occupare di quelle cose. Le presenze del personale erano state inviate allo studio di consulenza del lavoro. Ciò significava che ci sarebbe stato solo un raccordo per colmare dati mancanti. Era il momento più propizio per portare avanti le nuove selezioni di personale. Un lavoro che non aveva mai momenti di pausa perché, per alcuni casi, non ci si rivolgeva a personale interno. Erano necessarie risorse esterne con esperienze simili a quelle dei servizi richiesti dai clienti.

Squillò il telefono della mia scrivania. L’investigatore titolare dell’agenzia mi chiamò nel suo ufficio. Era arrivato un nuovo incarico di lavoro. Il direttore del personale di un’importante azienda aveva ricevuto minacce, si rendeva quindi necessaria la sua protezione ma anche quella della sua famiglia e qui entravo in gioco io. La figlia del direttore del personale era una ragazzina di 17 anni e il mio compito era quello di trovare un giovane che l’accompagnasse con discrezione. Mi misi subito all’opera escludendo la via di una selezione di personale esterno. Troppo lungo l’iter da seguire: valutare l’esperienza consona al ruolo, verificare le referenze, e soprattutto individuare una persona di età adeguata, al massimo 23 anni.

Tra le nostre risorse più giovani c’era David, un ragazzo di giusto giusto 23 anni. Papà italiano e mamma scozzese: il risultato era un giovane splendido, altissimo, moro e con gli occhi blu. Sembrava il fratello minore di Raul Bova (erano i tempi in cui l’attore, giovanissimo anche lui, posava per calendari). David aveva un’esperienza ancora molto recente ma, avendo avuto occasione di parlare con lui diverse volte, soprattutto nelle pause pranzo, avevo capito quanto fosse motivato a intraprendere una carriera in quel campo lavorativo. David mi raccontava spesso di quando andava a trovare i genitori in Scozia, dove il padre faceva lo chef. Mi raccontava spesso anche di casi in cui era stato coinvolto con personale più anziano dell’agenzia e me ne parlava con un entusiasmo e un luccichio negli occhi che non lasciava dubbi.

David era la persona più adatta a svolgere quell’incarico, anche perché le altre persone da me intervistate o avevano solamente esperienze di vigilanza o avevano una rapporto di età non adatto a svolgere il compito di accompagnare la diciassettenne, senza dare nell’occhio.

Alla fine la scelta cadde su di lui. David venne adeguatamente preparato dall’investigatore titolare dell’agenzia e mandato sul campo. Venne presentato come un amico di famiglia, molto caro alla ragazzina. Si lasciò intendere che tra di loro ci fosse del tenero, per giustificare la presenza di una persona sconosciuta alla cerchia di frequentazioni della diciasettenne.

Eravamo entrati nel periodo natalizio, un periodo ricco di Christmas parties. David cominciò ad accompagnare la minore a una festa e poi ad altri eventi di stagione. Feste, teatri, ritrovi in locali tra compagni di studi della ragazza. D’altra parte era il suo fidanzatino. Tutto filava.

Sotto l’aspetto della sicurezza, tutto era sotto controllo. I mesi in cui David accompagnò la ragazza diedero tranquillità alla famiglia, fino a quando non si rese più necessario l’accompagnamento.

La cosa più bella di tutta la situazione fu però un aspetto secondario. L’adolescente era una ragazzina normalissima, con un fisico florido (ma non in sovrappeso), non certo da modella filiforme. Per dirla tutta veniva anche presa un po’ in giro dai suoi coetanei, con tutta la crudeltà e la superficialità di cui sono capaci i giovani, a causa della sua floridezza. Veniva vista con una lente deformata da una preoccupante società malata.

La presenza di David diede una drastica battuta d’arresto anche a quella situazione, che si stava incanalando verso una china pericolosa. L’apparente situazione che si mostrava agli occhi di tutti era quella di una ragazzina florida, che piaceva a uno splendido ragazzo.

Durante il periodo di protezione ci furono anche episodi divertenti, perché alcune “amiche” della ragazza cercarono di soffiarle il fidanzatino. Naturalmente David si dimostrò un ragazzo maturo e fedele, portando avanti la sua parte.

La presenza di David diede molta popolarità alla ragazzina, che da quel momento venne vista con occhi diversi dai suoi coetanei. Successe a un certo punto, che un compagno di studi coetaneo della ragazzina mostrò interesse per lei, facendosi avanti. David portò avanti il suo compito, lasciando che la gelosia del ragazzino nel suoi confronti crescesse.

Alla fine del periodo di protezione si rese necessaria l’uscita di scena di David in modo plausibile. La situazione che si era creata ci offrì un ottimo spunto. Fu “il povero David” a essere lasciato e soppiantato da un nuovo fidanzatino: il compagno di classe dell’adolescente.

“La festa: operazione protezione minore”, copyright © 2020 Simona Maria Corvese

 

 

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