I CRITTOGRAMMI MOZARTIANI DEL FLAUTO MAGICO E QUELLI DI LIVIA E ROBERTO IN “SINFONIA DELLA FELICITÁ”.

I CRITTOGRAMMI MOZARTIANI DEL FLAUTO MAGICO E QUELLI DI LIVIA E ROBERTO IN “SINFONIA DELLA FELICITÁ”

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Mozart Zauberflote (originale autografo_Bibl Berlino Est)MOZART1

Nella mia dilogia di Sinfonia della Felicità, i due protagonisti, Livia e Roberto, parlano dei crittogrammi mozartiani nascosti nel Flauto magico.

A un certo punto della trama, in una situazione di emergenza, Livia avrà bisogno di mandare un messaggio segreto a Roberto e comunicherà con lui, ricorrendo a dei crittogrammi ispirati a quelli usati da Mozart nel Flauto Magico.

Avete mai sentito parlare di questi crittogrammi? No? Adesso vi racconto la storia: seguitemi!

Nella partitura autografa del Flauto Magico Wolfgang Amadeus Mozart ha nascosto un codice segreto. Sono crittogrammi contenuti nelle prime 17 battute dell’ Introduction, che svelano il nome del compositore: la firma è tra le note. Infatti la partitura autografa, custodita nella Staatsbibliothek, la biblioteca di Stato di Berlino est, reca nell’intestazione unicamente la scritta Ouverture, ma non il nome di Mozart.

In queste prime 17 battute Mozart assegna 129 note al primo violino e 87 al basso (le parti del primo violino e del basso erano quelle che Mozart scriveva per prime).

Considerando l’alfabeto tedesco in trasposizione numerica (con le dieresi ä, ö ed ü sciolte in ae, oe ed ue, come d’uso corrente  nelle lettere maiuscole), vale a dire:

A = 1, B = 2, C = 3, D = 4, E = 5, F = 6, G = 7, H = 8,

I/J = 9, K = 10, L = 11, M = 12, N = 13, O = 14, P = 15,

Q = 16, R = 17, S = 18, T = 19, U/V = 20, W = 21, X = 22,

Y = 23, Z = 24.

ecco la somma corrispondente alla parola «Zauberflöte»:

Z + A + U + B + E + R + F + L + O + E + T + E

24 + 1 + 20 + 2 + 5 + 17 + 6 + 11 + 14 + 5 + 19 + 5 = 129

ed ecco la somma corrispondente alla parola «Mozart»:

M + O + Z + A + R + T

12 + 14 + 24 + 1 + 17 + 19 = 87

L’equazione che ne consegue è sorprendente:

primo violino = 129 = Zauberflöte

basso = 87 = Mozart

Mozart creò in pratica dei crittogrammi che nascondevano informazioni sotto le note, in chiave alfabeticonumerica.

Ora guardate il conteggio delle note assegnate a tutti gli strumenti e rimarrete esterrefatti dalla quantità di messaggi nascosti tra le note:

violino primo = 129 = Zauberfloete

violino secondo = 56 146 = Compositeur

viola = 90

basso = 87 = Mozart

insieme degli archi = 362 = Neues Singspiel In Zwey Aufzuegen

(ossia: nuova commedia in musica in due atti)

oboi = 69

fagotti = 71 = Poeten (ossia: librettisti)

corni = 60 =

131 = Ludwig Gieseke

insieme dei fiati = 200 = Schikaneder Der Juengere (ossia: il giovane)

tutti = 562 = Wolfgang Amade’ Mozart, Kapellmeister In wirklichen k.k. Diensten

(ossia: W.A.M. maestro di cappella al servizio effettivo della corte imperial-regia)

Nota: tratto dal cap.5 del libro “Mozart membro di società segrete” scritto dal prof. Hans-Josef  Irmen dell’Università di Essen.

Foto: prima pagina della partitura autografa del Flauto Magico, custodita nella Staatsbibliothek, la biblioteca di Stato di Berlino est.

Ora, in esclusiva per le lettrici e i lettori, vi lascio dare una sbirciatina al secondo romanzo, dove si svela il mistero dei crittogrammi mozartiani de ”Il Flauto Magico”.

