LA DONNA INTELLETTUALE NEL MEDIOEVO: CHRISTINE DE PIZAN E LA SUA CITTÀ DELLE DAME

LA DONNA INTELLETTUALE NEL MEDIOEVO: CHRISTINE DE PIZAN E LA SUA CITTÀ DELLE DAME
Christine de Pizan (1345 -1430), italiana di nascita ma francese di adozione, é stata la prima scrittrice in assoluto a riuscire a vivere della sua scrittura. Vissuta in piena epoca medievale, fu un meraviglioso esempio di donna intellettuale e imprenditrice.
Rimasta vedova a 25 anni, con tre figli, condusse una bottega di scrittura, composta da calligrafi, miniaturisti e rilegatori. Lei stessa fu calligrafa ma, soprattutto, scrittrice, poetessa e filosofa.

Christine de Pizan in una miniatura

La straordinarietà di questa donna sta nel fatto che si trovò a ricoprire diverse posizioni sociali difficili nel medioevo. Fu vedova e quindi in una posizione di grande vulnerabilità. Fu genitore unico con la grande responsabilità di mantenere la sua famiglia, composta da tre figli e una madre anziana, trovandosi per giunta in una posizione economica precaria (la sua famiglia era caduta in disgrazia dopo la morte del marito) e senza protezioni alla corte di Francia. Il padre era stato astrologo di corte di re Carlo V ma, quando lei rimase vedova erano ormai morti entrambi.
Dopo uno scoraggiamento iniziale:
«Sono sola, e sola
voglio rimanere.
Sono sola, mi ha lasciata
il mio dolce amico;
sono sola,
senza compagno né maestro,
sono sola, dolente e triste…”
Christine si riprese e facendo leva sulla sua cultura, si emancipò:
«Allora diventai un
vero uomo, non è una
favola,
capace di condurre le
navi»

Christine de Pizan e il figlio

Vedova, sola e senza protezioni. L’educazione soprattutto letteraria che aveva ricevuto dal padre (scelta modernissima nel medioevo) fu il suo patrimonio e, grazie al suo alto livello culturale, riuscì a vivere della sua scrittura (le sue opere) e attività di scrittura (la sua bottega di scrittura).
Grazie al successo che ottennero i suoi scritti guadagnò credibilità come letterata, commissioni e protezione dalla società colta in cui viveva.
Straordinario il fatto che una donna, in pieno Medioevo, fosse riuscita vivere di un lavoro intellettuale, visto che la figura del letterato medievale era in netta minoranza rispetto agli illetterati che costituivano la maggioranza della società.
“Seguendo il suo esempio, i romanzi medievali abbondano di cupi destini di donne sole che devono sopravvivere nelle situazioni più avventurose; ma, del resto, vengono rappresentate come del tutto capaci di tirarsi d’impaccio” (citazione dal libro “L’uomo medievale”, a cura di Jacques Le Goff).
Una piccola digressione all’interno di questo argomento, ora. Dal momento che le poche persone in grado di leggere nel medioevo erano persone provviste di una cultura elevata, si é portati a pensare che leggessero solamente opere letterarie di livello. Non é proprio così. La narrativa d’evasione esisteva anche nel medioevo.

Biblioteca di Castel Taufers, Val Pusteria (Tirolo italiano)

Qualche anno fa, visitando Castel Taufers in Val Pusteria (Tirolo italiano), fui colpita da una lunga serie di tomi disposti ordinatamente nella biblioteca del castello. Chiesi alla guida che tipo di opere letterarie fossero e a quale epoca risalissero. Mi fu spiegato che erano romanzi d’amore medievali, proprio come il nostro genere romance contemporaneo. Ebbene sì, dame colte e uomini colti di Castel Taufers amavano intrattenersi leggendo storie d’amore medievali, tra le quali ci saranno state sicuramente anche storie di vedove coraggiose, come Christine de Pizan. A giudicare dal nutrito numero di tomi che si trovano nella biblioteca di Castel Taufers, il genere romance doveva essere molto apprezzato.

Un particolare di Castel Taufers (Tirolo italiano), con vista sulle montagne

Torniamo ora a Christine de Pizan. L’autrice scrisse “La città delle dame” in risposta agli scritti che mettevano in cattiva luce le donne, in primis quelli di Boccaccio. Diverse menti maschili, colte, dell’epoca dipingevano le donne come creature dedite solamente al vizio.

Un pagina miniata del libro “La città delle dame”, di Christine de Pizan.

Christine de Pizan, ne “La città delle dame”, presenta invece una società utopica e allegorica in cui la parola dama indica una donna non di sangue nobile, ma di spirito nobile.
Nella sua opera letteraria Christine vuole mettere in evidenza l’enorme potenziale creativo delle donne, come valore aggiunto a una società, quella medievale, che non riconobbe l’importanza d’istruire le donne. Christine vuol far capire l’importanza di dare un’educazione alle donne. L’assenza di cultura é quella che tiene le donne in uno stato d’inferioritá.
Lei era la prova vivente che un’adeguata istruzione poteva fornire a una donna gli strumenti per essere indipendente economicamente. Chi meglio di lei poteva sensibilizzare la corte di Francia e le sue menti più colte?

Nella miniatura qui sotto Christine de Pizan consegna una sua opera (forse “La città delle dame”) alla regina Isabella di Baviera, moglie di re Carlo VI.

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