I CODICI MINIATI MEDIEVALI, CHRISTINE DE PIZAN E LA MISTERIOSA ANASTASIA

I CODICI MINIATI MEDIEVALI, CHRISTINE DE PIZAN E LA MISTERIOSA ANASTASIA

Christine de Pizan è stata la prima scrittrice in assoluto a vivere della propria scrittura.

Fu scrittrice e imprenditrice, tra fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, alla corte di Francia, a Parigi. La sua è stata l’epoca del pieno sviluppo del commercio del libro miniato. Rimasta vedova a 25 anni, con tre figli, una madre anziana e una giovane nipote di cui occuparsi, fece la coraggiosa scelta di non risposarsi più e vivere della sua scrittura. Scrisse i suoi libri e si avvalse della collaborazione di bravissimi miniaturisti, copisti e rilegatori, costituendo un suo scriptorium, ossia un laboratorio per la produzione di libri, a Parigi.  Divenne così anche un’editrice.

Per salvaguardare la sua virtù e la sua immagine di donna seria, tenne sempre vicino a sé ( probabilmente anche nelle visite ai mecenati e committenti delle sue opere) la madre o la nipote. Per lo stesso motivo si avvalse anche della collaborazione di bravissime miniaturiste donne. I copisti e miniaturisti uomini, parigini, non godevano di una buona fama personale e per una donna non era consigliabile trovarsi in loro presenza da sola nello scriptorium. Forse per questo motivo Christine nel suo laboratorio si avvalse della collaborazione anche di donne. La presenza di entrambe i sessi salvava la sua reputazione.

Una di queste miniaturiste, particolarmente dotata, è Anastasia.

Non ti stupire, il lavoro di miniaturista era uno dei pochi cui avevano accesso le donne, soprattutto nel periodo in cui la produzione dei codici miniati era nel pieno della sua fioritura.

Jacques Le Goff, nel suo libro “L’uomo medievale”, ci dice che molti miniaturisti erano raffigurati anche negli stessi codici miniati, ripresi nell’atto di scrivere o decorare i libri. Questo testimonia l’importanza di tali lavori. Jacques Le Goff ci dice anche che il lavoro dei copisti era considerato più importante di quello dei miniaturisti. Questi ultimi avevano il compito di realizzare i disegni o le parti ornamentali senza possibilità di prendersi licenze artistiche: dovevano attenersi alle rigide indicazioni dei copisti.

Molte monache sono state copiste e miniaturiste di codici miniati. Tanto per citare due nomi a ricordo delle numerose monache dimenticate, abbiamo Ida di Léau, vissuta nel XIII secolo, manifestò il suo talento nel monastero cistercense di Rameige. Si distinse per la sua attenzione a copiare o correggere manoscritti. Anche la sorella Gertrud van dem Forst si distinse per la  sua bravura di copista: morì senza riuscire a portare a termine un’opera ma, su un foglio, ricevette una meravigliosa attestazione di stima dalle sue consorelle clarisse del monastero di Santa Chiara a Colonia in Germania. Un altro esempio della mano femminile è dato dalla badessa Herrad, che ebbe un ruolo importante nella realizzazione del ‘Hortus deliciarum – Giardino di delizie’, una delle più belle enciclopedie del Medioevo. Fu realizzato interamente dalle monache del monastero di Mont Sainte-Odile a Hohenbourg in Alsazia  (Tratto da “Vivere nel medioevo”, di Chiara Frugoni, capitolo sette, ‘monache intellettuali e artiste’).

Torniamo ora a Christine de Pizan e Anastasia, la nostra misteriosa miniaturista parigina.

Man mano che Christine de Pizan accrebbe la sua reputazione di scrittrice e di conseguenza le sue entrate, poté affidare la decorazione dei suoi libri ad artisti di più alto livello, che componevano il suo scriptorium. Questo aumentò il valore dei suoi libri e anche il loro costo. È il caso ad esempio di una raccolta delle sue opere commissionata subito dopo il 1405 dal Duca di Berry (grande estimatore e collezionista di libri miniati. Le opere miniate più preziose della sua collezione sono state “Les Très Riches Heures”) e acquisita nel 1408 o all’inizio del 1409.

