IL GIARDINO DI ÉTIENNE – l’ispirazione dietro la storia

IL GIARDINO DI ÉTIENNE – l’ispirazione dietro la storia

“ll giardino di Étienne” è un romanzo di fiction che si colloca nella nicchia della narrativa romantica cristiana. Ha per protagonisti Paulina, una ex prostituta ed  Étienne, un ragazzo adottato che ha avuto esperienze di violenza domestica in quella che è stata la sua famiglia naturale prima dell’adozione.

Étienne diventa l’erede di una famiglia che ha in mano un’imponente rete di volontariato a livello mondiale e, grazie a un programma di assistenza a bambini e giovani in situazioni disagiate, conoscerà Paulina.

Il romanzo, di prossima pubblicazione, non contiene scene che possano turbare o disturbare i lettori. Non contiene scene esplicite.

Nella storia, che come puoi immaginare è molto intensa, sono presenti brevi flash back sul passato della ragazza e sul suo difficile percorso di rientro nella vita delle persone comuni.

Quello che presento è un flash back importante nella storia della protagonista femminile anche se non è un brano spoiler.

Di curioso in questo flash back, oltre alla situazione super adrenalinica, c’è l’ispirazione da cui è nato.

Anni fa ho lavorato in un’agenzia investigativa come assistente Risorse Umane del titolare. Tra i collaboratori c’era un ex poliziotto e diversi giovanotti consulenti, che avevo selezionato io per l’organico interno. Noi donne eravamo in netta minoranza numerica. Da tempo i ragazzi chiedevano all’ex poliziotto una dimostrazione di guida sportiva e qualche trucco da poter applicare.

Il consiglio, assolutamente sensato dell’uomo fu: “Se vi interessa la guida sportiva, la cosa più giusta è frequentare un corso di guida sportiva. Non ci s’improvvisa in queste cose”. Tuttavia, di fronte all’insistenza dei ragazzi, ci portò tutti nel parcheggio vuoto di quello che era stato un tempo un supermercato, per una dimostrazione pratica. Naturalmente i ragazzi avevano gli occhi che brillavano ed erano tutti super felici di aver provato, anche se per pochi istanti “la guida con sgommata”… uomini… delle tante cose che può offrire la guida sportiva, tra cui la sicurezza e il controllo del mezzo in velocità, loro avevano in mente gli aspetti  da film poliziesco. Io avevo tutta un’altra idea di guida sportiva: la associavo a quella che avevo visto fare in Norvegia su un lago ghiacciato, per imparare a non perdere il controllo dell’auto sulla neve ghiacciata.

Quando mi venne chiesto cosa mi sarebbe piaciuto provare, rimasi sul pratico: “Mi potrebbe insegnare a tirare fuori l’auto da un parcheggio quando è imbottigliata… ma dico imbottigliata forte da sembrare impossibile muoverla?”. Qualche anno prima mi ero trovata in una simile situazione e solamente il poliziotto di una pattuglia che girava dalle mie parti, per fortuna, era riuscito a tirarmela fuori.

A volte facciamo esperienze che crediamo di dimenticare e invece, a distanza di tempo, ci rendiamo conto che sono rimaste lì, nel nostro subconscio, pronte a riaffiorare al momento giusto. Dall’esperienza di quel pomeriggio è nata l’ispirazione per questo flash back, di finzione.

Buona lettura, se vuoi.

“Il giardino di Étienne” © 2017 Simona Maria Corvese.

Nella foto un particolare di  Piazza Unirii, a Timisoara.

 

Timisoara, giugno 2006

In un elegante hotel della città Costantin e Dimitru si erano stretti la mano ed erano entrati in società. Paulina, da quel momento, avrebbe lavorato per Dimitru. Era la ragazza più bella e più fine di aspetto tra tutte le giovani donne protette dall’uomo. I due protettori avevano pianificato un giro di alto bordo. Lei sarebbe diventata la donna esclusiva di un uomo d’affari. Dimitru le aveva trovato un cliente importante. Nicolae Petran era il proprietario di un impero finanziario e, per non dare nell’occhio e averla sempre a sua disposizione, era stato studiato tutto nei minimi dettagli. Paulina era molto intelligente e conosceva bene le lingue: sarebbe diventata segretaria di alta direzione dell’imprenditore, affiancata dalla segretaria personale dell’uomo, prossima alla pensione. La donna le avrebbe progressivamente insegnato il lavoro e poi passato il testimone. Una copertura perfetta per nascondere la sua vera professione. Con tanto di documenti falsi che attestavano la maggiore età di Paulina, che di anni in realtà ne aveva 17.

