IL GRAND KURSAAL E LA SUA STORIA

 

IL GRAND KURSAAL E LA SUA STORIA

Grand Kursaal è il nome di origine germanica dato al casinò di San Pellegrino Terme (provincia di Bergamo, Lombardia) dalla sua inaugurazione, sabato 20 luglio 1907, fino al 1915. Quando l’Italia entrò in guerra al fianco della Francia, nel 1915, si preferì sostituire Grand Kursaal, con Grande Casinò.

Il Grand Kursaal fu ufficialmente inaugurato sabato 20 luglio 1907, alle ore 21. Fu una festa memorabile, alla quale venne associata una grande pesca di beneficienza. La principesca facciata del Kursaal era illuminata e sul piazzale di fronte all’entrata vi erano almeno millecinquecento persone. La Ferrovia della Valle Brembana aveva organizzato un treno speciale e molte persone erano giunte da Milano e Bergamo.

Sin dalla sua inaugurazione riscosse grandi elogi e consensi sugli articoli della stampa.
8 agosto 1907, il “Corriere di San Pellegrino”
“Chiunque per la prima volta visiti il Kursaal che superbo, maestoso, imponente alza i suoi pinnacoli verso l’azzurro e limpido cielo, chiunque ne visiti i sontuosi vestiboli, lo stupendo scalone, le principesche sale, ne riceve una profonda, indimenticabile impressione.
… L’ammirazione, lo stupore, che colpiscono anche soltanto ad osservarne la facciata, aumentano man mano che si possono esaminare le decorazioni, gli originalissimi lampadari in ferro battuto, i marmi, i bassorilievi dorati.
Non sono nostre queste impressioni, bensì esse rappresentano la sintesi dei giudizi espressi da quel pubblico intelligente, artistico, aristocratico, che costituisce la colonia di questa stazione climatica balneare…”.
A questo punto, però, il giornalista fa scoppiare una polemica.
“Altro enigma è stabilire che cosa sia questo Kursaal. Chi può infatti esattamente definirlo? La parola, presa per se stessa, potrebbe significare Casino, e Casino a sua volta indica un edificio nel quale, oltre alle sale di lettura, di conversazione, vi sono quelle dei giuochi d’azzardo… A San Pellegrino tutti dicono – ed in verità come dire diversamente – che vi si giuochi. Se è così, allora, se da questo Kursaal togliamo il contorno, la montatura, abbiamo una casa – pardon – un principesco palazzo da giuoco”.
Il giornalista non aveva avuto il privilegio di entrare al Grand Kursaal per vedere cosa accadeva nelle sue sale, così poté solamente riferire cosa aveva sentito dire “nelle quali si dice giocasi – vi sieno roullettes, tavoli per macao e per trente-quarante, ecc.”.
La legge italiana, all’epoca, vietava il gioco d’azzardo. Correva voce che il Grand Kursaal avesse avuto una dispensa speciale. Il giornalista, abilmente, su questo brusio innescò una polemica sull’utilità o meno del gioco d’azzardo.
Come andò a finire?

Finì nel nulla, perché nei numeri successivi del giornale la polemica non venne alimentata. Al contrario, venne lasciata cadere nel nulla, preferendo assumere toni più pacati e dare rilievo a interessanti descrizioni degli ambienti del Grand Kursaal e dei personaggi che lo frequentavano.

Rispetto al progetto originario non venne realizzata la cupola centrale, che doveva stare tra le due torri, allo scopo di dar maggior ariosità all’edificio. Non venne realizzato neppure il progetto originario del teatro annesso al Grand Kursaal. Un progetto che prevedeva un edificio importante e principesco quanto quello del Kursaal. Le difficoltà che incontrò l’amministrazione del casinò negli anni successivi e l’imponente dispendio economico che avrebbe richiesto la realizzazione del teatro, portarono ad accantonare il progetto iniziale e a realizzare, nel 1914 un edificio con meno pretese.

 

Molti giornali dell’epoca si spesero in doviziose descrizioni del Grand Kursaal. Una tra le più belle è quella del Giornale di San Pellegrino, che nel numero del 20 giugno 1907 lo descrive in questi termini:

La superficie coperta dalle costruzioni occupate dal Kursaal – escluso cioè il teatro – è di metri quadrati tremilacinquecento. Il terrazzino sull’alto delle due torri laterali, al quale si accederà mediante una scaletta a chiocciola, raggiunge una elevazione sul livello del mare di circa cinquecento metri e di lassù si schiude, ampio e magnifico, il panorama del Brembo e della sua Valle.

