IL RE DELLE CALLI VENEZIANE

IL RE DELLE CALLI VENEZIANE

Racconto di Simona Maria Corvese

 

Questo racconto è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone, realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.

Venezia, 1764

Jacopo Toderini porta il cognome di una delle più antiche famiglie veneziane ma è un figlio illegittimo. Suo Padre, Giovanni Donà, è stato Bailo, ambasciatore, della Serenissima a Instanbul. Lì nel 1742, durante un ricevimento a Palazzo Venezia, nel bellissimo parco che lo circonda, l’ambasciatore conosce Agnese Toderini, figlia di un ricco mercante veneziano. In quella notte magica Jacopo viene concepito ma il padre naturale non lo riconoscerà mai. Per nascondere lo scandalo, Alvise Toderini, nonno di Jacopo, non porta con sé a Venezia figlia e nipote. Jacopo cresce con la madre, che nel frattempo si è sposata con un ricco commerciante, nel quartiere di Pera, a Instanbul. Quel luogo, che si affaccia sul Bosforo, con le sue strette e lunghe calli che confluiscono verso il mare, ricorda tanto la laguna veneziana.

A quattordici anni Jacopo lascia la madre e va a Venezia. Il nonno vuole fare di lui l’erede del suo impero commerciale. Alvise però muore prematuramente di una strana malattia, lasciando il sospetto di essere stato avvelenato. Jacopo non ha l’esperienza sufficiente per prendere il posto del nonno e ben presto scopre quanti debiti gravino sulla sua eredità commerciale. Debiti che vengono ripianati da Giovanni Donà, ancora molto potente a Venezia. In cambio Donà rileva l’attività dei Toderini dandole nuovo impulso. Jacopo non ha più nulla e finisce in mezzo alla strada. Viene però accolto da Aldo Barbarigo, un ex commerciante amico di nonno Alvise, che ne fa il suo pupillo e gli insegna tutto sul commercio. L’uomo non gode di buona fama perché corre voce che abbia partecipato a un’azione di spionaggio ai danni della Repubblica Veneta. Jacopo cresce così in mezzo alle buie calli veneziane, guadagnandosi l’appellativo di “Re delle calli”, attorniandosi da loschi figuri, ex galeotti, persone dal passato ambiguo e prostitute.    È diventato una persona spregiudicata e, grazie agli insegnamenti di Aldo, ha accumulato denaro ma soprattutto potere. Potere che gli permette di frequentare l’alta società veneziana, nonostante sia guardato con timore. Jacopo è determinato a vendicarsi del padre naturale e presto trova il modo di farlo. A una festa di carnevale incontra Ludovica, la giovane figlia di una cortigiana che fu amante di Giovanni Donà. La donna fu abbandonata in malo modo dall’uomo, quando seppe che aspettava una figlia da un altro gentiluomo veneziano di cui era innamorata. Giovanni aveva imposto alla cortigiana una relazione esclusiva. La rottura dell’accordo aveva segnato la fine della loro relazione. In breve tempo il nobile veneziano e la madre di Ludovica morirono in oscure circostanze. Girò voce che fossero stati avvelenati anche loro. Cavallerescamente Giovanni Donà si occupò di Ludovica, mandandola in un convento di suore e pagando la sua istruzione.

Ora Ludovica è una splendida fanciulla di 20 anni ma non ha più nessuno al mondo. Le è stata impartita la stessa educazione delle giovani nobildonne veneziane perché si pensava le sarebbe stato trovato un marito ma Donà non ha più voluto sapere nulla di lei.

Jacopo finge di accoglierla nel suo palazzo per occuparsi di lei finché non le verrà trovato un marito. Intanto vede in lei il mezzo per vendicarsi. Grazie a delle amiche cortigiane le fa insegnare l’arte della seduzione. Lo scopo è quello di farla conoscere a Giovanni Donà e farla entrare nelle sue grazie. La ragazza è estremamente affascinante ed è identica alla madre. Jacopo vuol fare di lei una spia, che riferirà informazioni importanti sulle attività commerciali di Donà. Il ragazzo è determinato a impossessarsi del patrimonio di Donà, esattamente come anni addietro aveva fatto lui con il patrimonio di suo nonno.

Durante il periodo di permanenza nella dimora di Jacopo, i due giovani però, contro ogni aspettativa, si innamorano. Ludovica è tuttavia determinata a vendicarsi di Donà, quanto Jacopo, ritenendo il nobile responsabile della morte dei suoi genitori. Per questo motivo reprime i sentimenti e tiene mano ai piani di vendetta di Jacopo. Con abilità riesce ad affascinare il nobile e a carpirgli informazioni importanti ma non ha fatto i conti con la gelosia di Jacopo.