Gli storici dell’arte tendevano a focalizzarsi sulle miniature nelle copie di presentazione (quelle autografe dell’autrice) e a prestare minore attenzione alle altre componenti decorative – frontespizi, bordi, iniziali decorate, segni di paragrafo.

Per Christine erano importanti anche queste, come chiarisce nel tributo che rende ad Anastasia.

Chi era Anastasia? Era una bravissima miniaturista parigina, specializzata in bordi decorativi e sfondi per miniature, alla quale Christine de Pizan commissionò le ‘vignetes’ (sono le decorazioni a tralci di vite). Christine dedicò uno splendido elogio ad Anastasia nella sua opera più famosa, “La città delle dame”:

“Di queste donne maestre nell’arte della pittura di cui hai parlato, ne conosco una oggi, di nome Anastaise, che padroneggia così bene la realizzazione dei rotoli di vite miniati nei libri e gli sfondi adornati di miniature , che non conosciamo a Parigi, dove sono i migliori miniatori del mondo, nessuno che la superi o che faccia più delicatamente di lei la decorazione floreale e le filigrane  e il cui lavoro è più costoso, qualunque sia il valore o prezzo del libro che gli viene chiesto di illuminare, per chi se lo può permettere. E lo so per esperienza perché ha realizzato per me dei rotoli di vite che sono considerati notevoli tra quelli dei migliori miniatori”.

Inès Villela-Petit ci dà indicazioni più precise.

«Allora cosa sappiamo di Anastaise? Si tratta di una contemporanea di Christine de Pizan, che aveva già lavorato per lei prima della stesura del Libro della Cité des Dames, quindi al più tardi prima dell’aprile 1405, e che praticava ancora a quella data (“Lo so oggi ‘hui’); appartiene alla professione specializzata dei miniatori ornamentali, il campo della sua arte è la vignettatura, vale a dire il fogliame dei bordi, senza dubbio anche le filigrane, e se necessario, il campo o sfondo decorativo delle immagini dipinte ( griglia, mosaico, fogliame …). Non si tratta qui di paesaggio prospettico come a volte abbiamo creduto, al contrario. L’ornamentista interviene nei limiti di uno spazio precedentemente delimitato dal disegno, che determina la composizione delle scene, e quindi il luogo del fondo decorativo. Un manoscritto incompiuto come la copia delle Grandes Chroniques conservata presso la British Library (ms. Royal CVII) mostra l’ordine in cui sono stati prodotti gli elementi costitutivi dell’immagine e quale sia la divisione del lavoro e la distribuzione dei compiti tra ornamentista e “Historian” all’interno della stessa immagine. Si eseguono prima le iniziali, la vignettatura e la cornice e questo è il lavoro dell’ornamentista, poi viene il disegno sottostante dell’immagine, da parte del pittore incaricato delle “storie”, quindi il fondo decorativo, compreso L’attribuzione all’una o all’altra, più difficile da determinare, non era necessariamente costante, infine il manoscritto tornava nelle mani del pittore o miniatore “storico” in modo che potesse mettere a colore i caratteri e gli elementi di paesaggio del disegno sottostante e completare così la realizzazione dei “racconti”».

«Secondo Christine, Anastaise sembra essere stata famosa per la sua arte ei prezzi che faceva pagare erano i più alti, ma non tali che l’autore non potesse usare i suoi servizi almeno una volta. A proposito, Christine, come abbiamo già sottolineato, qui indica ai suoi mecenati e ai primi lettori che la qualità dell’esecuzione dei manoscritti che ha offerto loro era di prim’ordine. Resta da identificare il manoscritto oi manoscritti che Anastaise ha decorato per lei in modo così straordinario. Gli indizi, ovviamente, sono esigui: abbiamo un ante quo terminus; una panoramica tipologica dell’arte di Anastaise (fogliame, filigrane, sfondi ornati) con questa precisione che avrebbe prodotto in modo più particolare per Christine delle vignette; un corpo di manoscritti che, oltre ai ben noti volumi illustrati, dovrà comprendere anche quelli privi di illustrazione ma comunque ornati; e l’idea di una particolare qualità di esecuzione, se ci si può fidare pienamente di Christine de Pizan nella sua valutazione elogiativa che non è lontana dalla difesa delle donne».

