KEW GARDENS – un racconto di Virginia Woolf (4a puntata)

KEW GARDENS – un racconto di Virginia Woolf (4a puntata)

Non mi dilungo in discorsi, vi auguro subito buona lettura di quello che non è semplicemente un racconto di Virginia Woolf ma un autentico gioiello di letteratura.

Buona lettura e buona passeggiata nei Kew Gardens, a Londra!

Simona

Brune rupi con profondi laghi verdi nelle loro cavità, alberi piatti e sottili come lame scossi dalle radici alla punta, rotondi massi di pietra grigia, vaste estensioni increspate di un tessuto sottile e scricchiolante – tutti questi oggetti ostacolavano la chiocciola nel suo cammino verso la meta tra uno stelo e l’altro. Prima ancora che si decidesse se circumnavigare la tenda arcuata di una foglia morta o affrontarla, passarono oltre l’aiuola i piedi di altri esseri umani.

Questa volta erano due uomini. Il più giovane aveva un’espressione di calma forse innaturale, mentre il suo compagno parlava; non appena il suo compagno cessava di parlare, di nuovo volgeva lo sguardo a terra e talvolta apriva le labbra soltanto dopo un lungo silenzio e a volte non le apriva affatto. Il più anziano dei due camminava in uno strano modo ineguale e tremante, muovendo bruscamente avanti la mano e gettando di colpo indietro la testa, un po’ alla maniera di un cavallo impaziente e stanco di aspettare davanti a una casa; nell’uomo tuttavia tali gesti erano incerti e insulsi. Parlava quasi incessantemente; sorrideva tra sé e di nuovo riprendeva a parlare, come se il sorriso fosse stato una risposta. Parlava di spiriti – gli spiriti dei morti che, secondo lui, persino ora, stavano raccontandogli ogni sorta di stramberie sulle loro esperienze in Paradiso.

“Gli antichi chiamavano paradiso la Tessaglia, William, e ora con questa guerra, la materia dello spirito sta precipitando come tuono tra le colline”. Tacque, parve ascoltare, sorrise, mosse bruscamente la testa e continuò: “Immagina di avere una piccola batteria elettrica e un pezzo di gomma per isolare il filo – isolare? – staccare? – bene, sorvoliamo sui dettagli, non serve entrare in dettagli che tanto non sarebbero capiti, e per farla breve, il piccolo apparecchio sta in posizione adatta alla testa del letto, per esempio, su di un solido sostegno di mogano. Una volta che tutto è stato ben sistemato dagli operai sotto la mia guida, la vedova avvicina l’orecchio ed evoca lo spirito con un segno convenuto. Donne! Vedove! Donne vestite di nero…”.

A questo punto sembrò scorgere il vestito di una donna in lontananza, che all’ombra pareva di un nero purpureo. Si tolse il cappello, mettendosi la mano sul cuore e si affrettò verso di lei borbottando e gesticolando febbrilmente. Ma William lo afferrò per la manica e con la punta del bastone da passeggio toccò un fiore per distrarre l’attenzione del vecchio, che lo guardò per un momento confuso, e poi vi accostò l’orecchio. E sembrò rispondere a una voce che proveniva dal fiore; …

(continua)

 

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