GRANDEZZA È TENDERE UNA MANO IN SILENZIO

GRANDEZZA È TENDERE UNA MANO IN SILENZIO

Storia vera di due grandi persone, raccontata da Simona Maria Corvese

Dedicata a Franco Ghisetti e alla Contessa Crespi

Nel periodo delle feste accade sovente di ricordare persone care della famiglia che non sono più con noi, provando inevitabilmente nostalgia.

Ieri parlavo con un’amica di uno dei miei ultimi racconti, “Messaggi di speranza”, che tocca diversi temi: la malattia (tumore), l’amicizia, la speranza nel futuro che gli amici possono dare e il concetto di alto profilo di una persona, inteso come grandezza di una persona. La protagonista della storia è convinta che la grandezza di una persona non si misuri in scalate professionali. Per lei la grandezza non tocca vette, bensì profondità dell’animo.

Il significato è che “grande” è chi ti tende una mano in silenzio, non chi suona la fanfara di un effimero successo. Il coprotagonista maschile le tenderà la mano in silenzio, dimostrando così la sua grandezza di essere umano.

La storia di cui parlo oggi è vera ed è il ricordo della grande persona che fu Franco Ghisetti, cugino della mia nonna materna. Fu un imprenditore di successo e condusse con sicurezza le redini di una piccola casa editrice milanese, la Ghisetti e Corvi, fondata da suo padre due anni prima di morire.

Il ricordo non riguarda però il brillante imprenditore che fu, bensì il grande uomo che fu.

La sorte non gli diede figli ma questo non gl’impedì di essere padre per molti ragazzi. Pagò infatti personalmente interi percorsi di studi a ragazzi meritevoli della sua zona di provenienza. Grazie alla sua generosità diversi giovani di talento, privi di possibilità economiche, poterono far sbocciare il loro talento e costruire il loro futuro con le loro stesse mani.

Quando narro questo episodio a conoscenti, non amici, non mancano mai i maligni: “Ah, sì, gli imprenditori le fanno queste cose… perché così non ci pagano le tasse…”.

Francamente non so come funzionino queste cose ma posso affermare con sicurezza che non po’ esserci affermazione più falsa sul conto di questo mio parente. Franco pagò gli studi a giovani di talento di tasca sua: da privato a privato. Come avrebbero fatto i loro padri, se avessero avuto la possibilità economica di farlo.

Non fu mai padre perché lui e sua moglie non generarono mai figli. Tuttavia fu padre nel senso più nobile in cui lo si possa essere: tendendo una mano, in silenzio, nel momento del bisogno.

Si dice che quando si fa del bene, arriva poi il momento nella vita in cui quel bene torna indietro. In questo caso le cose andarono esattamente così.

Negli anni della sua vecchiaia Franco fu colpito da un ictus che lo lasciò paralizzato e incapace di parlare. Si rese necessario trovare velocemente un luogo adatto a prestargli le cure di cui necessitava. Mio padre s’interessò personalmente e, grazie all’interessamento della Contessa Crespi, fu trovata la struttura più adatta a prestare assistenza a Franco. Struttura dove visse serenamente gli ultimi giorni della sua vita.

Non ho mai conosciuto personalmente la splendida benefattrice che fu quella donna e non ne conosco il nome perché mio padre non lo ricorda. So che se dovessi incontrarla un giorno, vorrei stringerle personalmente la mano e ringraziarla… perché lei fu il bene che era tornato indietro a un uomo che nella sua vita aveva fatto del bene.

La storia finisce qui ma il significato che trasmette, attraverso l’agire dei suoi due attori, Franco e la Contessa Crespi, non perirà mai: GRANDEZZA È TENDERE UNA MANO IN SILENZIO ed è solo quando tendi quella mano che il cerchio della tua vita è veramente completo.

“Grandezza è tendere una mano in silenzio”, copyright © 2020 Simona Maria Corvese.

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