Ioan avrebbe mantenuto il suo ruolo di autista e guardia del corpo di Paulina.

I due ragazzi, dal canto loro, avevano pianificato il loro piano di fuga con altrettanta minuzia. Se avessero tentato di scappare subito avrebbero avuto poche possibilità di riuscita. Molto meglio lasciar passare qualche tempo, dopo che Paulina si fosse introdotta nel nuovo ambiente. Ioan le chiese di resistere ancora per un po’ e di prestare molta attenzione a ciò che vedeva sul posto di lavoro. Si trovava in un impero finanziario e avrebbe potuto notare cose interessanti o connessioni con il giro di affari che gestiva Dimitru.

I mesi trascorsero velocemente e arrivò dicembre. Paulina fu introdotta rapidamente nel lavoro e nel suo vero ruolo. Nicolae le affidò con incredibile velocità la gestione di fondi da destinare a una organizzazione non governativa, che si occupava di ragazzi di strada. La ragazza cominciò a non sentirsi tranquilla. C’era un flusso continuo di soldi che transitavano con facilità verso la ONG ed era lei la delegata a firmare quei documenti. Aveva la sensazione ma non la prova, che fossero soldi riciclati e, se le cose stavano così, il suo capo-cliente la stava mettendo nei guai. Ne parlò con Ioan, che condivise i sospetti della ragazza. Era giunto il momento di attuare il loro piano di fuga, anche perché Paulina aveva la sensazione che l’uomo facesse sorvegliare i suoi movimenti da persone di fiducia. Il controllo negli ultimi tempi era diventato sempre più stretto. Paulina era stata ben attenta a non destare sospetti e, fuori dal lavoro e i suoi incontri privati con Nicolae, aveva contatti solo con Costantin, sua moglie e Ioan.

Una sera di dicembre Ioan ebbe il compito di accompagnare Paulina in un hotel lussuoso, dove si sarebbe tenuta la tradizionale festa di Natale dell’azienda. Il capo della ragazza l’aveva mandata avanti. Lui l’avrebbe raggiunta più tardi.

La serata trascorse tranquilla, in un clima sereno e festoso. Ioan stette accanto a Paulina fino a quando arrivò Nicolae. L’uomo, per tutta la serata, mantenne un atteggiamento gentilissimo e professionale con Paulina, come faceva sempre quando si trovava in pubblico con lei. Nessuno in quei sei mesi aveva dubitato che tra loro due vi fosse una relazione. Nessuno aveva avuto il ben che minimo sospetto sulla seconda vita di Paulina.

Poco dopo la mezzanotte la ragazza si avvicinò a Nicolae, dicendo che avrebbe abbandonato la festa e lo avrebbe atteso in hotel. L’uomo aveva una suite a lui riservata per tutto l’anno in uno dei più lussuosi hotel di Timisoara. Era divorziato e non cercava coinvolgimenti emotivi con altre donne. Una professionista del sesso, a lui esclusivamente dedicata, era stata la soluzione che aveva sempre cercato. Si presentava in quell’hotel in compagnia di Paulina, lasciando credere che la ragazza fosse la sua giovane amante. Era molto attento a cambiare i luoghi dove consumava i suoi incontri con Paulina e tra loro due non si era sviluppato alcun coinvolgimento emotivo.

Nicolae annuì impercettibilmente con il capo, seguendo poi con lo sguardo la ragazza che si allontanava accompagnata da Ioan.

Non appena furono usciti dall’edificio Paulina e Ioan ebbero la sensazione di essere seguiti. Sensazione che fu presto confermata.

“Allunga il passo”, le ordinò lui con fermezza, sorreggendola per un gomito per fare in modo che non perdesse l’equilibrio sui suoi tacchi alti “dobbiamo raggiungere subito la macchina”.

Non appena si immisero nel traffico, si resero conto che una Audi nera come la loro li stava inseguendo.

“Dove andiamo ora?”, chiese Paulina nervosa.

“Cerchiamo di raggiungere  Vršac, appena oltre il confine con la Serbia”, rispose secco lui, rimanendo concentrato con lo sguardo sulla strada.

Paulina sapeva che era il posto di confine più vicino per chi proveniva da Timisoara. Tuttavia, anche muovendosi a quell’ora della notte, senza traffico, avrebbero impiegato non meno di due ore a raggiungerlo.

