IL MISTERO DI ANASTASIA E DEI CODICI MINIATI MEDIEVALI DI CHRISTINE DE PIZAN.

IL MISTERO DI ANASTASIA E DEI CODICI MINIATI MEDIEVALI DI CHRISTINE DE PIZAN.

Christine de Pizan è stata la prima scrittrice in assoluto a vivere della propria scrittura.

Se non conosci la sua storia, scoprila qui:

https://www.simonamariacorvese.it/la-donna-intellettuale-nel-medioevo-christine-de-pizan-e-la-sua-citta-delle-dame/

Christine de Pizan è stata scrittrice e imprenditrice, in pieno Medioevo, alla corte di Francia, a Parigi. La sua è stata l’epoca del pieno sviluppo del commercio del libro miniato. Rimasta vedova a 25 anni, con tre figli, una madre anziana e una giovane nipote di cui occuparsi, fece la coraggiosa scelta di non risposarsi più e vivere della sua scrittura. Scrisse i suoi libri e si avvalse della collaborazione di bravissimi miniaturisti, copisti e rilegatori, costituendo un suo scriptorium, ossia un laboratorio per la produzione di libri, a Parigi.  Divenne così anche un’editrice.

Christine de Pizan in una miniatura, ritratta nell’atto di scrivere.

Per salvaguardare la sua virtù e la sua immagine di donna seria, tenne sempre vicino a sé (probabilmente anche nelle visite ai mecenati e committenti delle sue opere) la madre o la nipote. Per lo stesso motivo si avvalse anche della collaborazione di bravissime miniaturiste donne. I copisti e miniaturisti uomini, parigini, non godevano di una buona fama personale e per una donna non era consigliabile trovarsi in loro presenza da sola nello scriptorium. Forse per questo motivo Christine nel suo laboratorio si avvalse della collaborazione anche di donne. La presenza di entrambe i sessi salvava la sua reputazione.

Una di queste miniaturiste, particolarmente dotata, è Anastasia.

Non ti stupire, il lavoro di miniaturista era uno dei pochi cui avevano accesso le donne, soprattutto nel periodo in cui la produzione dei codici miniati era nel pieno della sua fioritura.

Jacques Le Goff, nel suo libro “L’uomo medievale”, ci dice che molti miniaturisti erano raffigurati anche nei stessi codici miniati, ripresi nell’atto di scrivere o decorare i libri. Questo testimonia l’importanza di tali lavori. Jacques Le Goff ci dice anche che il lavoro dei copisti era considerato più importante di quello dei miniaturisti. Questi ultimi avevano il compito di realizzare i disegni o le parti ornamentali senza possibilità di prendersi licenze artistiche: dovevano attenersi alle rigide indicazioni dei copisti.

Molte monache sono state copiste e miniaturiste di codici miniati. Tanto per citare alcuni nomi a ricordo delle numerose monache dimenticate, abbiamo Ida di Léau, vissuta nel XIII secolo, che manifestò il suo talento nel monastero cistercense di Rameige. Si distinse per la sua attenzione a copiare o correggere manoscritti. Anche Gertrud van dem Forst si distinse per la sua bravura di copista: morì senza riuscire a portare a termine un’opera ma, su un foglio, ricevette una meravigliosa attestazione di stima dalle sue consorelle clarisse del monastero di Santa Chiara a Colonia in Germania. Un altro esempio della mano femminile è dato dalla badessa Herrad, che ebbe un ruolo importante nella realizzazione del ‘Hortus deliciarum – Giardino di delizie’, una delle più belle enciclopedie del Medioevo. Fu realizzato interamente dalle monache del monastero di Mont Sainte-Odile a Hohenbourg in Alsazia  (Tratto da “Vivere nel Medioevo”, di Chiara Frugoni, capitolo sette, ‘monache intellettuali e artiste’).

Hortus Deliciarum, ritratto della badessa Herrad

 

Hortus Deliciarum: le suore che lavorarono alla stesura dell’enciclopedia insieme alla badessa Herrad.

