IL GIARDINO DELLA MUSICA – 3a puntata


“Il giardino della musica”, è un mio racconto gratuito e autoconclusivo, ambientato nella città della musica, Salisburgo.
Il racconto parla di quella cosa che chiamiamo “diversità” e dell’unico modo per toglierci di dosso queste etichette: lavorare per l’integrazione e l’inclusione.
Un sincero ringraziamento va alla Signora Sveva Casati Modignani, che lo ha pubblicato in versione integrale sul suo sito, qui:

IL GIARDINO DELLA MUSICA

“Il giardino della musica” è anche il prequel del mio romanzo “Sinfonia della Felicità – La storia di Roberto e Livia”. Qui di seguito puoi scaricare l’anteprima gratuita:

Anteprima

Il racconto è pubblicato anche a puntate, tutti i giovedì, sul mio blog e sulla mia pagina Facebook, basta cliccare qui:
https://www.simonamariacorvese.it/category/il-giardino-della-musica/
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Se ti piace, lasciami un segno sulla mia pagina Facebook.
Buona lettura, se vuoi.
Simona

Simona Maria Corvese
IL GIARDINO DELLA MUSICA
Il prequel di “Sinfonia della Felicità”

L’emozionante storia di due piccoli violinisti.

Questo racconto, adatto a un pubblico adulto ma anche a ragazzi, è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone, realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.
Immagine di copertina: Il giardino di Pegaso – Mirabell Park, Mirabell Palace, Salisburgo (Austria). Dipinto di Luise Begas Parmentier.
“Il giardino della musica”, copyright ©2017-2018 Simona Maria Corvese.
IL GIARDINO DELLA MUSICA – 3a puntata

Livia e Jòzsef sedettero per terra a gambe incrociate, nascondendosi dietro l’ultima fila di sedie. Le viole sembravano voler giocare con i violini, che rispondevano allegramente al loro invito. I due bambini rimasero in silenzio, estasiati da quella musica così luminosa e gioiosa, fino alla fine dell’esecuzione.
Quando i musicisti ebbero finito di suonare, il primo violino, un uomo molto distinto sui 40 anni, li invitò ad avvicinarsi all’ensemble.
Livia e Jòzsef si alzarono e, timidamente, li raggiunsero con i loro violini.
“Vi conosco, sapete?”, disse l’uomo sorridendo loro in tono incoraggiante. “Vi ho sentiti suonare nella città vecchia: la prima volta eravate vicino alla bella fontana di Kapitelplatz, poi vi ho visto anche in Getreidegasse, vicino alla casa di Mozart…L’avete visitata?”
Livia e Jòzsef fecero cenno di no con la testa.
“Oh, dovete farlo allora: due musicisti così promettenti come voi non possono perdersi questa esperienza. Siete violinisti rom lautari, vero? Da dove venite? Siete austriaci?”, chiese loro.
“No, siamo ungheresi, di Budapest”, precisò Livia.
“Accipicchia”, disse l’uomo enfatizzando il movimento della mano mentre si toccava la fronte “dovevo immaginarlo… molti virtuosi lautari provengono da lì”.
I due bambini si misero a ridere di fronte a quel gesto così esagerato dell’uomo. Si sentirono subito a loro agio con lui e non provarono più soggezione.
“Perché non mi fate sentire qualcosa? Intendo dire qualcosa di tipicamente ungherese, come una ciarda. Sono sicuro che siete bravissimi a suonarle”, li invitò lui.
Livia e Jòzsef si scambiarono uno sguardo d’intesa, poi appoggiarono le custodie dei loro violini su una sedia, li estrassero e li accordarono prima di iniziare a suonare. Di lì a poco le struggenti note della ciarda di Vittorio Monti risuonarono in tutto il salone.
L’uomo e tutti i componenti dell’ensemble rimasero a bocca aperta. “Ragazzi… voi siete molto più che promettenti: siete prodigiosi!”.
Livia e Jòzsef sorrisero timidi ma compiaciuti da quel complimento.
“Siete studenti del Mozarteum?”, chiese loro il primo violino.
“No, ma ci piacerebbe molto esserlo”, replicò con prontezza il piccolo Jòzsef.
“È impressionante…” mormorò l’uomo avvicinandosi ai bambini “Dove avete imparato a suonare così?”.
“In famiglia. Siamo tutti violinisti da generazioni”, spiegò Livia.
“Ma avete frequentato qualche scuola in Ungheria?”, insistette l’uomo. Gli altri musicisti alle sue spalle avevano iniziato a riporre gli strumenti nelle loro custodie.
“No, nessuna scuola. Non potremmo frequentarle: siamo sempre in viaggio. Mia madre e nostro zio suonano il violino da quando erano bambini. Sono stati loro a insegnarci”, replicò Jòzsef con precisione.
L’uomo annuì con un sorriso bonario poi, facendo cenno ai bambini di non andarsene, si voltò verso gli altri elementi dell’ensemble. Li congedò dando loro appuntamento per un’altra prova, l’ultima, prima del concerto che avrebbero tenuto una sera di quel fine settimana.
Livia e Jòzsef intanto si sedettero su due sedie in prima fila.
Dopo che gli altri musicisti furono usciti dalla sala di marmo, l’uomo chiese a Jòzsef il permesso di provare il suo violino.
Il bambino glielo accordò e lui lo prese in mano con delicatezza, soppesandolo e valutandolo con lo sguardo. Prese in mano l’archetto e abbozzò il primo movimento della Primavera di Vivaldi, poi si fermò ascoltando quelle note risuonare limpide e nitide nell’ambiente circostante.
“Ha un suono straordinario, Jòzsef… e ha tutta l’aria di essere uno strumento antico…”, disse l’uomo.
Il bambino annuì. “Non so quanto sia antico, ma so per certo che viene tramandato nella nostra famiglia da diverse generazioni… così mi ha spiegato zio Gyorgy…”.
L’uomo annuì e glielo rese. “Vi fermerete un po’ qui a Salisburgo?”
“Sì, fino alla fine dell’estate”, annuì Livia.
… (continua)
“Il giardino della musica”, copyright © 2017-2018 Simona Maria Corvese.

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