L’edificio stende innanzi due braccia laterali semicircolari della larghezza di dodici metri. Il braccio a destra di chi guarda l’edificio arriva a livello dello sbocco estremo del loggiato della fonte, così da essere con esso in perfetta continuazione.

Negli anditi di congiunzione fra le due braccia laterali ed il grande vestibolo stanno due nicchie a grotta artificiale alle quali fu condotta con opportuna tubazione l’acqua della fonte. Il rigore scientifico dei lavori ha garantito all’acqua l’inalterabilità di tutti i suoi caratteri termici e chimici e perciò la conservazione delle sue virtù curative, come una opportuna analisi ha potuto controllare.

Il grande vestibolo, nel quale si elevano otto colonne di marmo rosso, con capitelli, anelli e basamenti in bronzo, misura sedici metri per lato. Ivi saranno tutto attorno moderni sedili di mogano con sedile e dorsale di fasce di cuoio a stuoia, nuovi di creazione, elegantissimi. Sul grande vestibolo si apre maestoso, monumentale, prodigiosamente ricco di bellezze artistiche, lo scalone, con una luce, al basso, di ventotto metri, mentre la sommità del velario illumina attraverso i vetri colorati dall’altezza di trentadue metri.

A sinistra del grande vestibolo o salone della bibita, di fianco allo scalone, si apre una grande sala di lettura di metri quadrati duecento. Corrispondente a destra, nelle identiche misure, un altro salone destinato a Caffé.

Contigui al braccio laterale semicircolare di destra sono immensi locali di servizi e di toilette a sezioni divise ed ivi è il trionfo delle ultime conquiste dell’ingegneria.

Lo scalone, con una ricchezza orientale di pitture, di sculture, di decorazioni e di ornamento di ogni sorta, conduce al primo piano ove sono i vari saloni di ritrovo ed i locali destinati al Circolo e fra essi, illuminato da un artistico velario, con le ampie finestre che si aprono sul balcone centrale della facciata, un grande salone quadrato di circa duecento ottanta m. quadrati.

A livello del primo piano, sopra le due braccia laterali semicircolari dell’edificio, si aprono due ampie terrazze ove sarà delizioso passare le ore del pomeriggio e della sera.

Gli interni del Grand Kursaal sono invece descritti da una guida del tempo (fonte: “Il Casinò di San Pellegrino Terme, storia di un sogno”, Corponove editrice).

Il grande scalone, veramente suggestivo, conduce al primo piano dove sono i vari saloni di ritrovi, da ballo, da fumare, da bigliardo, da caffé ecc., e, fra essi, allineato da un magnifico velario a figure del Beltrame, con ampie finestre che si aprono sui balconi della facciata, è un vasto salone quadrato di 300 metri di superficie. È questo il salone principale del grande edificio.

Il soffitto a legno scolpito – è, come tutta la boiserie del locale, opera del Quarti di Milano – i fregi che ricorrono lungo le pareti, le colonnine, pure in legno, che sembrano reggere il plafond, i vetri colorati che in alto si illuminano di mille riflessi, i ricchi lampadari artistici di una suprema eleganza,

la ricchezza, in una parola, che è diffusa per ogni dove, e l’arte che ne corregge ogni stridente ed eccessiva impressione fanno del salone del Casinò un ambiente quale non si trova l’uguale in nessun altro locale del genere.

Altre sale e salette, tutte parimenti ricche nelle decorazioni e negli addobbi, sono attorno al salone principale e offrono ai frequentatori del Circolo privato, che vi ha sede, comodi luoghi di convegno e riunione.

Un locale apposito, a destra di chi sale lo scalone, è di fronte all’ingresso del Circolo privato, adibito a ristorante. Ampie sale, messe con ogni cura ed intonate all’eleganza severa e nel tempo stesso sfarzosa del resto dell’edificio; servizio inappuntabile di buffet, freddo e caldo, a qualunque ora del giorno e della notte; tutto il confort e tutte le raffinatezze assicurano ai frequentatori del Casinò, anche da questo lato, la superiorità d’un servizio così necessario.

Questo è l’edificio bello, elegante, monumentale; ma chi non ha frequentato il Casinò nelle sere in cui apre le porte al pubblico cosmopolita del suoi frequentatori, in piena stagione, difficilmente può farsi un’idea della ricchezza e dello splendore dell’ambiente.

In quelle sere si ha l’impressione di ciò che veramente è San Pellegrino come luogo di convegno del mondo elegante. Sfilano per le sale del Grande Casinò le persone più eminenti della politica, della finanza, dell’aristocrazia del sangue e dell’aristocrazia del denaro; si odono ripetere i nomi più noti, si conoscono le figure più in vista…”.