Torniamo ora a Christine de Pizan e Anastasia, la nostra misteriosa miniaturista parigina.

Man mano che Christine de Pizan accrebbe la sua reputazione di scrittrice e di conseguenza le sue entrate, poté affidare la decorazione dei suoi libri ad artisti di più alto livello, che componevano il suo scriptorium. Questo aumentò il valore dei suoi libri e anche il loro costo. È il caso ad esempio di una raccolta delle sue opere commissionata subito dopo il 1405 dal Duca di Berry (grande estimatore e collezionista di libri miniati. L’opera miniata più preziosa della sua collezione è stata “Les Très Riches Heures”) e acquisita nel 1408 o all’inizio del 1409.

Il duca Jean de Berry, raffigurato in ricche vesti blu arricchite con damascature dorate. Mese di “Gennaio” del codice miniato “Très Riches Heures”, realizzato dai fratelli Limbourg. A gennaio era usanza scambiarsi i doni. Infatti il duca di Berry, che fu mecenate di Christine de Pizan, acquisì una raccolta delle sue opere agli inizi del 1409.

Gli storici dell’arte tendevano a focalizzarsi sulle miniature nelle copie di presentazione (quelle autografe dell’autrice) e a prestare minore attenzione alle altre componenti decorative – frontespizi, bordi, iniziali decorate, segni di paragrafo.

Per Christine erano importanti anche queste, come chiarisce nel tributo che rende ad Anastasia.

Chi era Anastasia? Era una bravissima miniaturista parigina, specializzata in bordi decorativi e sfondi per miniature, alla quale Christine de Pizan commissionò le ‘vignetes’ ( sono le decorazioni che ricordano tralci di vite). Christine dedicò uno splendido elogio ad Anastasia nella sua opera più famosa, “La città delle dame”:

Di queste donne maestre nell’arte della pittura di cui hai parlato, ne conosco una oggi, di nome Anastaise, che padroneggia così bene la realizzazione dei rotoli di vite miniati nei libri e gli sfondi adornati di miniature , che non sappiamo a Parigi, dove sono i migliori miniatori del mondo, nessuno che la superi o che faccia più delicatamente di lei la decorazione floreale e le filigrane (?) e il cui lavoro è più costoso, qualunque sia il valore o prezzo del libro che gli viene chiesto di illuminare, per chi se lo può permettere. E lo so per esperienza perché ha realizzato per me dei rotoli di vite che sono considerati notevoli tra quelli dei migliori miniatori.

I frontespizi e i bordi decorativi nel manoscritto per il Duca di Berry, sono più precisi ed elaborati di quelli nei primi manoscritti autografi di Christine. Sono stati disegnati e decorati da Anastasia? Non lo sapremo mai.

(tratto da: ‘Christine and the Manuscript Tradition’, di James Laidlaw, in “Christine de Pizan – 34 Garland Medieval Casebooks”).

Nel Medioevo I libri erano opera d’arte e, considerate che la maggior parte delle persone erano illetterate, costituivano beni di lusso. Erano destinati a persone molto ricche e colte, infatti venivano distribuiti come regali, commissionati e acquistati come doni. Christine de Pizan conosceva molto bene i gusti degli aristocratici. Ad esempio, come ci dice Dorè Ripley nel suo studio, Christina sapeva che nella biblioteca di Jean, Duca di Berry c’erano più romanzi e poesie che in quella di re Carlo V. Il duca Jean di Berry fu un mecenate per Christine.

Christine presentò una raccolta delle sue opere anche alla regina Isabella di Baviera, moglie del re di Francia. Questo manoscritto, codificato come Harley4431 ma noto come “The Book of Queen” è il migliore tra quelli sopravvissuti di Christine. Costituisce uno dei migliori esempi di miniature, con sfondi complicati, bordi intricati e simmetrici. Essendo antecedente a “La città delle dame”, dove Christine cita e loda Anastasia, si può avanzare l’ipotesi che le miniature siano opera di Anastasia. (sintesi dal saggio di Dorè Ripley “Christine de Pizan: an illumined Voice”).

