IL GIARDINO DELLA MUSICA – 2a puntata


“Il giardino della musica”, è un mio racconto gratuito e autoconclusivo, ambientato nella città della musica, Salisburgo.
Il racconto parla di quella cosa che chiamiamo “diversità” e dell’unico modo per toglierci di dosso queste etichette: lavorare per l’integrazione e l’inclusione.
Un sincero ringraziamento va alla Signora Sveva Casati Modignani, che lo ha pubblicato in versione integrale sul suo sito, qui:

IL GIARDINO DELLA MUSICA

“Il giardino della musica” è anche il prequel del mio romanzo “Sinfonia della Felicità – La storia di Roberto e Livia”. Qui di seguito puoi scaricare l’anteprima gratuita:

Anteprima

Il racconto è pubblicato anche a puntate, tutti i giovedì, sul mio blog e sulla mia pagina Facebook, basta cliccare qui:
https://www.simonamariacorvese.it/category/il-giardino-della-musica/
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Se ti piace, lasciami un segno sulla mia pagina Facebook.
Buona lettura, se vuoi.
Simona

Simona Maria Corvese
IL GIARDINO DELLA MUSICA
Il prequel di “Sinfonia della Felicità”

L’emozionante storia di due piccoli violinisti.

Questo racconto, adatto a un pubblico adulto ma anche a ragazzi, è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone, realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.
Immagine di copertina: Il giardino di Pegaso – Mirabell Park, Mirabell Palace, Salisburgo (Austria). Dipinto di Luise Begas Parmentier.
“Il giardino della musica”, copyright ©2017-2018 Simona Maria Corvese.
IL GIARDINO DELLA MUSICA – 2a puntata

“Allora: cosa posso prepararvi oggi?”, chiese l’uomo.
“Proponici qualcosa di nuovo, Gerhard. La primavera è ormai arrivata: vogliamo uno smoothies primaverile!”, disse Jòzsef.
“Hmm… vediamo… oggi vi propongo un berry go round”.
“Cosa significa?”, domandò pronta Livia.
“La bacca va in giro: mi avete chiesto un frullato primaverile e questo avrete! Lampone, fragola, mirtilli e mora, con succo di mela… è favoloso, vedrete!”, spiegò Gerhard mettendosi subito all’opera. Estrasse due cestini di frutti di bosco dal piccolo frigorifero incorporato nel suo baracchino ambulante e li mostrò ai bambini: “Li ho acquistati questa mattina al mercato di Salisburgo. Sono freschissimi”, spiegò lavandoli sotto l’acqua corrente del rubinetto e pulendoli dalle imperfezioni e dalle foglie. Tagliò la frutta a pezzettini, la mise nel frullatore, vi aggiunse un bicchiere abbondante di succo di mela e azionò l’elettrodomestico. Pochi minuti dopo porse a Livia e Jòzsef due enormi bicchieri, colmi di un liquido violetto: il loro berry go round”.
“Hmm… ma è buonissimo!”, esclamò felice e sorridente Jòzsef, con due baffi viola ai lati delle labbra. Era buffissimo e l’uomo scoppiò a ridere.
“Sono felice che vi piaccia”, rispose guardandoli tutti e due.
Livia non aveva parlato perché era intenta a berselo tutto d’un fiato con avidità.
“Ehi, signorina, bevi piano o ti verrà il mal di pancia”, le consigliò lui.
“Hai ragione, Gerhard”, commentò lei, pulendosi le labbra con il palmo della mano “Ma avevo incredibilmente sete, non ce la facevo a bere più piano”.
Lui le sorrise bonariamente e le porse un tovagliolo di carta.
“andate a giocare ora?”, chiese loro.
“Sì, ma prima giriamo un po’ per il palazzo: abbiamo sentito che stanno suonando”, rispose la bambina, indicando con un dito la residenza.
“Bravi, ci vediamo dopo, allora”.
I due bambini annuirono. Ripresero i loro violini chiusi nelle custodie, che avevano appoggiato a terra accanto a loro e, salutando il commerciante, corsero in direzione del castello.
Percorsero in volata il parterre fiorito in stile barocco, aggirando la grande vasca ottagonale con statue.
“Acqua”, disse Jòzsef, andando in direzione di uno dei gruppi di figure disposti intorno alla Grande Fontana.
“Aria”, rispose Livia, muovendosi nella direzione opposta, speculare a quella di Jòzsef.
“Terra”, continuò il bambino, correndo verso l’altro gruppo scultoreo.
“Fuoco!”, esclamò Livia ridendo.
Facevano quel gioco tutti i giorni.
Continuando a correre al fianco di Jòzsef, Livia lanciò un’occhiata fugace all’edificio alla sua destra, che recava la scritta “MOZARTEUM”. “Dobbiamo riuscire a entrarci, Jòzsef!”, esclamò allegra.
“Sì, ma lì c’è scritto Universität Mozarteum, qualunque cosa significhi… e quella è una costruzione moderna. È nel palazzo antico della fondazione che dobbiamo intrufolarci… Me lo dici tutti i giorni ma finora non ci siamo riusciti!”, ribatté il bambino, impietoso.
Livia lo fulminò con lo sguardo. “lo so, lo so…Schwarzstraße 26…”, puntualizzò allegra, continuando a correre.
Una volta entrati, si fermarono a riprendere fiato, sedendo sul primo gradino dello scalone d’onore. Un’imponente scalinata in granito con un’elaborata balaustra decorata con numerosi putti si estendeva alle loro spalle e conduceva al piano superiore. Livia e Jòzsef rimasero in silenzio per qualche istante, in ascolto della musica che risuonava in tutto il palazzo. Si scambiarono una vivace occhiata d’intesa, poi si rialzarono e cominciarono a salire per le scale, facendo boccacce impertinenti ai visini altrettanto impertinenti dei putti. Entrarono nella sala di marmo, quasi trattenendo il respiro, per non far rumore. Jòzsef scivolò sul lucidissimo pavimento di marmo ma Livia gli evitò una caduta, con conseguenze rovinose per il suo violino, afferrandolo per un braccio. Un finestrone era aperto e la luce che vi entrava, illuminava le pareti del salone, affrescate in modo da riprendere le venature del marmo sul pavimento, e i loro stucchi dorati. Fuori s’intravedeva un folto albero le cui fronde, gentilmente mosse da una leggera brezza, producevano un suono fresco e argentino.
Quattro file di sedie bianche, imbottite e rivestite in tessuto di broccato rosso scuro, erano state disposte per il concerto che si sarebbe tenuto quella sera. Di fronte ai posti riservati al pubblico un ensemble di archi stava provando il quarto movimento del quintetto per archi n.3 in do maggiore, K515 di Mozart.
… (continua)
“Il giardino della musica”, copyright © 2017-2018 Simona Maria Corvese.

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