“LA CENA DI NATALE” da Sketches by Boz, di Charles Dickens

“La cena di Natale” da Sketches by Boz, di Charles Dickens

Nel suo articolo di giornalismo letterario “A Christmas dinner” del 1836 Dickens ci racconta come veniva trascorsa la vigilia di Natale e la giornata di Natale. La figura centrale sono i nonni. Un tempo il Natale si trascorreva a casa dei nonni. Ora che i nonni sono invecchiati si sono trasferiti a casa di uno zio ma continuano a essere l’anima dei preparativi per il Natale. Il nonno va ad acquistare un tacchino talmente grande da aver bisogno di un garzone che glielo porti a casa. La nonna ha acquistato nuove cuffiette infiocchettate come regalo per la servitù, ma anche coltellini e matite per i bambini più qualche altra sorpresa. Si scoprirà poi che ha ordinato un gran numero di torte natalizie per i parenti che trascorreranno il Natale con loro e plum cake per i bambini. Durante la giornata i bambini sono stati impegnati dalla nonna a togliere i noccioli alle prugne e nel pomeriggio della vigilia lo zio che li ospita viene coinvolto nel rimestare per un po’ il budino di prugne. La sera della vigilia si conclude con il nonno che gioca a moscacieca con i nipotini. La mattina di Natale lui e la nonna si recano in chiesa con i nipotini e, quando tornano a casa, il nonno “tira fuori dalla tasca un rametto di vischio e persuade i ragazzi a baciare le loro piccole cuginette sotto il rametto”. Anche lui ha baciato la nonna quando aveva tredici anni, racconta e la nonna conferma, aggiungendo che era un giovanotto sfacciato. Il pranzo dopo la messa prosegue tra chiacchiere, risate e la visita inaspettata di una figlia che era stata allontanata dalla famiglia per aver avuto l’impudenza di sposare un giovane privo di mezzi. La giornata di Natale è occasione per una riappacificazione familiare. La sera di Natale la famiglia è ancora tutta riunita per la cena natalizia, seguita da canti natalizi intonati da tutti i parenti. Divertente è l’immagine che Dickens tratteggia del domestico che “entra incespicando con un gigantesco budino” (quello che la nonna aveva fatto rimestare allo zio) “con in cima un rametto d’agrifoglio, è tutto un tale scoppio di risa, e di grida e di applausi delle manine paffute, … che può essere eguagliato solo dagli applausi con cui i più piccoli accolgono l’impresa straordinaria di versare sulle torte di natale il brandy a cui è stato dato fuoco. Poi il dessert!”. La serata si conclude con il canto di Natale che il nonno intona tutti gli anni ma questa volta, quando gli viene chiesto il bis, stupirà tutti “… con un nuovo canto che nessuno, tranne la nonna, ha mai ascoltato prima…”.

Questo è il vero Natale vittoriano, raccontato dall’uomo che inventò il Natale: Charles Dickens.

Avrai notato che lo scrittore non ha menzionato cartoline di Natale e calze di Natale. Non c’era neppure Babbo Natale. Lo scrittore avrebbe scritto “A Christmas Carol – Canto di Natale”, dando il via ai suoi famosi Christmas book rossi, solamente nel 1843: la figura dello spirito del Natale presente, gioviale, grande e grosso e tanto simile a Father Christmas-Babbo Natale era ancora in divenire. Dickens non menziona neppure l’albero di Natale ed è corretto così, perché l’articolo di Boz è stato scritto nel 1836 e la tradizione di massa degli alberi natalizi addobbati non era ancora stata introdotta. La Regina Vittoria e il Principe Alberto ebbero il loro primo albero di Natale addobbato nel 1840. Nel 1848 un’illustrazione della famiglia reale intorno all’albero di Natale rese popolare questa tradizione tedesca, facendola sembrare britannica.

Si dice che qualcuno, rimasto anonimo, abbia definito Dickens come l’uomo che inventò il Natale. Sicuramente lo scrittore ha avuto un ruolo importante nel dare impulso alle tradizioni del Natale moderno e, forse, tutto è iniziato così, con “A Christmas dinner” e “A Christmas Carol”.

Dipinto: Queen Victoria’s Christmas Tree, William Corden The Younger (1819-1900)

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