ATTENDERÒ QUEL CHE DEVO ATTENDERE PER FAR MIO IL TUO CUORE

NON BADO A QUANTO DOVRÒ ATTENDERE PER FAR MIO IL TUO CUORE

Brano tratto dal romanzo “Il giardino di Étienne”, in lavorazione. © 2017

In questa scena i protagonisti della storia nel presente, Étienne e Cristina, incontrano la storia dei protagonisti del  flash back, Chris ed Anne.

Étienne consegna a Cristina il memoir di Chris, affinché lei possa conoscere la sua storia.

“Grazie, Étienne. Considero un onore poter leggere la storia privata della tua famiglia ma… permettimi una domanda. Perché desideri che io conosca la storia di queste due persone?”, chiede giustamente Cristina.

Scopriamolo insieme.

… … …

Il racconto di Cristina era stato talmente potente e totalizzante da impedire a lei ed Étienne di continuare a lavorare quel pomeriggio. Troppe emozioni da elaborare per riuscire a concentrarsi sui progetti della Lefebvre Hostels.

“A volte è necessario fermarsi a riflettere per portare avanti un lavoro ben fatto”, affermò Étienne alzandosi e andando a spegnere il computer  portatile appoggiato su un elegante tavolo del salotto. “Grazie per le tue preziose parole, Cristina. Sei stata coraggiosa a raccontarmi la tua storia con tanta sincerità e sono certo che sarà di grande aiuto per i nostri nuovi progetti. Non ti spiace se riprendiamo questo lavoro domani, vero?”.

Cristina si trovò d’accordo con Étienne. Aveva bisogno anche lei di prendere distanza da ciò che aveva rivissuto raccontandolo.

Quella sera, avendo interrotto prima la loro attività, si unirono alle piccole Eléna e Martine, che furono contentissime della loro presenza a pranzo.

Terminato quel felice momento di convivialità riscaldato dall’allegria delle bambine, Étienne e Cristina si ritirarono in biblioteca per prendere il caffè.

Cristina ne fu stupita: non era mai accaduto prima che Étienne bevesse il caffè in biblioteca.

Un cameriere portò un vassoio con le due tazzine di caffè e lo zucchero, appoggiandolo poi sul tavolino posto tra le due poltrone in pelle dagli schienali alti, dove erano seduti Étienne e Cristina.

La ragazza stava ammirando l’eleganza di quell’antica biblioteca con boiserie e controsoffitto, in stile classico, che conteneva moltissimi libri dalle copertine in pelle marrone, rossiccia, verde, decorate con scritte dorate.

“Sì, contiene anche volumi antichi e preziosi. Ci sono persino prime edizioni di grandi classici”, affermò Étienne ridacchiando. Ciò che Cristina stava pensando le si leggeva chiaramente in volto.

“Tu mi leggi nel pensiero, oppure il mio volto non ha segreti per te”, rispose lei sorridendo e sporgendosi verso il tavolino a prendere la sua tazzina di caffè. Ne bevve un po’, poi la riappoggiò sul piattino. Non aveva molto voglia di prendere un caffè quella sera. Rifiutarlo sarebbe stata una scortesia nei confronti di Étienne anche perché aveva capito che la bevanda era stata solamente un pretesto per parlarle di qualcosa che presto avrebbe scoperto. Avrebbe avuto a che fare con i libri o con la Lefebvre Hostels? Avrebbe avuto a che vedere con il lavoro di cui avevano parlato quel pomeriggio? Moriva dalla curiosità di scoprirlo.

Cristina notò che Étienne non aveva minimamente toccato il suo caffè. Stava seduto sulla poltrona con le lunghe gambe accavallate e le braccia appoggiate ai braccioli. La studiava, serio, ma i suoi occhi ridevano. Probabilmente l’idea di prolungare l’attesa e giocare con la sua curiosità lo divertiva. Se questo era il suo obiettivo, lo aveva raggiunto con successo.  Con le dita di una mano tamburellava impaziente poi si alzò di scatto. “Vieni con me”, la invitò sorridente, prendendola per mano con slancio “Voglio farti vedere una cosa”.