« Esaminiamo prima il primo manoscritto della Cité des Dames (Parigi, BnF fr. 24293, fol. 7), un manoscritto ornato appunto di vignette (fig. 2). Il testo su due colonne è incorniciato da aste che formano un dittico. La vignettatura disegnata con una penna in inchiostro nero reca esclusivamente fogliame d’oro, che è probabilmente più prezioso, almeno simbolicamente, rispetto alla tradizionale alternanza di foglie rosse e blu».

« Nonostante la mancanza di illustrazioni, questo decoro ben realizzato denota un manoscritto di qualità”.

Inès Villela-Petit ci fornisce indicazioni interessanti sulla struttura delle botteghe di miniatori nel 1400 a Parigi:

le botteghe dei miniatori parigini intorno al 1400 erano indubbiamente composte da due o tre persone al massimo, maestro compreso. … Nello scriptorium  era probabile che vi fosse un assistente stabile, probabilmente un membro della famiglia o la moglie stessa del maestro.

« Ma in altri casi, potrebbe essere una ornamentale indipendente e, se ci fidiamo dell’osservazione di Christine sul suo prezzo, sembra che abbia stipulato un contratto diretto con Anastaise, che avrebbe dovuto essere la regola per i manoscritti privi di immagini. Che siano o meno nelle mani del miniatore, le raccolte lavorate della raccolta di Parigi (BnF, fr. 12779) sembrano abbastanza omogenee, mentre le storie sono divise tra due diversi maestri . Questo è indubbiamente un indizio per l’intervento di un artista ornamentale».

Questi sfondi sono dipinti con colori vivaci, rosso, arancione, rosa o blu e riempiti con fogliame arancione o rosso, o talvolta con una griglia. I motivi utilizzati non sono dello stesso tipo delle filigrane in questo manoscritto. L’ornamentista sembra così padroneggiare vari modi di espressione: lettere in parte filigranate, rametti di vite, sfondi di fogliame, che si adattano alle esigenze.

Se i primi manoscritti di Christine erano decorati preferibilmente nel modo con filigrane, la maggior parte, e tutti quelli successivi al 1402, seguono un’altra festa decorativa: la vignettatura. Anche il sistema di vignette decorative non è una novità. Dall’inizio del XIV secolo era di uso comune sia a Parigi che ad Avignone. Sono essenzialmente rotoli frondosi che germogliano dalle iniziali e serpeggiano attraverso i bordi come una pianta rampicante, più rampicante della Virginia o edera che vite, anche se alcuni manoscritti ad Avignone li decorano con grappoli d’uva.

Si trovano molte varianti, sia nella forma delle foglie, nell’aggiunta di fiori o cimette, uccelli, draghi o grottesche. Sono associate anche due tipologie di viti, quella che io chiamo vignettatura su filo, perché ricorda la filigrana, è disegnata con una penna di una o due righe di inchiostro nero e decorata con foglia d’oro e viticci e cerchi dorati alle intersezioni ; l’altra, la vignettatura sul fusto, con foglie dipinte alternativamente di blu e rosso rosato. 

È senza dubbio tra questi che dobbiamo cercare l’opera di Anastaise, perché è esplicitamente citata da Christine per aver prodotto vignette nei suoi manoscritti.

Tuttavia, il corpus di manoscritti cristiniani con vignette mostra notevoli disparità, sia nella disposizione della decorazione che nella sua qualità, che rivelano mani diverse. Christine non ci dice che Anastaise era l’unica. L’elogio che dà alla sua luminosità ci consente, tuttavia, di escludere le vignette meno attente come quella del Libro dei difetti di Carlo V, BnF, fr. 5025, per conservare solo quelle di qualità.

Ne “La Città delle Dame” Christine De Pizan parla di una società dove per “Dame” si intendono donne nobili di spirito, non di sangue.

Christine era rimasta sgradevolmente colpita dal modo in cui le donne venivano viste nella sua società e in particolare a corte. Attraverso il suo libro volle parlare proprio di questo a corte, esponendo il suo punto di vista. Ecco cosa disse Christine a proposito di quanto si diceva a corte:

«Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline a ogni tipo di vizio» Christine De Pizan.