Christine de Pizan consegna il suo manoscritto (“The Book of The Queen”, Harley MS4431) alla regina Isabella di Baviera, moglie del re di Francia.

Personalmente credo che ci si possa muovere solamente nell’ambito delle ipotesi, perché di prove non ce ne sono. Purtroppo Anastasia non si è firmata in nessuno dei manoscritti arrivati fino a noi, come hanno fatto, nei casi citati sopra, alcune suore copiste o miniaturiste.

Dorè Ripley, sempre nel suo saggio “Christine de Pizan: an illumined Voice” sostiene che una donna, come è il caso di Christine, che avesse cercato di pubblicare e distribuire le sue opere avrebbe trovato difficoltà ad interagire con laboratori prevalentemente maschili, considerata la pessima reputazione di cui godevano i miniaturisti. La presenza femminile di qualche artista miniaturista, come ad esempio Anastasia, avrebbe svolto un ruolo di facilitatrice tra Christine e il maestro della bottega, salvaguardando la reputazione dell’autrice.

Inès Villela-Petit nel suo saggio “À la recherche d’Anastaise”, ci spiega invece qual era la struttura delle botteghe dei miniatori parigini intorno al 1400. Queste erano composte da due o tre persone al massimo, maestro compreso. Nello scriptorium era probabile che vi fosse un assistente stabile, probabilmente un membro della famiglia o la moglie stessa del maestro.

Cosa ne penso io? Se la reputazione da salvaguardare era un argomento importante per una vedova come Christine de Pizan, lo era per qualsiasi donna. La miniaturista che si fosse trovata a lavorare da sola in uno scriptorium tutto al maschile di miniatori non avrebbe messo in pericolo anche lei la sua reputazione? C’è poi anche il particolare che alcuni miniaturisti erano degli indipendenti, ingaggiati a contratto, che non appartenevano allo scriptorium. Quindi? Quindi Anastasia o era un’artista indipendente (una professionista esterna allo scriptorium parigino) oppure, tenendo bene a mente il discorso della reputazione da salvaguardare, una parente del maestro dello scriptorium (moglie, figlia, nipote, nuora, sorella). Io protendo per l’artista indipendente, cosa che rende ancora più misteriosa la figura di Anastasia.

Baso la mia ipotesi, che protende per un’assistente-parente del maestro dello scriptorium, su un’affermazione di Millard Meiss, autorità riconosciuta dell’illuminazione dei manoscritti francesi del XV secolo, riportata da Dorè Ripley. Ebbene Milliard Meiss sostiene che Anastasia non era una maestra ma “abile in … specialità subordinate piuttosto che nella pittura delle” storie “stesse”

 

Christine de Pizan, ritratta nell’atto di scrivere.

Inès Villela-Petit ci aiuta a tracciare un profilo più preciso di Anastasia:

«Allora cosa sappiamo di Anastaise? Si tratta di una contemporanea di Christine de Pizan, che aveva già lavorato per lei prima della stesura del Libro della Cité des Dames, quindi al più tardi prima dell’aprile 1405, e che praticava ancora a quella data (“Lo so oggi ‘hui’); appartiene alla professione specializzata dei miniatori ornamentali, il campo della sua arte è la vignettatura, vale a dire il fogliame dei bordi, senza dubbio anche le filigrane, e se necessario, il campo o sfondo decorativo delle immagini dipinte ( griglia, mosaico, fogliame …). Non si tratta qui di paesaggio prospettico come a volte abbiamo creduto, al contrario. L’ornamentista interviene nei limiti di uno spazio precedentemente delimitato dal disegno, che determina la composizione delle scene, e quindi il luogo del fondo decorativo.

