DICKENS, SCRITTORE SOCIAL, UN AMICO PER I SUOI LETTORI.

DICKENS, SCRITTORE SOCIAL, UN AMICO PER I SUOI LETTORI.

Da grande estimatrice di Dickens, quale sono, mi sono sempre interessata all’intenso rapporto che Charles Dickens ebbe con il suo pubblico.

Venne percepito dai suoi lettori come un amico con il quale si ha familiarità e fu proprio Dickens a volere questo tipo di rapporto con loro. Ne sentì il bisogno, lo volle e, a sua volta, si rivolse loro “con la tenerezza di un amico”.

Molti lettori sentirono la necessità di scrivergli, non solo per suggerirgli come far evolvere le trame dei suoi romanzi, ma anche per esternargli confidenze su loro cose private.

Dickens fu instancabile nel rispondere a coloro che gli scrivevano lettere private, aprendosi con lui come con un amico.

Come facesse a trovare il tempo per scrivere romanzi, gestire una rivista periodica a uscita settimanale, gestire un rifugio per donne cadute da reintegrare nella società e continuare a rispondere alle missive private dei lettori è un mistero… ma mi conferma la grandezza di Dickens:

grande come romanziere, grande come comunicatore e creatore di una community che ha precorso i tempi.

Dickens ha amato il suo pubblico e voluto questo tipo di rapporto con il suo pubblico, senza mai deluderlo.

Per me Dickens si conferma un grande maestro e spero, un giorno, di riuscire anch’io a costruire un così bel rapporto con i miei lettori.

Nel post troverete un affascinante viaggio nel mondo di Dickens e del suo pubblico.

Buona lettura, se volete

Simona

Il presente post, nato dalla mia inesauribile curiosità su Dickens, vuole essere una sintesi che indaga sul rapporto intimo tra Dickens e il suo pubblico. Le fonti cui ho attinto sono:

“Sketches by Boz. Illustrative of Every-day life and every-day people”, dall’introduzione di Laura Bartoli al volume III “Amori Londinesi”.

Un estratto da un articolo di Italo Calvino, tratto dal suo saggio del 1970 “Il romanzo come spettacolo”, che evidenzia il rapporto tra Dickens e i lettori.

 

“Nella prefazione di Nicholas Nickleby, Mackenzie ricorda che «l’autore di una performance periodica» crea un legame speciale con il suo pubblico, al quale si rapporta con la «tenerezza di un amico». Facendo leva sul contatto costante con i propri lettori assicurato dal formato seriale, Dickens riuscì a creare quella che oggi definiremmo una vera e propria community di appassionati. … In molti sentivano il bisogno di scrivergli, di condividere le proprie impressioni e aprirsi alle confessioni più intime e personali e Dickens aveva imparato ad ascoltare, interpretare, capire. Era senz’altro questa una forma primordiale ma per nulla superficiale di ricerca di mercato: Dickens analizzava e studiava il proprio target e intavolava una comunicazione bilaterale tipica dell’era digitale, aprendosi una via d’accesso privilegiata alle case e ai cuori di migliaia di lettori. È proprio questo il legame profondo sancito dal suo giornale settimanale lanciato nel 1850 per cui Dickens scelse il nome Household Words (lit. Parole di Famiglia), uno strumento per entrare in ‟innumerevoli caseˮ con la speranza di «essere il compagno e amico di molte migliaia di persone di entrambe i sessi e di tutte le età e condizioni». …” . Introduzione di Laura Bartoli a “Sketches by Boz. Illustrative of Every-day life and every-day people”, volume III “Amori Londinesi”.

 

Nella fase finale della sua produzione letteraria, Dickens diede il via a letture teatrali dei suoi romanzi (riduzioni teatrali di essi), con la formula del one man show. Forte della community che aveva creato con le sue riviste settimanali e della familiarità che aveva creato con il pubblico, lo invitava, durante i readings, a partecipare attivamente. Chiedeva loro di non preoccuparsi di interromperlo e di immaginare di essere insieme a lui nel salotto di casa o davanti al camino.

L’intimità creata con le riviste settimanali “Household Words” (Parole di Famiglia) e “All the year round – La storia delle nostre vite anno per anno” (Titolo scelto da Dickens e tratto dall’Otello di Shakespeare), si rinnovava anche durante i readings.

Fu lo stesso Dickens a favorire “Un sentimento amichevole, cordiale, senza restrizioni” (Charles Dickens).

Dickens volle essere considerato dai lettori non solo uno scrittore ma soprattutto un amico, come quelli che si frequentano da lungo tempo.

Una conferma di questo viene data anche da Italo Calvino nel saggio “Il romanzo come spettacolo”, del 1970.

“… Le lettere che i lettori delle dispense scrivevano a Dickens perché non lasciasse morire un personaggio, erano il prodotto non d’una confusione tra finzione e realtà, ma della passione del gioco, dell’antico gioco tra chi narra e chi ascolta, che esige la presenza fisica d’un pubblico che intervenga a far da coro, quasi provocato dalla voce del narratore.

Questo carattere di spettacolo collettivo la narrazione ha continuato a portarselo con sé anche dopo secoli che essa non era più recitazione di favoleggiatori o cantastorie, ma oggetto di una lettura solitaria e silenziosa. Possiamo dire che s’è perso in epoca relativamente recente e forse è ancora presto per dire se si tratta d’un tramonto definitivo o d’un’eclisse temporanea”. Italo Calvino

Termina qui il mio viaggio nel mondo di Dickens e del suo pubblico. Per me è stato un viaggio affascinante, che mi ha fatto scoprire un rapporto tanto intenso quanto raro tra un grande scrittore e il suo pubblico.

Spero che questo viaggio abbia affascinato anche voi.

Alla prossima

Simona

 

 

 

  •  
    130
    Shares
  • 130
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento da Facebook

Leave A Response

* Denotes Required Field