… “Ecco che cosa l’ha costretta a fare”, esclamò riferendosi a Gyorgy Varadi e alla visita che aveva fatto a Livia. Ora tutto gli era chiaro.

Dopo cena raggiunse Livia che si era ritirata in camera sua. La trovò sdraiata sul letto, rannicchiata su di un lato.

“Disturbo?”, chiese sulla soglia della porta. “Mai”, replicò la bambina.

Roberto si sentì confortato da quella risposta e, senza aggiungere altro, andò a sedersi alla piccola scrivania vicino al letto. Ruotò la sedia in modo da guardare nella direzione della bambina. Appoggiò l’avambraccio sul piano del tavolo e, con il polpastrello del dito indice, iniziò a tracciare piccoli disegni su quella superficie liscia. Si concentrò sul suo scarabocchio prima di iniziare a parlare.

“È da qualche giorno che non riusciamo a passare un po’ di tempo insieme e cominciano a mancarmi le nostre belle conversazioni”, le confidò pacato.

C’era una punta di tristezza nella sua voce ma lo sguardo era rassicurante. Livia gli rivolse un sorriso rimanendo nella sua posizione.

“Sei stanca?”

“Cercavo solo di rilassarmi un po’ ma non ci riesco”

“Capisco”, replicò prendendo tempo. “Senti Livia. So che in questi ultimi tempi hai delle preoccupazioni che ti affliggono e che ti è difficile parlarmene”

Livia lo guardò stupita e realizzò, dalla sua espressione, che aveva capito più cose di quanto lei avesse immaginato.

“So che ci sono delle situazioni in cui, per quanto ci si fidi di un amico, non si ha il coraggio di dirgli la verità, per paura ma mi piacerebbe raccontarti una storia vera ambientata nel nostro ambiente musicale”

Livia gli prestò molta attenzione.

“Tu conosci senz’altro Wolfgang Amadeus Mozart e suo padre Leopold” La bambina annuì.

“Bene, devi sapere che ai loro tempi vigeva la censura a Salisburgo, così tutta la famiglia Mozart, quando doveva comunicarsi qualcosa d’importante nelle lettere, utilizzava un sistema di crittogrammi”.

“Come facevano?”, chiese lei piena di curiosità

“Ad esempio, se Leopold voleva far sapere alla moglie che stava cercando un posto di lavoro meglio retribuito fuori da Salisburgo, utilizzava un crittogramma formato da cinque coppie di lettere. Sostituiva ogni lettera M con la lettera A, ogni lettera L con la lettera E , la F con la I, la S con la O, la H con la U e Salzburg diventava così Smezbhrg.”

“E con le altre lettere dell’alfabeto come facevano?”, lo incalzò la bambina intuendo i limiti di questo sistema.

“Adesso arriva il bello”, rispose Roberto. Pieno di entusiasmo per quanto stava per rivelare, accavallò una gamba e si staccò dallo schienale protendendosi verso la bambina. “Wolfgang aveva il pallino per i numeri e utilizzava un codice segreto che consisteva in una trasposizione numerica dell’alfabeto tedesco. A corrispondeva a 1, B a 2, C a 3 e così via ed aveva trovato il modo di mettere una firma occulta sulla partitura originale del Flauto Magico, senza scriverci esplicitamente il suo nome. Se guardi la prima pagina della partitura autografa, vedrai che Mozart aveva scritto solo Ouverture e la firma che vi è stata posta accanto non è la sua ”.

Livia, sentendo nominare il Flauto Magico, impallidì poi trovò la forza di dissimulare l’imbarazzo.

“Ho avuto modo di vedere una copia manoscritta che è qui a Milano ma non so dove sia l’originale”, rispose a voce bassa piena di vergogna per le menzogne che stava portando avanti da giorni.

“È custodito nella Biblioteca di Stato della ex Berlino Est ma è accessibile a tutti dal momento che il documento è disponibile in formato digitale. Avvicinati che te lo faccio vedere e ti svelo questo segreto”.

Avvicinati che te lo faccio vedere e ti svelo questo segreto”.