Secondo Christine, Anastaise sembra essere stata famosa per la sua arte ei prezzi che faceva pagare erano i più alti, ma non tali che l’autore non potesse usare i suoi servizi almeno una volta. … Christine, … qui indica ai suoi mecenati e ai primi lettori che la qualità dell’esecuzione dei manoscritti che ha offerto loro era di prim’ordine. Resta da identificare il manoscritto o i manoscritti che Anastaise ha decorato per lei in modo così straordinario».

Nella sua citazione-lode di Anastasia, contenuta nel suo capolavoro “La città delle dame”, Christine de Pizan utilizzare un vocabolario tecnico, da addetti ai lavori. Questo ci lascia credere che se ne intendesse, per esperienza diretta, come copista. Cosa molto probabile agli inizi della sua attività imprenditoriale.

Gli indizi che abbiamo sono veramente pochi: sappiamo solo che dobbiamo osservare le vignettature: fogliame, filigrane, sfondi ornati, realizzati. L’elemento distintivo è la precisione che conferisce una particolare qualità di esecuzione alla miniatura.

Esempio tipico di “vignettatura” che si trova nelle “Petites Heures du duc Jean de Berry”, realizzate dai fratelli Limbourg. Le vignettature corrispondono allo stile di quelle realizzate negli anni in cui operava Anastasia a Parigi.

Inès Villela-Petit ci viene ancora in aiuto, rivelandoci che i manoscritti di Christine de Pizan erano di due categorie: quelli con i bordi ornamentali e quelli con le iniziali abbellite con filigrane (le lettere filigranate).

Anche Inès Villela-Petit avanza l’ipotesi che Anastasia sia stata un’ornamentale indipendente, proprio perché Christine accenna al suo prezzo costoso. Questo fa pensare che Christine de Pizan abbia stipulato con Anastasia un contratto diretto (cosa che era la regola, all’epoca, per i manoscritti privi di immagini).

A questo punto Inès Villela-Petit si avvicina molto ad Anastasia. Anche se non potremo mai affermare con certezza che le decorazioni sui manoscritti di Christine in nostro possesso siano opera di Anastasia (almeno che non ne compaia prima poi uno con la firma della miniaturista), Inès Villela-Petit ci fa notare che le raccolte di manoscritti miniati custoditi presso la biblioteca nazionale a Parigi sono molto omogenee. Le vignettature che vi compaiono (ossia la parte miniata) sembrerebbero davvero opera di un’unica mano. Le storie ossia (i disegni, non gli ornamenti), al contrario, sembrano opera di due diversi maestri. Ci siamo’ Abbiamo trovato Anastasia? Se la mano sia la sua non abbiamo elementi per affermarlo. Possiamo affermare che la parte decorativa di queste raccolte di manoscritti mostra una precisione e una fattura di livello, è un intervento di una certa omogeneità che costituisce un indizio: l’intervento, molto probabilmente, di un unico artista ornamentale.

Ora segui questi particolari, perché sono molto importanti. I primi manoscritti di Christine de Pizan erano caratterizzati dalle lettere filigranate. A partire dal 1402 i manoscritti sono stati caratterizzati dalle vignettature , ossia dei rami arrotolati, ricchi di foglie di edera o vite che partono dalle lettere iniziali dei capoversi. Questo tipo di vignettatura era tipico di Parigi e Avignone (qui usavano anche i grappoli d’uva), nel XIV secolo. Inès Villela-Petit ci fa notare che a partire dal 1405-1408 è stato introdotto il motivo di origine italiana dei fiori di acanto che si uniscono alle viti.

Un altro esempio tipico di “vignettatura” che si trova nelle “Petites Heures du duc Jean de Berry”. Lo stile della vignettatura corrisponde agli anni in cui ha operato Anastasia, specializzata in queste vignettature. Le “Petites Heures du duc Jean de Berry” sono state realizzate dai fratelli Limbourg.