Durante tutto il tragitto l’Audi continuò a inseguirli a distanza ravvicinata. Quando si avvicinarono al confine, Ioan comprese che avrebbero cercato di sorpassarli per bloccar loro la strada. Se lo aspettava. Il solo motivo per cui non lo avevano fatto fino a quel momento era dovuto al fatto che la strada era più trafficata di quanto si fossero aspettati. Con una simile azione avrebbero dato molto nell’occhio. Inoltre Ioan si era dimostrato particolarmente abile nel condurre l’auto con una guida sportiva, sostenendo un’elevata velocità.

“Non appena arriviamo al posto di blocco, se loro ci raggiungono, fai come ti ho insegnato. Capito, Paulina?”, le disse Ioan.

Lei fece cenno di sì, nervosamente, con gli occhi incollati sullo specchietto retrovisore.

A pochi metri dal posto di blocco di frontiera, Paulina e Ioan si trovarono in coda ad altre macchine. Ancora pochi minuti e pochi metri e sarebbero stati in Serbia. Fu allora che gli uomini dell’Audi li raggiunsero, sorpassando contro mano la coda di auto. Si affiancarono all’auto dei due ragazzi, scesero e, puntando loro la pistola addosso, gli intimarono di scendere.

Ioan scese per primo. L’uomo che aveva fatto scendere Paulina la condusse dal lato dove era Ioan. Proprio in quel momento il ragazzo le fece un cenno con il capo. “Adesso, Paulina”, sussurrò.

La ragazza si mise a fare confusione. “Aiuto! Aiuto! Mi tengono prigioniera, sono una schiava”, gridò con tutto il fiato che aveva nei polmoni.

Fulmineo Ioan atterrò i due uomini che avevano addosso. Fece prima cadere loro le pistole con dei calci e li stordì con due pugni. Ruppe il setto nasale a uno dei due uomini, la cui vista rimase annebbiata dal sangue che colava sul suo volto. L’altro uomo riuscì a recuperare la pistola proprio mentre Ioan prendeva per il braccio Paulina trascinandola di corsa verso i poliziotti del posto di blocco.

Questi ultimi avendo sentito subito le urla di Paulina e vedendo la colluttazione, erano corsi in loro soccorso con le pistole in mano.

Ioan riuscì a spingere Paulina tra le braccia di uno dei due poliziotti, rimanendo alle sue spalle, per proteggerla.

“Vai Paulina, non fermarti!, le disse Ioan.

Proprio in quel momento la ragazza udì un colpo di pistola. Sostenuta dal poliziotto, si voltò e vide Ioan a terra.

Stordita dalla confusione generale Paulina avvertì a mala pena l’intervento di altri poliziotti, che ferirono e immobilizzarono l’uomo che aveva sparato a Ioan. Altri arrestarono il secondo uomo.

Corse verso Iaoan e s’inginocchiò accanto a lui, con gli occhi pieni di lacrime.

“Adesso sei libera, Paulina”, le mormorò lui, facendo fatica a parlare. Un rivolo di sangue colava da un angolo della sua bocca.

“Non lasciarmi adesso, Ioan”, singhiozzò lei togliendosi la giacca e mettendogliela sotto la testa “abbiamo fatto tanti progetti insieme. Una casa, una famiglia, dei figli…”.

Lui le sorrideva per non spaventarla. “Avrei voluto anch’io fare tutte queste cose con te ma sono contento di averti dato la possibilità di farle tu un giorno. Sei giovane e t’innamorerai ancora, Paulina. Vivi tutte queste belle cose per me e sii felice”.

Tese a fatica una mano sulla sua guancia e le fece una carezza ma la lasciò subito ricadere, privo di forze.

Paulina prese la mano di Ioan tra le sue e fece per baciarla. Fu in quel momento che la sentì diventare gelida. Si voltò verso Ioan e vide le ultime gocce di vita abbandonare il suo corpo. Morì rivolgendole uno sguardo colmo di tenerezza.

Un Poliziotto si chinò accanto a Paulina per aiutarla a rialzarsi e portarla via. In lontananza si udì la sirena di un’ambulanza che si stava avvicinando.

Con un gesto affettuoso Paulina scostò un ciuffo di capelli castano chiari che ricadevano sulla fronte di Ioan, soffermandosi a guardare i lineamenti del suo volto, come per imprimerli nella memoria per un’ultima volta.

Tratto da “Il giardino di Étienne” © 2017 Simona Maria Corvese.

 

 

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