Étienne la condusse verso una scaffalatura della libreria ed estrasse un libricino dall’aspetto poco appariscente, persino modesto rispetto agli altri volumi che gli stavano accanto.

Report of Edith Wharton’s War Charities in France – American Hostels for Refugees in Paris and Children of Flanders Rescue Committee”, lesse ad alta voce Cristina.

“Ne hai mai sentito parlare?”, le chiese lui con gentilezza, in piedi accanto a lei.

“Ho letto diversi romanzi di questa autrice  americana ma non conoscevo il suo impegno sociale e neppure questo report”, rispose Cristina avvicinandosi al libretto che Étienne teneva tra le mani.

Étienne le spiegò che … …

… …

Cristina annuì.  “È una copia originale del report?”, chiese guardando il libro con la curiosità di scoprirne il contenuto.

Étienne sorrise, contento di aver suscitato il suo interesse. “Sì, è una copia originale del 1917 ma non è l’unica cosa che vorrei farti leggere”. Nel dire così, consegnò il report a Cristina, poi voltò le spalle alla libreria e si mosse verso un antico scrittoio, a un angolo della biblioteca. Aprì un cassetto ed estrasse una chiave, con la quale aprì un altro cassetto. Vi estrasse un diario in pelle rossiccia, sulla quale erano impresse, a rilievo, delle iniziali. Erano molte pagine, al punto da lasciare il dubbio che fosse un libro, se non fosse stato per il fatto che non aveva un titolo, bensì delle iniziali sul frontespizio.

Cristina, che aveva seguito Étienne, cercò di decifrarle: “C.L.”, disse incerta.

Lui annuì, sorridendole, come per confermare: “Chris Lefebvre. È il memoir del nonno di mio padre. Fu medico e lavorò per due ospedali degli American Hostels, a Groslay e ad Arromanches, durante la Grande Guerra”.

Gli occhi di Cristina si riempirono di stupore e ammirazione. Aveva davanti a lei pagine di storia, scritte da chi l’aveva vissuta in prima persona.

Étienne appoggiò il memoir sul piano dello scrittoio e lo fece scivolare nella direzione di Cristina. “Vorrei che tu conoscessi Chris ed Anne. La loro è una parte importante della storia della famiglia che mi ha adottato. Leggi per primo il report degli American Hostels: ti sarà più facile comprendere il periodo storico in cui Chris ed Anne hanno vissuto e le difficoltà che hanno attraversato”.

Cristina lo ringraziò, emozionata. “Grazie, Étienne. Considero un onore poter leggere la storia privata della tua famiglia ma… permettimi una domanda. Perché desideri che io conosca la storia di queste due persone?”, chiese, accarezzando con le dita le iniziali in rilievo sulla copertina.

“Perché anche loro, come noi, hanno affrontato difficoltà e momenti drammatici. Il loro amore, però, è stato più forte di tutto. La Lefebvre Hostels è nata dal sogno di Chris. La cosa più importante che ho imparato da Chris, leggendo la sua storia, è la capacità di saper attendere, di non aver fretta. Soprattutto se si tratta di trovare il vero amore”. Nel dire questo con molta sincerità, Étienne indugiò con lo sguardo negli occhi di Cristina, più a lungo del normale.

“Quindi anche tu attenderai, senza fretta…”, chiese Cristina in cerca di conferme e al tempo stesso lusingata dalle parole di Étienne. “… come Chris?” e gli rivolse un sorriso dolcissimo.

– Quando ti ho conosciuta, ho capito subito che eri la donna giusta per me e non bado a quanto dovrò attendere per far mio il tuo cuore. È quello che Chris ha detto ad Anne, quando l’ha conosciuta ma è esattamente ciò che penso anch’io, Cristina”. Le rispose, divertito, rassicurandola.

Cristina, sorpresa dalla franchezza di Étienne, abbassò lo sguardo lasciando trapelare un velo di timidezza, poi tornò a ricambiare il sorriso, affascinata da quella dichiarazione. Era troppo emozionata in quel momento e non riusciva a credere che quelle meravigliose parole fossero state rivolte a lei.

Tratto da “Il giardino di Étienne”, copyright © 2017, Simona Maria Corvese. In lavorazione.

 

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