La vignettatura che compare però nei manoscritti di Christine de Pizan dal 1402 fino al 1414, quando fa dono di un suo manoscritto alla regina Isabella di Baviera (moglie del re di Francia), è quella precedente della vignettatura con sole foglie di edera o vite.

Direi che ci siamo: la mano di Anastasia, con molta probabilità si trova in questo corpus di opere. Perché? Perché è la stessa Christine de Pizan a dirci che Anastasia ha prodotto vignette nei suoi manoscritti:

Di queste donne maestre nell’arte della pittura di cui hai parlato, ne conosco una oggi, di nome Anastaise, che padroneggia così bene la realizzazione dei rotoli di vite miniati nei … a Parigi, dove sono i migliori miniatori del mondo, nessuno che la superi o che faccia più delicatamente di lei la decorazione floreale e le filigrane … E lo so per esperienza perché ha realizzato per me dei rotoli di vite che sono considerati notevoli tra quelli dei migliori miniatori”

Tra queste miniature che abbiamo identificato dobbiamo considerare però quelle che mostrano una qualità superiore, perché Christine ci dice che non vi è nessuno che la superi, a Parigi, in questa specializzazione. Di conseguenza dobbiamo escludere tutte le vignettature di qualità inferiore perché appartengono, probabilmente a un’altra mano.

Inès Villela-Petit, giunge al termine della sua ricerca di Anastasia, sbilanciandosi a indicare alcune opere attribuibili ad Anastasia:

«Ecco alcuni esempi: la delicata vignettatura su filo fiorito del Livre du chemin de long estude, BnF, fr. 1643,

e quello più energico, con grandi fiori e aste spesse, da un’altra copia di questo testo, BnF, fr. 1188, con foglie tipo edera e capilettera caricati . Entrambi sono del 1403.

Intorno al 1404-1405 furono prodotte copie del Libro di Re Carlo V, tutte prive di illustrazione ma non di vignettatura, come il BnF, fr. 10153, con una decorazione molto coprente, le cui foglie d’oro sono impreziosite dal blu

Già nel 1405, l’ornamentista del manoscritto di Advision Christine (BnF, fr. 1176) ha dato la preferenza ai motivi della foglia d’oro in mandorle irte di ciglia (noti come ricci) e a piccoli fiori stilizzati in oro e blu per un decoro (o “fluo”?) prevalentemente blu e oro».

Rimane un’ultima domanda alla quale posso, forse, dare una risposta. Perché Christine de Pizan, nel suo capolavoro “La città delle dame” ha citato solamente Anastasia?

Credo che lo abbia fatto perché gli altri miniaturisti della cui collaborazione si è avvalsa erano uomini, oppure perché, tra le miniaturiste parigine che ha conosciuto, Anastasia è stata veramente la più brava.

 

Fonti da cui è stato elaborato il post:

Jacques Le Goff, nel suo libro “L’uomo medievale”.

Vivere nel Medioevo”, di Chiara Frugoni, capitolo sette, ‘monache intellettuali e artiste’.

‘Christine and the Manuscript Tradition’, di James Laidlaw, in “Christine de Pizan – 34 Garland Medieval Casebooks”.

“Christine de Pizan: an illumined Voice”, saggio di Dorè Ripley.

“À la recherche d’Anastaise”, saggio di Inès Villela-Petit (dal quale sono tratte anche alcune immagini):

Référence papier

Inès Villela-Petit, « À la recherche d’Anastaise », Cahiers de recherches médiévales, 16 | 2008, 301-316.

Référence électronique

Inès Villela-Petit, « À la recherche d’Anastaise », Cahiers de recherches médiévales [En ligne], 16 | 2008, mis en ligne le 15 décembre 2011, consulté le 26 août 2020. URL : http://journals.openedition.org/crm/11032 ; DOI : https://doi.org/10.4000/crm.11032

 “The book of the Queen”, manoscritto Harley MS4431, custodito nella British Library e che puoi sfogliare sul suo sito, qui: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley_MS_4431

 

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