Gli anni d’oro del Grand Kursaal sono compresi tra il 1908 e l’inizio della prima guerra mondiale, la “Grande Guerra”.

Chiusa la prima stagione estiva del 1907, vennero fatti ulteriori interventi sul Casinò, alcuni di mero abbellimento, altri per completare i lavori. Ad esempio nell’atrio al pian terreno venne realizzato il soffitto in legno alla veneziana. Venne allestita la sala bibita nel vano a destra dell’atrio. Qui solamente gli abbonati del Casinò potevano bere l’acqua che proveniva direttamente dalla fonte. Sempre nel periodo tra la fine della stagione estiva 1907 e la primavera del 1908 fu sistemato il giardino.

Da notare che il piazzale tra l’entrata e il giardino era completamente ricoperto di ghiaia. Una cosa banale per noi, ai nostri giorni. Una vera innovazione all’epoca, in quanto le strade di San Pellegrino Terme erano tutte sterrate. La ghiaia era utile a drenare l’acqua piovana e a rendere più decoroso l’ambiente. Alla fine delle stagioni estive la ghiaia veniva tolta, per impedire alle erbe selvatiche di attecchire. Veniva poi ridistribuita sul piazzale all’inizio della nuova stagione estiva.

In quei mesi a cavallo tra 1907 e 1908 fu avviata anche la costruzione del teatro. I lavori furono però presto sospesi e ripresi alla fine del 1914.

Un’innovazione della stagione estiva del 1908 fu l’introduzione dell’Omnibus elettrico, che avrebbe fatto la spola tra il Kursaal, le Terme e il Grand Hotel. Durante tutto il periodo estivo la direzione del Grand Kursaal organizzò anche manifestazioni culturali e ricreative. Tra queste spiccavano i concerti quotidiani e, in particolar modo, il grande concerto lirico del 26 luglio, durante il quale furono suonate e cantate famose arie tratte dalle opere dei principali compositori italiani.

Una prima battuta d’arresto arrivò nel 1912, quando il governo vietò l’esercizio del gioco d’azzardo in tutti i locali nazionali. Il gioco d’azzardo veniva praticato al Grand Kursaal sin dalla sua apertura. Per giocare bisognava entrare a far parte di un club privato, che faceva capo alla Società del Casinò. Non si entrava presentando domanda. Era necessario essere introdotti, con presentazione, da parte di persone che già facevano parte del club privé. I membri della Società del Casinò erano senatori, deputati, prefetti, ambasciatori, alti gradi dell’esercito.

L’azione del governo interruppe per qualche tempo il gioco d’azzardo, creando delle difficoltà. La maggior parte delle persone che andava a trascorrere la stagione estiva a San Pellegrino era una clientela interessata al gioco d’azzardo. L’impossibilità di giocare fece diminuire sensibilmente l’afflusso del turismo, creando perdite di lavoro e un’inflessione nell’economia locale. Quella situazione non durò molto. Presto il gioco d’azzardo riprese all’interno del Grand Kursal, alla spicciolata, sempre con la formula del club privato e proseguì, senza difficoltà per molto tempo. In poche parole il gioco d’azzardo all’interno del Grand Kursaal riprese in forma semiclandestina.

Non potendo essere praticato il gioco d’azzardo, la sala da gioco fu trasformata in caffè concerto vennero anche potenziati i concerti. Sulla stessa linea aumentarono le feste da ballo e le serate di beneficienza. Nell’atrio venne persino allestito  un teatrino dei burattini. In poche parole si crearono altri interessi per i villeggianti milanesi e bergamaschi.

Nel 1913 la sala teatrale incompiuta, che si trovava alla destra del Casinò, fu adibita a sala da pattinaggio a rotelle, divenendo uno dei luoghi di ritrovo preferiti dei giovani. Si organizzarono anche lezioni e gare per tenere alto l’interesse.

Nel 1915 si riaprì la discussione sull’opportunità di riaprire sale da gioco, sotto il controllo dell’autorità pubblica, visto che il gioco era ripreso dal 1913 ma in forma semiclandestina. Lo scoppio della prima guerra mondiale bloccò ogni possibilità di emanare una legge che andasse in quella direzione.