Il giovane non vuole permettere che Ludovica diventi l’amante di Donà. È stato lui a farla diventare una donna affascinante e sensuale ma sa che Ludovica è una creatura buona e onesta. Jacopo non vuole che diventi una cortigiana come la madre. Quell’irresistibile seduttrice è la trappola perfetta per vendicarsi di un uomo senza scrupoli ma, senza accorgersene, anche Jacopo è caduto nella stessa trappola del suo nemico.

Con grande astuzia Jacopo, un po’ alla volta, riesce a indebolire l’impero economico di Donà, fino a quando ottiene un incontro d’affari, di persona con lui. Jacopo propone a Donà di diventare socio di maggioranza della sua attività. In cambio lui risanerà l’impero commerciale riportandolo ai suoi antichi splendori ma a un’unica condizione: Giovanni Donà non farà di Ludovica la sua cortigiana.

L’uomo, che riconosce in Jacopo il suo figlio naturale, non accetta le condizioni che gli vengono imposte. A quel punto Jacopo sferra il colpo finale e rivela a Donà che lo porterà sul lastrico e farà scoppiare uno scandalo. Solo lui è a conoscenza degli inganni di cui Giovanni si servì anni addietro per ricattare nonno Alvise e impossessarsi del suo patrimonio.

Jacopo è in possesso di una lettera che gli consegnò Aldo Barbarigo prima di morire, nella quale era contenuta la lista dei nobili e dei ricchi borghesi che avevano partecipato all’azione di spionaggio ai danni della Repubblica Veneta. In quella lista compariva il nome di Barbarigo e il nome del fautore dell’azione di spionaggio: Giovanni Donà.

Nonno Alvise era venuto in possesso di quella lettera, consegnatagli dal marito di sua figlia, a capo della rete di controspionaggio. Il compito di Alvise era quello di custodirla in segreto, fino a quando i membri della lista non fossero stati arrestati.

Alvise, stupito nel vedere il nome dell’amico Aldo aveva voluto parlare con lui in privato, segnando così il suo destino. Aldo, in cambio di protezione, aveva avvertito Donà, il quale aveva dato ordine di avvelenare nonno Alvise.

La questione era stata così messa a tacere. Aldo Barbarigo si sentiva però in colpa per essere stato causa della rovina di Jacopo e aveva deciso di prenderlo con sé e farne il suo pupillo.

È ormai arrivato il momento della resa dei conti: Jacopo minaccia di denunciare Donà ma questi ingaggia un corpo a corpo nel quale il giovane viene ferito gravemente. Con la complicità dei servi, Jacopo viene abbandonato in fin di vita in una calle, avvolta nell’oscurità della notte.

Ma Jacopo è il re delle calli veneziane e ha molti amici tra i reietti della città. Viene trovato da due prostitute e portato nel suo palazzo per essere curato. Pubblicamente viene però lasciato credere, ad arte, che Jacopo sia morto e che Ludovica abbia lasciato Venezia. La ragazza sta al suo fianco fino a quando il giovane riprende le forze. Durante la convalescenza Jacopo mette in guardia la fanciulla del pericolo che stanno correndo e le rivela il luogo dove è nascosta la lista dell’azione di spionaggio. È nella piccola cappella del palazzo, in una porticina a scomparsa, sopra l’altare. Non appena Jacopo è in grado di stare in piedi, recupera la lista e, con il favore della notte abbandona il palazzo con Ludovica. Jacopo sa di essere in pericolo, che qualcuno cercherà di entrare nel palazzo per cercare la lista. Non c’è più tempo. Con l’aiuto dei reietti delle calli, Jacopo e Ludovica vengono protetti fino a quando riescono a raggiungere il Doge di Venezia e a consegnargli la lista segreta.

Il complotto è ormai svelato. Jacopo è ora libero di sposare Ludovica ma su Venezia incombe una grave crisi economica. Jacopo decide così di rilevare tutti i suoi averi e trasferirsi a Istanbul, dove ha trascorso la sua infanzia e che con le sue lunghe calli del quartiere di Pera, gli ricorda molto Venezia. Il suo impero economico ripartirà da lì, vicino agli affetti più cari: sua moglie e sua madre ma questa volta non avrà più bisogno di diventare il re delle calli per affermarsi.

Nota: l’antica Pera è un quartiere di Istanbul, che oggi si chiama Beyoglu.

“Il re delle calli veneziane”, copyright © 2020 Simona Maria Corvese.

 

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