Livia si alzò a sedere sul letto facendosi più vicina alla scrivania, dove era aperto il pc portatile. Roberto andò sul sito della Biblioteca di Berlino e, aperto il documento, le fece vedere proprio la prima pagina dello spartito. “La chiave per decrittare tutto sta qui nell’esordio dell’ Introduction”, stampò le parti che andavano dalla prima fino alla battuta diciassette punto due.

“Le parti che Mozart componeva per prime erano di solito quelle del primo violino e del basso. Se conti insieme a me le note assegnate al primo violino, vedi che sono centoventinove, mentre quelle del basso sono ottantasette”.

Livia era attentissima, quasi non respirava.

“Adesso pensa alla parola Flauto Magico in tedesco, scritta senza la dieresi sulla o e prova a farne la trasposizione numerica”, le chiese per coinvolgerla in quel gioco quasi da detective e non farla stare sulle spine.

Livia prese un blocchetto per appunti che stava sulla scrivania e cominciò a scrivere in stampatello, scandendo il nome a voce alta.

“Z-A-U-B-E-R-F-L-O-E-T-E” …

… “Mio Dio, era proprio un genio”.

“Sì, su questo non ci sono dubbi”, rispose Roberto.

“Stiamo pensando alla stessa cosa adesso?”, le chiese riprendendo la parola. “Credo di si”, rispose lei avendo compreso cosa avevo voluto suggerirle con tutto quel discorso.

“Sai, nel periodo che David ed io abbiamo trascorso in orfanotrofio, quando volevamo dirci qualcosa da non far sapere agli altri ragazzi, usavamo questo sistema alfanumerico”, le spiegò “Il codice segreto di Mozart era stato scoperto da pochi anni e le persone che lo conoscevano erano poche. Nel mondo della musica classica questa notizia aveva avuto subito una vasta eco e noi ne eravamo venuti a conoscenza da un nostro professore di storia della musica al Conservatorio, che ce ne aveva parlato a lezione. L’idea era stata illuminante e ce ne eravamo appropriati subito”.

“Difficile resistere a un’idea così”, commentò la bambina.

Era davvero curioso come il Flauto Magico, che era stata l’origine di tutti i suoi problemi in quei giorni, ora le presentasse la via per la soluzione degli stessi. …

 

Perché “Il Flauto Magico di Mozart” è la causa dei problemi di Livia, la coprotagonista?

Perché Roberto, il protagonista maschile, suggerisce a Livia la storia dei crittogrammi de “Il Flauto Magico” come soluzione ai problemi della bambina?

Lo scoprirai nel secondo romanzo della dilogia di Sinfonia della Felicità!

Questo è solo un assaggio di ciò che scoprirai.

Un abbraccio, con il sincero augurio di una gratificante esperienza di lettura

Simona

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Simona Maria Corvese

Nata a Milano, collabora con la rivista “Confidenze” di Stile Italia Edizioni (ex Mondadori), scrivendo racconti di vita vera.

È anche autrice di romanzi di fiction per adulti. Con la casa editrice PubMe ha pubblicato la dilogia di Sinfonia della Felicità:

“Sinfonia della Felicità – La storia di Roberto e Livia” vol.1 – casa editrice PubMe, collana Little Black Dress (autunno 2020).

 “Sinfonia della Felicità – Una famiglia per noi” vol.2 – casa editrice PubMe, collana Human (primavera 2021).

Dopo la Laurea Specialistica in Giurisprudenza con il vecchio ordinamento e un Master post lauream in Gestione Risorse Umane, Selezione e Formazione (Cegos Italia – formazione aziendale e manageriale), ha lavorato per diversi anni negli uffici del personale di grandi multinazionali, maturando esperienze in tutti questi aspetti della gestione delle Risorse Umane.

È stata anche formatore in un Master Human Resources di Cegos.

Vive con la sua famiglia nell’Hinterland Milanese. Ha sviluppato un interesse personale per la letteratura dickensiana e quella di Edith Wharton ma anche per il ghost writing.

Sito: www.simonamariacorvese.it

Pagina Facebook: Simona Maria Corvese – autrice

 

 

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