La stagione estiva del 1917 sembrò iniziare bene. La rappresentazione concertata de “La fanciulla del West”, di Giacomo Puccini aprì la stagione lirica del Casinò il 9 luglio, tuttavia questo buon inizio fi presto offuscato. Il 28 luglio i funzionari mandati dalla Prefettura apposero i sigilli alla sala da gioco, in esecuzione di un’ordinanza del ministro dell’interno che vietò di praticare il gioco d’azzardo in tutta Italia. I dirigenti del Gran casinò furono presi di sorpresa e poterono solamente prendere atto della decisione. Nei giorni seguenti i giornali divulgarono la notizia che confermò l’attività di gioco d’azzardo all’interno del casinò, seppur nella formula circoscritta del club privato, fatta eccezione per l’interruzione del 1912. Si venne a sapere anche che periodicamente gli amministratori del Casinò devolvevano in beneficienza parte degli utili dell’attività.

In seguito alla chiusura definitiva del Casinò non si registrarono particolari reazioni. Si fece semplicemente notare una palese contraddizione: lo stato vietava il gioco d’azzardo in tutta Italia e tuttavia continuava a gestire direttamente il lotto e le lotterie. Questa decisione, che aveva colpito come un fulmine a ciel sereno tutti, avrebbe favorito lo sviluppo di bische clandestine, sotto il controllo della malavita.

Nei mesi successivi il problema del gioco d’azzardo organizzato e sotto il controllo dello stato passò in secondo piano, di fronte all’evolversi degli eventi della Grande Guerra. In questo modo Il Grand Kursaal, ora Grande Casinò, chiuse per sempre.

Fonti:

“Il Casinò di San Pellegrino Terme, storia di un sogno”, Corponove editrice

“Il corriere di San Pellegrino” – giornali d’epoca

“Il giornale di San Pellegrino” – giornali d’epoca.

 

Accanto alle notizie istituzionali sulle varie aperture, chiusure e riaperture del Grand Kursaal (ossia il Casinò di San Pellegrino Terme), è stato molto interessante, in questa mia ricerca, apprendere attraverso le fonti dei giornali d’epoca quella che era la vita ma anche i gusti e i pensieri delle persone di quell’epoca.

La ricerca che segue è parte di una ricerca più vasta, che è andata a investigare anche su aspetti della storia del costume dell’epoca (l’abbigliamento femminile, la lingerie, l’abbigliamento maschile caratterizzato da una forte formalità), condotta per la stesura del mio prossimo romanzo, “Gioco a due al Grand Kursaal”.

Di seguito un accenno della trama, in fase di sviluppo.

GIOCO A DUE AL GRAND KURSAAL

“Gioco a due” ti lascia intuire che i protagonisti saranno un’eroina e un eroe che avranno a che fare, direttamente o indirettamente, con il gioco d’azzardo. Infatti l’idea abbozzata é quella di una giovane donna che si trova a dover risolvere il disastro creato da quello sventurato che é suo fratello. Il ragazzo ha rovinato la famiglia giocando a carte al Grand Kursal. Non solo ha perso una fortuna ai tavoli, ha pure messo in gioco la villa di famiglia, perdendo tutto.
La nostra eroina si trova dunque sul lastrico e cerca disperatamente una soluzione. Le viene indicato il nome di un gentiluomo, incallito giocatore d’azzardo, che ha fama di essere imbattibile ai tavoli delle sale da gioco. Solo lui può giocare ad armi pari con l’uomo senza scrupoli che ha “spennato” al gioco quell’ingenuo di suo fratello.
Una sera la nostra eroina si presenta al Casinó, con l’intento di avvicinare il nostro eroe. Vuole chiedergli di aiutare lei e la sua famiglia a sfidare al gioco il farabutto che li ha rovinati, per recuperare la proprietà di famiglia.
Dove sta il problema? La nostra eroina incontrerà il nostro eroe in una circostanza inaspettata. Alla fine della serata, accompagnata da un altro gentiluomo, amico fidato di famiglia che ha il compito di presentarglierlo, troverà l’uomo nel quale ha riposto le sue speranze privo di sensi in un punto mal illuminato del giardino del Casinó. L’uomo ha gli abiti strappati e segni di lividi sul corpo.
Lo portano nella casa in cui lei e la famiglia stanno trascorrendo l’estate per prestargli le prime cure.
Chi lo ha ridotto in quello stato e perché? Il nostro eroe non risulta avere contratto debiti e anche quella serata si é conclusa con una cospicua fortuna ottenuta ai tavoli da gioco.
Le sorprese non finiscono qui. Quando il nostro eroe si sveglia, a distanza di quasi ventiquattrore, si trova in una splendida villetta liberty nella zona residenziale alta di San Pellegrino e… ha perso la memoria. Non sa chi é e non sa cosa voglia dire giocare d’azzardo.
Ricupererá la sua memoria? Come si svilupperà questo mistero?

Le domande di questa storia non hanno ancora trovato una risposta ma almeno il volto della mia eroina ha preso forma con molta chiarezza. É bellissima, vero?

 

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