IL GIARDINO DELLA MUSICA – 1a puntata


Inizio oggi a pubblicare a puntate “Il giardino della musica”, un racconto autoconclusivo ambientato a Salisburgo.
“Il giardino della musica” è anche il prequel gratuito del mio romanzo “Sinfonia della Felicità – La storia di Roberto e Livia”.
Puoi scaricare l’anteprima gratuita del mio romanzo, qui:

Anteprima

Tutte le successive puntate di “Il giardino della musica” verranno pubblicate il GIOVEDI’ sulla mia pagina Facebook e sul mio blog, qui:
https://www.simonamariacorvese.it/category/il-giardino-della-musica/

Buona lettura e arrivederci a giovedì 19 luglio 2018.
Simona

Simona Maria Corvese
IL GIARDINO DELLA MUSICA
Il prequel di “Sinfonia della Felicità”

L’emozionante storia di due piccoli violinisti.

Questo racconto, adatto a un pubblico adulto ma anche a ragazzi, è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone, realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.
Immagine di copertina: Il giardino di Pegaso – Mirabell Park, Mirabell Palace, Salisburgo (Austria). Dipinto di Luise Begas Parmentier.
“Il giardino della musica”, copyright ©2017-2018 Simona Maria Corvese.
Salisburgo, primavera 2009

“Siete sicuri di essere fratello e sorella voi due?”, chiese l’uomo del baracchino di bibite e gelati che sostava tutti i giorni vicino all’entrata di Mirabell Palace. “La madonnina morettina e il cherubino biondo”, affermò con aria meditabonda, osservando i grandi occhi castani di Livia e quelli azzurri di Jòzsef. “Non vi assomigliate proprio per niente. Non vorrete darmi a credere magari che siete pure gemelli!”, li ammonì con fare severo “Ho ormai diverse primavere sulle spalle e non saranno certo due piccoli rom lautari a imbrogliarmi…”.
“No, le abbiamo appena detto che siamo sorella e fratello adottivi”, replicò spazientita Livia, rivolgendosi all’anziano commerciante “io ho 9 anni e lui 8”, spiegò, indicando Jòzsef.
L’uomo rise sotto i suoi folti baffi. Aveva capito benissimo quello che avevano raccontato i due bambini ma non ci poteva fare niente: quei piccoli musicisti di strada gli erano simpatici e si divertiva a stuzzicarli. Tutti i pomeriggi raggiungevano il castello di Mirabell dal centro di Salisburgo. Li portava lì lo zio, un rom sui quarant’anni. Li lasciava al cancello d’entrata e tornava a prenderli un paio d’ore dopo. Lo conosceva per sentito dire e pareva fosse un violinista che girava per tutta l’Austria con la sua orchestra sinfonica zigana: 50 violinisti rom lautari, la maggior parte dei quali virtuosi, che ammaliavano il pubblico con la loro irresistibile musica… e già, proprio irresistibile, perché quello dei rom lautari era un modo unico al mondo di suonare la musica classica. I loro avi avevano insegnato a suonare a due grandi compositori come Brahms e Liszt. A distanza di quasi due secoli lo zio dei bambini era in grado di eseguire brani di Liszt nel modo originario, molto differente dall’abituale interpretazione classica. Tutta la sua famiglia e lui erano depositari di quello stile originario che aveva ispirato il grande compositore e che avevano tramandato di padre in figlio.
Per quale motivo lasciasse lì da soli Livia e Jòzsef tutti i pomeriggi, rimaneva un mistero. Correvano voci maliziose che avesse un’amica, proprietaria di una delle ville di delizie nella zona e che le impartisse frequenti lezioni di musica… Gyorgy era un affascinante violinista… l’anziano commerciante non faticava a comprendere quanto fossero richieste le sue lezioni private da giovani donne aristocratiche.
Tutti i pomeriggi Livia e Jòzsef si avvicinavano al suo baracchino e ordinavano degli smoothies: ne andavano matti. Erano due bambini molto curiosi e disponibili a conoscere gusti nuovi: ogni giorno assaggiavano un frullato diverso che lui consigliava loro e poi esprimevano le loro impressioni in un modo buffo e spontaneo, tipico dei bambini.
Dopo aver fatto merenda andavano a giocare nel giardino di Pegaso, soffermandosi anche a suonare con i loro violini. “Ci esercitiamo tutti i giorni, mentre aspettiamo lo zio”, gli avevano spiegato. L’uomo aveva avuto modo di notare che suonavano in modo eccezionale, vista la loro tenera età… e non era l’unico a pensarlo, vista la folla di persone che si fermava ad ascoltarli ogni volta che si esibivano nel parco di palazzo Mirabell. Tutti li avevano soprannominati ‘i due piccoli violinisti di Mirabell’ e avevano libero accesso anche al palazzo, dove potevano unirsi gratuitamente alle visite culturali guidate, vista la loro condizione disagiata di nomadi itineranti. I bambini, senza volerlo, avevano attirato molti turisti, esibendo gratuitamente il loro talento. Non volendo incentivare in loro l’attività del manghel, l’elemosina che praticavano abitualmente i rom, l’amministrazione comunale aveva dato loro accesso libero e illimitato a tutte le attività culturali promosse da palazzo Mirabell. Anche le merende che consumavano quotidianamente nel parco erano offerte dal sindaco. Livia e Jòzsef avevano visitato tante volte quella nobile dimora e ne conoscevano tutti i segreti.
… (continua)
“Il giardino della musica”, copyright © 2017-2018 Simona Maria Corvese.

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