“La città delle Dame” fu la sua risposta ma anche nel precedente “Epistre au Dieu d’Amours” Christine  condanna chi usando l’amore inganna e diffama le donne.

I frontespizi e i bordi decorativi nel manoscritto per il libro del Duca di Berry, sono più precisi ed elaborati di quelli nei primi manoscritti autografi di Christine. Sono stati disegnati e decorati da Anastasia? Non lo sapremo mai.

(tratto da: ‘Christine and the Manuscript Tradition’, di James Laidla, in “Christine de Pizan – 34 Garland Medieval Casebooks”).

Christine conosceva i gusti aristocratici e conosceva bene la biblioteca reale, “dove [Carlo V] aveva tutte le opere più straordinarie compilate da grandi autori, sia delle Sacre Scritture, o teologia, o le scienze, tutte molto ben scritte e riccamente decorate “(Carlo V 240). Ha commentato che la biblioteca di Jean, Duca di Berry, conteneva “un maggior numero di romanzi e poesie” (Buettner Profane 75). Nell’Europa medievale, i libri erano considerati opere d’arte, un lusso ammirato, e prima del marketing di massa, la loro distribuzione veniva effettuata tramite scambio di doni  e / o acquisti e commissioni come regali. In due casi rappresentativi, Christine ha coltivato nobili alleanze presentando copie di Fortune’s Transformation, prodotte dal maestro Epître, “a un mecenate molto importante, Jean, Duca di Berry” (Koninklijke Bibliotheek 1), e, come un regalo di Capodanno, al Signore di Borgogna (Christine de Pizan, Carlo V 233). Le opere di Christine erano ambite dai reali e dai ricchi mentre lei ricordava loro i loro doveri: un atto di equilibrio.

 

Nello spirito dell’intelligenza e del patrocinio delle donne, Christine presentò le sue opere raccolte alla regina Isabeau di Francia tra il 1410 e il 1415. Questa collezione, ora trovata nella British Library e catalogata come il manoscritto Harley 4431, detto “The Book of Queen”, fu seguita dalla successiva Cité des Dames  e non contiene nessuno dei trattati politici di Christine .

(La città delle Dame)

Questo manoscritto splendidamente decorato vanta l’unico esempio di un frontespizio di presentazione costituito esclusivamente da donne  e, come affermato in precedenza da Hindman, è completamente trascritto da Christine. Questo documento è di gran lunga l’esempio meglio illuminato delle opere sopravvissute di Christine; gli sfondi sono complicati ed esatti , mentre i bordi intricati e simmetrici contengono più della semplice foglia trilobata . Abbiamo finalmente scoperto Anastasia come la creatrice dei magnifici confini e sfondi di questo manoscritto?

(The Book of Queen)

Un’autrice donna che cerca di pubblicare (trascrivere e illuminare) e distribuire i suoi testi troverebbe difficile contrattare con i laboratori prevalentemente maschili, soprattutto alla luce della loro bassa reputazione. Tuttavia, se Anastasia (o qualche altra artista donna) lavorasse nella bottega di un maestro, occuperebbe la posizione perfetta per fare da intermediario tra Christine e i maestri di quelle strutture, consentendo così la produzione delle opere di Christine e proteggendo la sua casta reputazione. Inoltre le donne erano pagate meno di tutte le figure lavorative maschili che componevano uno scriptorium.

Milliard Meiss, l’autorità riconosciuta dell’illuminazione dei manoscritti francesi del XV secolo afferma che Anastasia non era una maestra, ma “abile in … specialità subordinate piuttosto che nella pittura delle” storie “stesse”

(CHRISTINE de PIZAN: An Illuminated Voice By Doré Ripley, ©2004-19)

Nota storica: Nel Medioevo le donne potevano far parte di corporazioni, dette anche gilde. Verso la fine del Medioevo gli ambiti lavorativi delle donne furono ristretti sempre più. Con l’inizio del Rinascimento (1400) alle donne fu fatto divieto di entrare a far parte di corporazioni/gilde.

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